martedì 18 ottobre 2011

Indice

Da dove cominciare?
Comincio dall'indice.
Troppo tempo è passato, troppi eventi accaduti.
Fare l'indice della vita?
semplicemente un razionalizzazione degli eventi, un arginamento narrativo ai pensieri, una presa di coscienza che ha bisogno di parole.
1. Estate
2. Colpi di scena
3. Trasferimenti
4. Belvedere sull'universo

1. Estate bella, Portogallo ruvido e decadente, il mio cuore azzurro e bianco come una ceramica...c'è un veliero che salpa, prende il largo, l'azzurro intenso disegna onde tumide. Parto dentro all'Oceano...
Estate: vedo i colori della mia terra. Verde mare come il cuore, perché il cuore, perdonatemi, sarebbe disposto ad abdicare al suo rosso se solo vedesse, se solo scoprisse quel verde. Verde cuore. Io che amo il rosso. Rosso verde cuore del mare della mia isola, mare verde del cuore del mio desiderio. Abbracci e affetti semplici, complessi, ma primordiali, ci sono e basta.
Estate/ammiccamenti. Conversazioni notturne a perdita di parola, e stelle stelle stelle cadenti su cieli neri neri, immensi, e parole che promettono stelle e stelle che illumiano parole. Silenzi di luglio e d'agosto. L'estate tace con più sapienza dell'inverno, carnosa di domande e tepori, ha grilli e fari da far parlare.
2. Colpi di scena. Perché quando tutto coincide e l'equazione è all'ultimo passaggio, è lì che tutto si anagramma. Pensavi Al e invece è La pensavi destino e invece è chissà che cosa: la vita anagramma anche in lingue straniere, dunque...ma una soluzione c'è comunque e anche se i conti non tornano risolvi lo stesso.
3. Trasefrimenti. Quando dai ascolto alla tua ragione, ti fidi delle cose che vedi, e rischi, ti poni un obiettivo e non ti lasci spaventare, decisa, tutto il resto si costruisce da sé, né chilometri né chissà quali altre difficoltà ad ostacolarti...e tutto è immensamente più tuo, e scopri di voler faticare perché lo sia sempre e sempre di più...
4. E quando sei nella scena perché hai capito che là è il tuo posto, a far da protagonista nella tua vita, tua, e per tutti, capisci dove vuoi andare, il cielo ti rischiara il cielo e vedi la direzione che vuoi: uscita universo, sempre dritto.
E il tuo corridoio, la tua strada che ti conduce è la più bella che t'aspettavi e la più bella da amare, non è l'universo, ma te lo mostra...e non puoi fare che amarlo, e non puoi fare che chiedere di amarlo.
Indice, segue prefazione...

martedì 6 settembre 2011

Miracoli

Chiedete e vi sarà dato...
...così è...

domenica 4 settembre 2011

Canzone d'autunno


Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle,
ma il mio sentiero si perde
nell'anima della nebbia.
La luce mi spezza le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell'idea.
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l'arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell'anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell'ombra
o nella luce di chi le pensa.
La neve cade dalle rose,
ma quella dell'anima resta
e l'artiglio degli anni
ne fa un sudario.
Si scioglierà la neve
quando moriremo?
O ci sarà altra neve
e altre rose più perfette?
Scenderà la pace su di noi
come c'insegna Cristo?
O non sarà mai possibile
la soluzione del problema?
E se l'amore c'inganna?
Chi animerà la nostra vita
se il crepuscolo ci sprofonda
nella vera scienza
del Bene che forse non esiste
e del Male che batte vicino?
Se la speranza si spegne
e ricomincia Babele
che torcia illuminerà
le strade della Terra?
Se l'azzurro è un sogno,
che ne sarà dell'innocenza?
Che ne sarà del cuore
se l'Amore non ha frecce?
Se la morte è la morte,
che ne sarà dei poeti
e delle cose addormentate
che più nessuno ricorda?
O sole della speranza!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle
e tutte le rose sono
bianche come la mia pena.
(F. Garcia Lorca)

martedì 30 agosto 2011

Le cose che ci sono

Cammino nella notte di Bologna ancora dormiente per un agosto ormai alla fine, ancora poca gente in giro, il torpore del caldo, i portici sgombri e belli. La loro prospettiva ritorna ad accarezzarmi arco dopo arco come un'immensa strada tracciata e certa. I colori delle case sono vividi, le travi di legno impongono il loro colore scuro con fascino. Qua e là qualche finestra aperta e stanze illuminate su vite diversissime, fioche luci, o bagliori televisivi che tremolano fin fuori alla strada. Passeggio per sgombrare la mente, via verso la prima proiezione cinematografica che troverò. Passeggio e mi colpiscono le cose che ci sono. Mi colpisce tutto, il caseggiato, la storia che l'ha prodotto, i colori, la sterminata teoria dei portici dentro cui cammino. Le cose ci sono, da anni immemori, ci sono! Un senso di positività guarisce il fastidio dell'anima. Un senso di serenità e protezione mi avvolge. Se le cose ci sono, cosa temere?

Certificato di esistenza in vita

Ma un mondo in cui è necessario certificare l'esistenza, che mondo è? D'altro canto dimentico che è stato il fiore della filosofia moderna a decretare la necessità del certificato di esistenza in vita, poiché di tutto si deve dubitare, anche di te che mi stai davanti e mi parli. La burocrazia sostituisce le evidenze della mente e del corpo, parlano i registri, io non entro nel merito. Se esisti dimostramelo!

lunedì 29 agosto 2011

Digiuno

Scrollarsi di dosso i bisogni, cercare di eluderli o acutizzarli in qualche modo, mi fa guardare meglio al mio sentimento di nudità esistenziale, al mio dolore incomprensibile. Digiunare è un dono a me e un dono all'altro, perché da ogni sacrificio immolante si producano frutti di grazie e perché affrontare il dolore con anima penitenziale ti ricongiunge col mondo proprio nel momento stesso in cui ti "misticizza". Perché digiunare è sentire il proprio corpo mille volte di più che mangiando, affrontare il vuoto corporale è chiarire il groviglio mentale, illuminare ciò che ingombra il cuore, e ciò che c'è di essenziale.
E' imparare una povertà che in questo momento è l'unica mia ricchezza, perché così come non ho prodotto niente di ciò che mi è accaduto come potrei pensare di poter cambiare qualcosa nel mondo o negli altri, da me? ...tutto solo per grazia liberamente data, per grazia liberamente supplicata. digiuno....supplico.

Rose bianche

Sono tre. Sopra la libreria, tre rose bianche, perfette nel loro essere tre e nel loro essere rose. Sono un pegno. Una promessa senza volto, a cui verrà dato volto. Ne ho certezza. Nel momento del travaglio, nel giorno della sospensione, loro sono lì a ricordo di una domanda fatta e di una risposta ricevuta. Loro mi parlano di serenità, nel momento del contorcimento, loro ricordano la possibilità che qualcosa di improbabile o impossibile si avveri.
Forse i giorni saranno tre come le rose, come i giorni del sepolcro. Ma adesso è ancora sabato. E le rose arrivano solo di domenica.

Determinatezza

Scegliere è la cosa peggiore che ci sia: ci sono molti tipi di dolore, scegliere è uno di questi. Dolore che sgomenta, perché in nessun posto c'è scritta la risposta, tranne che in noi. Scegliere è io puro. Quando si sceglie ci si trova ad altalenare tra il bianco e il nero, tra la notte e il giorno, tra il sì e il no, tra chiome bionde o chiome rosse, tra occhi marroni o occhi verdi, tra comunicare e non comunicare, ma finché non si è deciso niente ci appartiene, soprattutto la pace, niente possiamo sfiorare, finché non raccoglieremo la nostra determinatezza e con dolore imboccheremo la nostra strada. Si sceglie talvolta tra due cose o tra tre o tra quattro, altre si sceglie e basta, e io scelgo, e capisco i mille intendimenti che in un sol giorno prima sono luminosi e poi subito oscuri, ma voglio aspettare non subire l'altalena. Aspettare e fare silenzio e giocare la mia determinazione.

domenica 21 agosto 2011

L'idiota

Mi pare di intuire in forma aurorale che cosa significhi essere flagellati e stare a guardare. Occorre essere idioti; è l'unica salvezza, perché le nostre logiche sono stolte ad ogni modo. Il massimo della saggezza è l'idiozia, esporsi a corpo nudo a tutto; perché la verità è un dono di sé, non appena un cerchio tondo, un teorema ben dimostrato. Far finta di non capire e sudare angoscia in mezzo agli ulivi, ho visto questo nella mia storia. La bellezza che è flagello, la verità che è passione, una strada a forma di croce.

Marta

Affaccendarsi, predisporre tutto nel minimo dettaglio, alleviare fatiche, ORGANIZZARE. E poi, non guardarsi negli occhi, non addolcire la voce, non carezzare l'umana attesa, non sentire empatia. Perché mentre la cucina va, mentre si risponde al da fare della vita, la vita fugge via e lo Sposo rimane solo. E la tavola è imbandita perfettamente, il pavimento profuma di pulito, e il convitato? Muore come chi non si sente amato dentro una stanza perfettamente allestita per lui...

martedì 16 agosto 2011

Ama come se non ti avessero mai ferito...

"Ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno".
Il più gran dono è il perdono...scoperto quello hai scoperto tutto.

Morte e luna

Perché la morte non corrisponde a quella luna che vedo. Lascio malato il nostro amico su un letto d'ospedale, gli occhi smarriti di hi fatica a confrontarsi col mistero del passaggio che verrà, l'animo che cerca di tenersi sollevato ma è afflitto comunque. Siamo senza parole, come spesso accade, ma dentro una preghiera nasce d'impeto, il tuo smarrimento troverà braccia misericordiose. Esco affranta come sempre in questi casi, affranta come sono ora, e davanti a me vedo la luna piena nella trasparenza ancora del giorno, nel momento del suo massimo grandeggiare. Vorrei trasportare il suo letto di malato fuori dall'ospedale, metterlo lì davanti alla luna. Vorrei morire così, con quella contraddizione che si chiama bellezza in faccia, con quella promessa che fa a pugni con la paura e trapassare così senza piegare il capo al niente, senza pensare che il meglio è passato.

Radiografie e travi

Quale amore resisterà alla radiografia dell'anima, quale delicatezza reggerà alla sozzura degli intenti...quale sensibilità rimarrà pura intravedendo il male vegetante. Quale misericordia avrà pietà della mia trave? La Tua.
Ma questa melma sostanziale, questa polvere innalzata ad essere, questo essere mio angelico e frale, questo riconoscersi come fango plasmato e vivificato dal Soffio, è la palma della vittoria. E' l'evidenza di un Amore stellare.

Arcobalena

Sentirti compitare. Sentire la tua voce correre intenta e seria, mentre mi spezza il cuore. O la tua trasparenza nel correre a raccogliere un grappolo d'uva e presto darcelo, felice. O l'entusiasmo nel vedersi. Dove siamo finiti noi? Dove siamo noi, così come tu sei? Dov'è la nostra infanzia capace d'amare, dov'è il regno celeste aperto ai piccoli e a loro soltanto?

Gettare via la mela

E' possibile. Mio rude cuore, mia rude anima, mia mente gretta. E' possibile. Fango, ma anche speranza. Indifferenza, ma anche amore. Pigrizia, ma anche volontà. E' possibile ascendere, trasumanarsi. Sì, comincio a crederlo, nella stessa misura proporzionale in cui mi scopro niente. Strano: lo svelarsi del mio niente, mi mostra la mia (nostra) infinita possibilità di innalzarmi. Dal nulla del niente, ne viene fuori il seme della possibilità, il desiderio di ascendere, il desiderio di inginocchiarmi all'infinito, di spezzare me stessa, di gettare via la mela.

giovedì 11 agosto 2011

Diario di un travaglio, o dello stupore

Non scrivo da quasi un mese, ho sorvolato come si sorvola un segreto amato. Per non schiacciare ricchi eventi dentro parole troppo povere. Sovrabbondanze dentro scatole di latta.
Ora però qualcosa verrà fuori dal gorgo che mi girandola nello stomaco. Ci sono travagli necessari, non sai come né in fondo perché, ma capisci che servono a sceglierti, a non subire la vita.
Ogni sì, ogni unione, ogni colore che decidiamo di indossare per la nostra indole, ogni sorriso che disegniamo o neghiamo al nostro volto, sono una scelta. Ma non si sceglie mai tra due elementi, nè fra tre, nè fra quattro; si sceglie e basta, in assoluto; un sì, non è l'alternativa del no. Un sì è una vita altra; un no è tutt'altra vita.
C'è una lunga quaresima per ogni amore. C'è un deserto e una tentazione per ogni resurrezione. Una passione che patisce per capire qual è il vero paradigma dell'affetto. E come ci si potrebbe abbandonare se non a chi ha scelto di passare in mezzo al fuoco e ne è uscito corroborato; e come si potrebbe promettere qualcosa se non ci si è provati a piangere e sostenere il pianto con dignità e costanza. E come ci si potrebbe abbandonare ad un abbraccio duraturo se non ci si è scorti a cercare con pertinacia la gioia. La gioia, quella che non è sentimento, che non è incontro fugace, che non è tentativo.

giovedì 4 agosto 2011

Felici, ora

Non aspettare di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.
Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.
Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.
(Madre Teresa di Calcutta)

Viva i tuffi

Correre è meglio che star seduti, allungare la mano e presentarsi a qualcuno è meglio che star zitti in disparte, rischiare è vivere. Avere paura è come credere solo nella morte. Ma io non credo solo nella morte. Ascoltare qualcuno e uscire fuori di sè è meglio che guardarsi solo allo specchio. Scegliere, incamminarsi a destra o a sinistra è decidere di dare forma a sé stessi, dipingere ogni giorno il proprio volto come lo si vuole.
Viva i tuffi, anche quando si ha paura, anche quando l'acqua è alta, anche quando tutto sembra assurdo e più di tutto saltare. Rischiare è vivere, è decidere di usare la ragione.
Viva i tuffi, perché in fondo chi "ci separerà dall'Amore"? Solitudine, spada? Cosa temere? Sofferenza, rifiuto, dolore?...
Non è un tavolo di poker la vita, rischiare è più che un'impeto di adrenalina, è decidere mente e cuore, istinto e intelligenza, è ogni giorno spogliarsi e guardandosi tutti interi decidere di sorridere, di assecondare intuizioni, di ipotizzare costruzioni, di mettersi mano nella mano con qualcuno e mettere a fuoco il mondo.
Viva i tuffi. Saltando qualcosa si chiarirà.

mercoledì 6 luglio 2011

...ad un'occasione persa

"Ogni volta che ti vedo, penso ad un'occasione persa". E' vero.
ma perché non mi decido a far rompere le acque...A lasciar scorrere ciò che so far scorrere e a imparare a porgere cio che tengo chiuso? Perché non aprire finalmente le mie menzogne e le mie verità?...

Laboratori di incontri

Incontri di laboratori. Suoni ad un campanello, ti accomodi, fai la tua richiesta, tutto comincia in salita, un dubbio nello sguardo, una perplessità disegnata in volto, un prezzo alto, e poi comincia a srotolarsi la parola, la passione, il racconto. Una fluida sequenza di domande, di desiderio chiaro o no, chi lo sa, di incontrarsi; di scambiarsi qualcosa, sé stessi, quello che si ha in comune e ciò che non si ha, ciò che non si sa. E così visiti uno spazio, ingombro di vita che crea e ti ritrovi a visitare una storia, un pensiero, un cuore. Laboratorio di incontri o incontri di laboratorio. Gli incontri sono come i gioielli..un po' si creano dal nulla, un po' ci fatichi sopra.

martedì 5 luglio 2011

Vicini/lontani

Essere all'apice dell'unità e sentirsi allontanare. Questo è il piacere che mi concedo. Piangere è la mia attività coinvolgente.

lunedì 4 luglio 2011

Tempo ordinario


Il tempo del dolore è viola; colore tagliente, per niente dialogante; netto. Il colore straordinario è rosso, il martirio, l'amore e la passione; il colore della gioia è bianco, la luce sempre rinascente, dialogo e parole trasparenti, metafisiche e fisiche. Il colore dell'ordinario è verde; speranza. Perché nell'ordinario, nei giorni semplici che si susseguono a giorni semplici, c'è bisogno di sperare, di bucare la monotonia, di sempre soffiare sul cuore che languisce desideri di vita infiammata: l'entusiasmo dello spirito, la forza della carne, la certezza della mente, la fantasia della creatività, l'immaginazione dell'anima, l'ardore del cuore, l'amore di tutto sè. Sperare nel tempo ordinario, perché tutti i colori della vita -viola, bianco, rosso- possano entrare in ogni istante e nascere come arcobaleno sulle pianure bagnate dell'ordinaria malinconia.

domenica 26 giugno 2011

Il corpo di Dio

Fa un certo effetto, parlare del corpo di dio. Scrivo tutto in minuscolo volutamente. Come dire la barba rossa di dio, oppure il mento sporgente, oppure l'occhio marrone e lucente di dio, o ancora le dita affusolate e calde di dio, le spalle possenti, la schiena lunga; il torace largo; le guance scavate di dio, oppure i capelli riccioli di dio, o li aveva lisci? le lentiggini di dio? i palestinesi le hanno? o l'incarnato olivastro di dio, o ancora le cosce muscolose e le ginocchia tornite di dio, i piedi callosi di dio, avrà camminato molto a piedi; i peli ascellari di dio e quelli sulle gambe...fa un certo effetto, ma mi fa compagnia. Guardarsi allo specchio con dio, schiaccarsi un punto nero, il sole in Palestina picchia e ne produce a valanghe, mettersi a sedere dopo una lunga camminata, togliersi i sandali, massaggiarsi i piedi, pulirseli con le mani, farli respirare, guardasi negli occhi e nella corporeità rinascere. Sentire fame, mangiare pomodorini e pesce arrostito, era un buongustaio, mica carne di montone...e poi avere voglia di abbracciarlo, lui figlio dell'uomo. E abbracciandolo rinascere. Peché quel corpo di dio è corpo d'uomo, ma è corpo eterno. Perché quel corpo di dio è come gli altri corpi, suda come gli altri corpi, ha odori come gli altri corpi, ha zone ruvide e lisce come gli altri corpi, ma è diverso dagli altri. Verrà il giorno in cui te ne ciberai, chissà come (lo sa solo dio) e cibandotene diverrai come lui, uomo e dio, mortale ed eterno e sarà come quando il pane è sfornato di fresco, come quando mesci il miglior vino uscito fuori da botti di rovere e sei in ottima compagnia, sarà festa e gioia in eterno.

Così come sono


Così come sono...creatura. Ho imparato molto in questi ultimi giorni. Guardarsi con pietà e amore. Gli altri fanno di me un pozzo senza fondo, un mare infinito e io sguazzo negli acquitrini della misura.
Smetterla di ragionare more geometrico; basta col soppesare i grammi e le forme di me stessa con le possibilità di amore. Ho bisogno di essere creatura. E io sono creatura. Germogliante in infinite possibilità di amore.

Parentesi di sguardi


Quegli attimi...mentre bevi, parli, tieni banco con più persone attorno ad un tavolo, o in strada tra i discorsi ignari. Mentre spingi la normalità e l'indifferenza al massimo perché niente appaia. Mentre ti estranei, ma guardi intensamente lì dove vorresti poggiare il cuore e la testa. Mentre sorseggi il tuo vino di buon aroma e vorresti annusare quella pelle e giurargli qualcosa, non sai cosa fuorché te stessa. Quegli attimi...mentre nessuno immagina, se non uno starsi vicini blandamente. Quegli attimi, che durano solo attimi, big bangs,in cui rallenti la mente, fermi la parola, taci l'ascolto, e mi guardi, poggiando i tuoi occhi sui miei, e non scivolano via, fermi, esplodono su di me uno sguardo germogliante, uno sguardo come una beatitudine di un momento. Perché un attimo "intero di Beatitudine...è forse poco per colmare tutta la vita" di una persona..?

...Neanche lontanamente paragonabile...

...Che durezza quelle parole. La verità è tagliente. L'amore non è un'equazione. E l'equazione per ora non è m=m. Partirò ogni giorno da quelle parole, per assaggiare la terra, per sapere, cioè gustare e capire, che sono niente, innalzato all'essere da altro.

venerdì 3 giugno 2011

...più riposante che dormire...

...guardare qualcuno a cui si vuole bene mentre dorme è più riposante che dormire. Come si può sostenere un'intera vita anche essendo disposti a donare in cambio la propria. Mi sembra di non potercela fare. Guardo il tuo viso che è volto alla stanchezza, quasi deformato rispetto al solito e mi sembra di essere dinnanzi ad un abisso. Come è possibile che l'amore si sobbarchi tanto e possa pensare di farcela. Il tempo, la malattia, le fatiche, le gioie incomprese, le inquietudini, le speranze, come potrei pensare di prendere su di me tutto e rimanere viva?
Correggo: come potrei pensare di non prendere su di me tutto ciò e dirmi viva?
...guardarti mentre dormi è più riposante che dormire.

N.B. C'è qualcosa che dura per sempre.

mercoledì 1 giugno 2011

Ti ho desiderato

Ti ho desiderato come la carne sola può desiderare; fibra per fibra, senza evanescenze, senza sottomissioni alcoliche, solo spinte che dalla superficie sommuovono solo ciò che è nel profondo. Desiderare è uno choc. Purissimo, persistente come certo vino buono. E alla madre Speranza chiedo: "si può desiderare così senza essere lascivi; senza essere effimeri; si può desiderare così senza ricevere un pegno, senza preservare il proprio nido, di corpo e spirito, se non solo per lui. Si può ricevere un'evidenza fisica, senza desiderare mentalmente un'unità superiore; si può non percepire quel desiderio fisico come un'elezione?".
Ti ho desiderato divenendo fuoco, ti ho desiderato divenendo mare, anima salsa che corrode sé di struggimento, ti ho desiderato come stella, divenendo luce nel desiderio, ti ho desiderato come vento, divenendo tormenta a me stessa, ti ho desiderato come freccia che scocca via veloce e sibila di forza e potenza. Ti ho desiderato. Ed è sconvolgente.

lunedì 2 maggio 2011

JPII

Una vita compiuta, una vita vissuta intensamente perché illuminata dall'Amore. La forza di accettare tutto come dono e di ridonarsi al tutto, la tenerezza di amare la sofferenza, il buio nell'uomo, i territori inesplorati delle solitudini, il realismo di affrontare tutto guardando fatti e mistero,l'ironia della giovantù in ogni sua età, di chi non invecchia e può sempre sorridere, il coraggio di non gettare la spugna perché siamo nelle mani di un Altro: una vita compiuta, nient'altro da aggiungere. Che cosa c'è di più desiderabile? Vieni in mio soccorso, fai spuntare il sole, come ieri, quando ti abbiamo chiamato col tuo nome: beato. Dammi la tua stessa redenzione, e beatitudine, dammi l'Amore.

sabato 16 aprile 2011

Armonia e discordia

"E' armonia nelle onde marine,
nelle furiose dispute degli elementi.
Melodiosa musica, il fruscio
scorre tra i fluttuanti giunchi.

In tutto è un ordine inviolabile,
e piena consonanza è nel creato;
solo nell'illusoria libertà
ci sentiamo divisi da natura.

Di dove, come è nata la discordia?
Perché nel coro universale l'anima
non canta come il mare, e il giunco
pensante mormora, protesta?

E dalla terra alle estreme stelle
non ha risposta fino ad oggi
il clamore della voce nel deserto,
il lamento dell'anima braccata?" (F. Tjutcev).

sabato 9 aprile 2011

Liquidi preziosi

Si può seminare in un campo o dentro una busta di plastica. Noi abbiamo deciso di seminare dentro alla plastica. Non vedremo mai i fiori, perché non li vogliamo è evidente. Si può lasciare l'essenza più preziosa in giro per sbaglio e pentirsene amaramente, si può lasciarla in giro per sbaglio e contemplarla come si contempla la scissione dell'uomo, delle sue azioni impazzite; ...e dentro di me constato la gioia e la finta verità di qualcosa che potrebbe essere tutt'altro. Carne che gioisce per la carne, spirito che gioisce anch'essa per la carne, e spirito che contempla la carne buttata via tra gli scarti del pranzo. Milioni di possibilità di vita e d'amore giacciono ora accanto a bucce d'arance che non emettono più i loro profumi arancioni...liquidi preziosi...immagine di come possiamo trattare la vita...ammazzarla, calpestarla, togliere ogni possibilità allo stupore, dare via qualcosa di nostro senza donarlo, buttarlo via e buttare via anche un po' di noi...

domenica 3 aprile 2011

La propria vita come un'opera d'arte

Creare. Cesellare. Faticare. Spendere entusiasmo e forze. Amare la Bellezza e lasciarsi ispirare da essa. Non trovare alibi. Accettare molto, tranne ciò che come veleno corrode la considerazione di sé e della vita. Sporcarsi le mani, non risparmiarsi. Essere umili e guardare ovunque per trarre vita e fuoco. Tutto contemplare. Alimentarsi di resurrezione, perché l'arte permane e così la vita. Faticare tanto, non farsi vincere dagli stati d'animo. Innalzarsi a Dio vivendo terrenamente tutto; non dimenticarsi delle stelle, ammirare, osservare, guardare e vedere. Imparare il martirio, se servisse. Amare.

Grazie KW.

mercoledì 30 marzo 2011

Scacchiera 10

Centinaia di volti, di chilometri battuti, di paesi conosciuti, esperienze inatesse, mondi nuovi, eppure semplificando sembrerebbe tutto uguale; sono nata un'altra volta in verità e seppure certe pedine debbano ancora compiere lo scacco matto, questa scacchiera dieci che bel gioco è stato, non solo bianca o nera, come te l'aspetti, non come da regolamento, mai...
Sono nata due volte, un'altra me c'è ora qui, e lo squilibrio, il bilico, la mossa che attendi da te e dall'altro è forse la cosa più preziosa, più snervante, certo, ma è ciò che non ti fa fermare, accomodare e spegnere la luce. Il gioco va, lo immaginavi in un modo e invece...fai delle scelte in base a ciò che hai davanti, a ciò che pensi, senti, usi intelligenza, cuore, strategie, ma poi davanti hai sempre una x, la tua X, chissà che cosa verrà dopo; mossa sbagliata mossa giusta? E' la tua mossa, basta non guardarsi troppo indietro, ma rimettere sempre tutto in gioco, divertirsi, sperare e star pronti in attesa della prossima mossa...la realtà gioca, e tu devi essere pronta a rispondere. Ho da esser lieta...

martedì 29 marzo 2011

Il mio Giappone

Non riesco a non pensare al Giappone; i chilometri di distanza non annullano il dramma, non costituiscono un bastevole motivo di dimenticanza e indifferenza. C'è chi al mattino si sveglia in un qualche posto del mondo e scopre di essere incinta dopo anni di attesa e di una femmina, dono del cielo, pensa, grida, lo annuncia dalla bellezza del suo volto; e qualche altro già incinta in Giappone, mentre cullava nella mente i propri progetti di maternità, si alza al mattino in mezzo ad un paese distrutto e dentro ad una tragedia nucleare. Porta in grembo una creatura esposta prima di nascere alla morte...chissà come nascerà, chissà che dramma la madre coltiverà in seno.
Il mattino non regala a tutti le stesse cose. Per questo l'uomo ha ricercato il comunismo. Perché la natura sempre discrimina, la Provvidenza anche, o almeno così pare. Esistono allora due vasi colmi di bene e male, che lasciano ricadere a caso il loro contenuto sugli uomini destinati all'amarezza? Così i Greci pensavano. Ma noi? Ma io? Guardavo M. oggi mentre mi annunciava l'arrivo della sua bambina, e pensavo al Giappone, pensavo alle mamme con gli occhi a mandorla vicine a quel dannato reattore nucleare. Pensavo alla data di oggi, a mille cose insieme e la domanda tornava insistente: "A cosa credere"? Mi dico, per cercare di rispondere, non è importante come l'uomo muoia, è che muore e basta, e questa evidenza, anche se talora ce la scordiamo, non è appena il Giappone che ce la ricorda...eppure il Giappone ce la rammenta violentemente, moriamo: con un terremoto, con un maremoto, a volte per un colpo di sonno, altre per una semplice caduta, altre per qualcosa che si sposta nel nostro corpo, per un piccolo accumulo di grasso e talvolta di noia. Moriamo, il resto conta poco, quindi le tragedie macroscopiche che ci soffocano attorno non spostano di una virgola il problema, dobbiamo guardare in faccia la morte e porci quella domanda. Se penso così, rispondo credo, credo nella Provvidenza, credo che niente finisca. Che ci sia una potenza latente che prima o poi si manifesta nella vita di ognuno, come misericordia che accarezza. Forse come si vive, quello che si riceve, è un piccolo accidente, poca cosa rispetto al dono definitivo della vita, gli altri sono solo progetti, desideri, che vanno vengono, che dimentichiamo, che sopprimiamo angosciosamente talvolta, ma niente di più. Certo l'efferatezza di certe immagini, la creatività del male, le infinite sfumature del dolore, fanno urlare che è ingiusto, ma il nulla lo è di più. Non ci sono spiegazioni, né veloci né lente. E la mattina non porta a tutti le stesse cose. Affannarsi? Forse l'unica arma è prendere in mano la nostra libertà e vivere intensamente il reale.

lunedì 28 marzo 2011

Danze e veglie

La potenza della ragione non va mai slegata dalla potenza dell'amore. Se anche il passero ha il proprio nido e i capelli del capo sono contati ad uno ad uno e hanno la loro unicità, forse non dovremmo permettere a nessuno di trattarci con l'indifferenza di chi non ha coscienza di ciò; e noi stessi non dovremmo trattare nessuno se non con questa evidenza capace di suggerire al cuore grandi commozioni. Carezze e danze, speranze e stelle, questa è la vita che ci meritiamo; l'eterno a portata di mano, l'eterno percepibile oltre il limite. Veglia e turbamento, questo ci meritiamo: sentinelle di guardia al nostro cuore, perché niente lo faccia smarrire, ed esso si serbi come la cosa più preziosa; danze e veglie nella notte, è questa la vita che intuisco. Danze perché la vita non può essere oppressione, veglie perché ciò che si ama si custodisce.

Follia nucleare

In cambio di cosa offriremmo la nostra vita? In cambio di una qualche tecnologia? O in cambio di un certo benessere progrediente o di bollette meno care? O per mantenere in vita il nostro sciagurato consumo di energia? Dire sì al nucleare è dire sì a un baratto i cui termini dello scambio sono sbilanciati all'eccesso. La natura è già così piena di imponderabili, che alimentarne di permanenti con le nostre mani è solo ed esclusivamente follia. Un terremoto, un maremoto, un qualsiasi disastro per mano di natura ha i caratteri della reversibilità, le tragedie nucleari invece permangono, invisibili e sostanziali, condannano senza distruggere, tolgono lo spazio a qualsiasi futuro, anche alla possibilità del dolore che sa reagire e ricostruire, che trova le forze per ripartire da zero. Col nucleare, in Giappone e ovunque, da cosa si ripartirà, e cosa si ricostruirà, se la maledizione è nell'aria, e dall'aria investe tutto? E poi è una menzogna che non ci siano alternative, l'ultima notizia è di un esperimento bolognese sulla fusione a freddo, e chissà quante altre strade ci sarebbero se si investisse...ma no ma no mentiamo anche su questo, sulla vita intera, malediciamoci nei secoli dei secoli.

domenica 27 marzo 2011

Domenica

Domenica...il sacro trascolora tra le pieghe del riposo, il riposo lascia spazio ai pensieri e il tempo sgombero presenta la propria festività. Il mio cuore non è domenicale, perché la domenica è una dichiarazione, è un atto formalizzato di festa a cui tu non puoi partecipare, antica anima leopardiana, è un oracolo troppo tagliente perché tu lo possa abbracciare.
Domenica...non bastano i borghi, non bastano i rubini che ti brillano attorno al collo, non basta niente...la domenica è un'attestazione di spoliazione, uno specchio gigante di quello che già sai e che la fatica della settimana a volte copre. Uno specchio gigante davanti a cui sei nuda.

sabato 26 marzo 2011

Centimetri

Alle volte è solo questione di centimetri, di piccoli, insignificanti centimetri perché qualcosa risulti fuori posto, inadatto, inaccettabile, brutto, inutilizzabile, e ognuno cerchi i propri aggettivi. Solo questione di centimetri perché quel sandalo ti calzi, o quell'anello superbo entri o non caschi giù. Solo questione di centimetri, perché tu possa giocare oppure no, solo pochi centimetri, talvolta solo uno, perché qualcuno possa iscriversi nel circolo della tua vita e tu possa fare lo stesso.

Perché la misura fosse colma


"Perché la misura fosse colma..." è per questo che oggi mi sento così? E' quasi una necessità della storia, questo mio sentire la misura colma? E' l'intero destino che grava su di me, necessario come la morte, morte esso stesso? Questa pietra che rotola sulla botola del mio dolore e la chiude, è il mio venerdì del flagello? Non appena mio, mio del tutto completamente, ma percorso universale, strada obbligata. La misura è colma, il calice pieno, bevuto; ma la misura è colma per chiunque, e io non è detto che sia la ladrona buona, e che domani decida di imparare dalle mie stoltezze, che decida di seminare, invece che arraffare, di carezzare invece che di ubriacarmi, di parlare invece che di blandire.

venerdì 25 marzo 2011

Datemi aria variopinta, stalinisti

Devo ricordarmi che una delle cose peggiori nella vita è non sforare mai dalle proprie idee; è non riuscire a concepire qualcosa oltre il proprio schema. Oggi lo stalinismo mi ha soffocata, devo ricordarmene quando ascolterò chiunque. Ho bisogno di aria variopinta per favore...di linee contorte, di figure irregolari, di poligoni dai lati imprevedibili, di chimere se ciò servisse a inondare gli stagni della mente, se servisse a dare sbocchi galattici, o semplicemente terrestri, alle brodaglie che non vogliono traboccare al di là delle colonne d'Ercole. Aria, aria non monocromatica, non ostinatamente stalinista, non perniciosamente nota...

giovedì 24 marzo 2011

Ascoltate


Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire forse che a qualcuno servono,
che qualcuno desidera che esse siano,
che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E, forzando
le bufere di polvere del meriggio,
si spinge fino a Dio,
teme d'essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
implora
- ha bisogno di una stella! -
giura
che non può sopportare questo martirio senza stelle!
E poi
cammina inquieto,
fa finta d'esser calmo.
Dice a qualcuno:
"Allora, adesso, stai meglio?
Non hai paura?
No?!".
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire forse che a qualcuno servono,
che è indispensabile
che ogni sera
sopra i tetti
risplenda almeno una stella? (V. Majakovskij).

Sentire

Il mio sentimento è infinitamente meno interessante di ciò che amo, il mio sentimento è meno sostanziale di ciò che amo, il mio sentimento è pura scintilla che passa, ciò che amo è datità, è sostanza, è essere è vitalità che procede, il mio sentimento è sensazione momentanea (di giorni, settimane mesi o anni, che importa), il mio sentimento è morbo e fascino, ciò che amo E', anche quando dormo, e non sento, anche quando sto male e non sento, anche quando sta male e non sente, anche quando scompare ai miei occhi...anche quando non vuoi o puoi vedere, anche quando non capisci. Il mio sentimento è l'imbeccata del reale che dice guarda, poi il suggerimento va via e...ciò che hai guardato rimane, anche quando volgi lo sguardo, anche quando hai fame e sete e devi andare.
Il mio sentimento non è conoscenza, ciò che amo è conoscenza, sapere, saputo, sapiente...che dà sapore. Il mio sentimento non è conoscenza, il mio amore sì. Ami ciò che conosci, non ciò che senti.

mercoledì 23 marzo 2011

Le strade attorte della bellezza

Quando guardo le linee dei monti, le increspature talora argentate talaltra dorate del mare, la curva di certe ciglia, le mandorle (occidentali) entro cui sono contenuti sguardi magnetici colorati di smeraldo, quando osservo certe mani, familiari, provo uno stupore primordiale: nessun girasole impazzito di luce su una tela, o nessuna sera al cafè de nuit, con esplosioni di stelle a forma di fiori, potrebbe provocarmene in egual misura.
Eppure quando osservo certe altre linee l'unico pensiero è che Dio disegni male; ha un album con gli studi non riusciti, quello degli abbozzi, e poi ogni tanto, da qualche abbozzo trae guizzi per qualche grande ciclo pittorico. Non voglio essere blasfema, è che ogni tanto il carboncino si consuma, i colori mancano, la mano si fa stanca, non senza una ragione, non senza uno scopo, e la linea attorta viene tratteggiata, tratta, tratta all'essere. E pare poco? No, per niente, sarà una linea attorta ma esiste, e l'arzigogolo dovrà accettarlo, dovrà trovare la sua armonia, il suo modo per essere montagna e mare e curva e smeraldo. Dovrà cercare la propria via alla bellezza.

venerdì 11 marzo 2011

Comignoli

Piccoli mazzetti di fiori, soldatini in file digradanti disposti da mani di bambini saliti sui tetti a rincorrersi. Una sensazione di calore domestico tra le eleganze sofisticate dei tetti transalpini, guardi e ti ricordi le tele dipinte da pittori squattrinati per i vicoli parigini. Voluttà di pensieri, di rimandi a vicoli che sanno di pane caldo, brulicanti di vita, a palazzi non immobilizzati nella loro bellezza lucida e inaccessibile. Accessibili, come tutti i camini, accessibili, da un fumo che parte dall'interno e vuole gridare al cielo, che si tinge di rosa nell'ora del tramonto, che ogni casa è intimità che cerca il mondo. E' la torta all'arancia preparata per il tuo bambino, il pesce fresco fatto al forno per il tuo uomo, il petalo di rosa bruciato in uno scatto di dolore, l'odore della tua pelle, davanti al fuoco, che cerca calore.

sabato 5 marzo 2011

"Chiamami ancora amore"


..."chiamami ancora amore"...sempre...come un bimbo che cerca le braccia della madre, come un bambino col dito rivolto al cielo verso le morbidezze cangianti delle nuvole, come un ragazzo che assapora la prima malinconia davanti al mare immenso, come un uomo che scopre la disperazione, come tutti; come l'Uomo che vive e sogna e spera, e soffre e non capisce, come chi si sente di fallire, come una donna forte che piange, come chi vuole piangere e non riesce, come chi cerca un petto largo e amante su cui appoggiarsi per un solo istante, come chi vorrebbe valere più delle cose...come per tutti loro, la mia notte è piena di domande, piena di un solo bisogno umano...

...grazie mamy.

martedì 1 marzo 2011

Violenza

...mercenari...
non solo i ventenni africani che sparano in Libia sono gli omicidi, tutti lo siamo, tutti quelli che stritolano la persona come fosse un oggetto, che la calpestano senza una parola, brandendo violenza e rabbia dinnanzi a chi non usa armi. Violenza...solo questo rimane?

...sposare tu ke spari...

venerdì 25 febbraio 2011

Compagnia

...quando non servono le strategie, ma serve la compagnia...perché sempre la vita ci graverà sulle spalle con una sua qualche bizzarra vituperazione, con una qualche bizzarra delusione...ma la compagnia stessa, la voglia di lottare sono il raggio che contraddice la contraddizione...

martedì 22 febbraio 2011

Un altro anno

E' passato un altro anno da quando te ne sei andato...e tutto è come prima, e tutto è intatto; nessuna crepa sulle pareti che mi hai aiutato a costruire, nessuna infiltrazione; solo pioggia battente, che presto si asciuga. Ritorna e poi si asciuga ancora. E' passato un altro anno e ho voglia di correre come prima, di conoscere, di dar fiducia alla vita, di guardarla in faccia; forse sono più fragile, per molti versi, ma la tua fortezza, quella che mi hai insegnata, è lì, pronta a non cedere...perché nel fondo del mio cuore tu sei rimasto con i tuoi occhi a parlarmi di terra e cielo, vero, evidente, vivo, ebbro di vita. E tutto è vero, profondamente, meravigliosamente vero. Tu, non farmelo scordare, e dammi grazie umane perché io non ceda sotto il peso della vita, scordando la bellezza che ti ha ferito, e che voglio mi ferisca sempre. Chiedi per me, e in questo momento in cui il cuore è come battigia sul lembo del mare, fai arrivare la luce del barchigno a cui sempre mi volgevi lo sguardo.

lunedì 21 febbraio 2011

My daddy's tomatoes

...saranno i più buoni del mondo...ti vedo mentre lanci con mano concava i semi dei tuoi irrinunciabili frutti estivi, mentre fecondi il ventre della terra, mentre passeggi per il campo rivoltato di fresco che nereggiante offre la sua intimità più scura alle lame del tuo lavoro...ti sento mentre passeggi nella mia mente...e vorrei tanto dirti che ti voglio bene. E vorrei tanto starti a guardare lì per sempre, nel tuo passeggiare operoso, mentre cerchi nella natura, che ammiri e ami, la sua forza vitale e crei con lei frutti e vita, e in me vita e amore.

domenica 20 febbraio 2011

Pantaloni da biscotto

...con i pantaloni da biscotto...i capelli legati...le sneakers...in mezzo ad una stanza ingombra di cose...

giovedì 17 febbraio 2011

Lacrime di mamme

Guardare nell'animo dell'altro il fondo oscuro della delusione. Non si tratta di tutele, no. Non mi importa nulla di ciò, ma di accompagnare qualcuno; di insegnargli anche a vivere il dolore, la delusione, il rammarico, la paura. Ho bisogno di parlare con loro, i miei studenti, non per salvarli dalla "nube nera che li avvolge", ma semplicemente per guardarli, offrire loro la mia attenzione, la mia partecipazione. Offrire loro una mano che dice si vive anche così, si cresce anche così, fai la tua scelta, giocati, affronta, sacrificati, lotta, e trova ciò che sei. Non un indistinto voglio, ma una libertà in atto per raggiungere una meta. Niente sconti, né partite perse in partenza, certo. Ma sincerità dinnanzi ad un compito. Se non ci fosse la delusione saremmo già sazi e non avrebbe senso svegliarsi e imbandire la tavola della nostra giornata. Saremmo come un cuore dove ogni amore è già passato. Non è una consolazione, ma a quindici anni, la delusione è come una spada di nemico che ci deve soltanto far armare meglio e ripartire.

...in quello squarcio brutale di tenebra e luce...

"Non ho bisogno di tempo
per sapere chi sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all'indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azioni a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell'equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile" (P. Salinas).

lunedì 14 febbraio 2011

Al mio riccio


...Parlavamo del più e del meno,
ieri i miei occhi cercavano i tuoi,

tu pure andavi in cerca del mio sguardo
intanto che il discorso continuava.

Sotto il senso banale delle frasi
il mio amore seguiva i tuoi pensieri,

e quando tu parlavi mi fingevo
distratta ed ascoltavo il tuo segreto:

poiché la voce e gli occhi di Colui
che ti fa triste e gioioso rivelano,

malgrado ogni sforzo mesto e allegro,
l'essere interiore illuminandolo. (P. Verlaine)

Altri, pedanti, sciocchi o pazzi,
ammirino la primavera e l'alba,
[...]
io amo te, aspro autunno [...]. (P. Verlaine)
Silenzio! Quale luce irrompe da quella finestra lassù?
È l'oriente [...]
oh, è il mio amore!
se soltanto sapesse di esserlo.
Parla, pure non dice nulla. Come accade?
Parlano i suoi occhi [...].
Guarda come posa la guancia sulla mano!
Oh, fossi un guanto su quella mano
[...]! (W. Shakespeare)
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta.
Piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella [...] (G. D'Annunzio)
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alto e vittorioso
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro (N. Hikmet).
[...] posso dire
che mi appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente. (V. Cardarelli)
[...] Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.
Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.
Riconosco l’amore dal boato
- dal trillo beato -
lungo tutto il corpo! (M. I. Cvetaeva)
Non capirsi è terribile-
non capirsi e abbracciarsi,
ma benchè sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.
In un modo o nell’altro ci feriamo.
Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l’incomprensione,
nè con la comprensione uccidere.
(E. A. Evtusenko)
Questo nostro amore, vita mia
lo immagini felice
destinato a durare per sempre.
Dei del cielo, fate che lui dica il vero
che lo prometta sincero dal cuore
che si possa per tutta la vita
mantener questo giuramento (Catullo)
In quanti modi ti amo? Fammeli contare.
Ti amo fino alla profondità, alla larghezza e all’altezza
Che la mia anima può raggiungere, quando partecipa invisibile
Agli scopi dell’Esistenza e della Grazia ideale.
Ti amo al pari della più modesta necessità
Di ogni giorno, al sole e al lume di candela.
Ti amo generosamente, come chi si batte per la Giustizia;
Ti amo con purezza, come chi si volge dalla Preghiera.
Ti amo con la passione che gettavo
Nei miei trascorsi dolori, e con la fiducia della mia infanzia.
Ti amo di un amore che credevo perduto
Insieme ai miei perduti santi, - ti amo col respiro,
I sorrisi, le lacrime, di tutta la mia vita! [...]
(E. Dickinson)
Dolcissimo, possente
Dominator di mia profonda mente;
Terribile, ma caro
Dono del ciel; consorte
Ai lùgubri miei giorni,
Pensier che innanzi a me sì spesso torni.[...]

Come da’ nudi sassi
Dello scabro Apennino
A un campo verde che lontan sorrida
Volge gli occhi bramoso il pellegrino;
Tal io dal secco ed aspro
Mondano conversar vogliosamente,
Quasi in lieto giardino, a te ritorno,
E ristora i miei sensi il tuo soggiorno.
[...] (G. Leopardi).

domenica 13 febbraio 2011

Alcove


Manifestare in piazza un dissenso di donna per via di un premier che va a letto con donne di diversa fatta e di diversa età. Roba da non credere. Saremo ancora liberi di dividere l'alcova con chi vogliamo? E poi perché dovremmo sentirci ferite come donne? Why? Le donne che vanno a letto col premier e con chiunque saranno pur libere di farsi i loro c. in pace?
Boh, ma il femminismo sessantottino non gridava al sesso libero? All'autodeterminazione? L'autodeterminazione la rivendicano solo per uccidere, anche Venere vorrebbero prendersi, ma soprattutto vorrebbero fare del senso del peccato una questione politica, di colori di partito, di nomi e cognomi; sentisi ferite come donne, mi sembra una montatura un artificio una stortura e una bislaccheria del pensiero come poche.
Soffrono di senso di inferiorità di genere e pensano che le donne si facciano strumentalizzare e non piuttosto applichino la loro bella libertà di scelta, sia essa una scelta del c. o di altro...
Ci vuole più pacatezza, quello sì, ma non solo da parte del mister B., ma di tutti.
Maddalena, non hanno capito niente. Tu oggi non ci saresti stata...a te nessuno ha detto che eri strumentalizzata, nessuno t'ha detto che eri inferiore, nessuno t'ha detto sei una puttana, nessuno t'ha detto siamo indignate per via delle tue frequantazioni.
Ma le donne che sfilavano oggi in piazza non hanno mai sentito parlare di sesso potere soldi? Cadono dalle nuvole? (No, tra le nuvole, sanno bene di che si tratta)...è così strano...? essere mortalmente uomini?...

Il mio pavimento liquido


E' esattamente come dice R. parlando di M. camminare come in un pavimento liquido. Non puoi far nulla per attuare una trasformazione di sostanza. Devi solo imparare a camminare.
Devi trovare qualcosa cui aggrapparti, una parete di conforto, devi mantenerti nei perimetri dove s'innalzano i muri, ma tu è al centro che vorresti camminare, ma è liquido anche il perimetro; per fortuna non pesi troppo, puoi togliere da te stessa zavorre inutili, scendere sotto i 50 chili nella supponenza e nell'immaginazione. Mantenere nel tuo peso solo il peso dello scopo. Ma il liquido è liquido, è oggettivo, non è una valutazione di caratura. Liquido non è opposto a solido. E solido non è meglio di liquido.
Il miopavimento liquido è fatto di acqua di mare, s'agita spesso, a volte si placa, stai lì sulla riva ad osservare. Vuoi solo, mentre stai lì e ti s'appressano i pescatori e i passanti a tenerti compagnia, poter dire sto aspettando qualcuno, mandarli via certa che in bonaccia arriverà la barchetta a portarti via, solcando il pavimento fattosi calmo. A portarti al centro del mare, a dire cose sciocche o a pescare dal fondo il meglio che c'è, a guardare le stelle o a dormire insieme e basta.

venerdì 11 febbraio 2011

...alla porta della speranza...

"Qui, su quel ramo; ma anche, altrove; lontano; ovunque; proprio, ovunque; ecco, ovunque, sull’immensità sterminata della terra, può nascere, sempre, qualcosa come un chiarore, una luce, un’alba..." (G. Testori). Nella vita qualsiasi ansia avrete, qualsiasi preoccupazione, dolore, sofferenza, andate da lei, sì da lei, alla porta della speranza.

mercoledì 9 febbraio 2011

Sole e camicie


C'è chi esce al sole e non si cura di chi gli sta accanto.
C'è che alle volte quando stai male fisicamente tutto ti sembra diverso d'un tratto.
C'è che non puoi avere solo la tua misura del reale.
C'è che puoi amare il silenzio se è questo che serve.
C'è che occorre ringraziare quando puoi capire le cose per mezzo di un viso; per il quale potresti rinunciare volentieri al sole, se ha bisogno di qualche camicia.

domenica 6 febbraio 2011

Anticipo di primavera


Sole, luce su ogni cosa, quasi tepore, tanta gente che passeggia. Un bell'anticipo di primavera. Un incontro fortuito, la compagnia di un amico e il chiedere...una parentesi sulle angustie, o una nota a piè di pagina di un testo ben più importante da dire...

Camminare

Meglio che pensare. Meglio che analizzare. Camminare. Chiedere. Godere del sole di questa giornata. Rispondere alla telefonata di un amico: programma migliore di quello preventivato.

sabato 5 febbraio 2011

Servi inutili

Devo accettare di essere inutile. Serva, amica, amante inutile. E' proprio quella coscienza dell'inutilità che qualifica l'amore, il servizio, la libertà riconosciuta all'altro.

Una lontananza da cui guardare i propri amori, come i genitori dovrebbero fare con i figli, gli amanti con gli amanti.
Alle volte prevale come il desiderio di far percepire all'altro che si è lì, pronti a far qualsiasi cosa per la sua vita, come a voler alimentare una certezza nell'altro di fugata solitudine, di compagnia nelle più piccole e nelle più grandi cose: una nottata di veglia condivisa o una spesa veloce se non si ha tempo; una decisione da prendere sui massimi sistemi o una scelta effimera.
Ma il segreto è ancora lì, siamo servi inutili. E quella certezza che pensiamo debba giungere da noi, arriverà forse anche per nostro tramite, ma non per merito nostro, non per un briciolo di necessità che abbia il nostro nome.
Come se tutto dipendesse da noi, mentre invece dipende da Dio...

mercoledì 26 gennaio 2011

Doni


...quando due bambine, in giro per compere, ti pensano, pensano a come sei, a ciò che scorgono piacerti, e lì tra le cose per sè scelgono qualcosa per te...quando fai qualcosa pensando a qualcuno e lavori per ore senza che niente di quello che hai fatto raggiungerà chi pensi...quando impari a ricevere...
Tutto è perDono.

domenica 23 gennaio 2011

Stardust

Ogni giorno che passa aumenta la mia percezione dell'essere polvere. Dell'essere infinitamente piccola dinnanzi all'infinitamrnte grande. Ramo disseccato in un gelido inverno, coscienza atrofizzata dinnanzi ad una notte piena di stelle, primavera sotterrata dalla neve. Canto fioco, incapace di diffondersi; calore presto sconfitto da una nudità totale.
Polvere e stelle.

Sentirsi polvere perché cisono le infinite "facelle". Sentirsi freddo, perché c'è il ventre caldo dell'infinito amore; sentirsi ramo disseccato perché esiste il mio personale fiore di melo.
La mia polvere, il mio inverno, la mia atrofia, il debole canto sono la mia dichiarazione di abbandono dinnanzi all'Essere; sono il mio urlo alla vita, all'amore che sa far nascere sempre il desiderio di essere tutto. Dentro di me però vince una malinconia, una malinconia commossa dinnanzi alle stelle di cui l'amore decora la mia polvere.

martedì 18 gennaio 2011

La scommessa col futuro


Non è possibile togliere la parola rischio dal proprio vocabolario, a meno che non si decida di abdicare alla vita stessa, all'infinita possibilità.
Eppure come un Grande inquisitore la tentazione è quella di intentare un processo che la elimini, che giudichi errato qualsiasi balzo nel vuoto, qualsiasi scommessa col futuro, a partire da un presente amico e stupito, ma non per questo senz'ombre, quasi fosse privo di profondità.
Chi può essere il giudice di quel processo: nessuno. Io stessa, che posso chiudere la porta e serenamente distendermi sul divano della logicità e forse del realismo comune, oppure aprire la porta e uscire verso l'azzurro di cielo di cui ho bisogno, che chissà se domani si coprirà di qualche nuvola bigia e mi bagnerà.
Odio i divani, ma com'è dura scommettere col futuro e camminare sull'orlo dell'abisso, ma questo cielo turchino, mio Dio, brucia nel cuore...