mercoledì 16 giugno 2010

Lucciole o della positività della vita


E' notte. La città è ai miei piedi, piena di luci. L'estate manda la sua voce di grilli, la gente riunita sui colli grida la sua estate con musica ad onde. Il silenzio però è l'anima della notte. Accanto a me, un albero pieno di lucciole. Mille, dolci voci di luce, un canto d'amore silenzioso lanciato alle femmine, e per me un Natale estivo che lampeggia lento, come una carezza, come una parola di conforto, come uno sguardo che indugia su una bellezza, come una melodia sfiorata sui tasti di un piano, come una corda di violino che incanta, come una festa di occhi luminosi che ti accolgono. Vita. Mia vita. Quanto bella sei. Quanto non posso guardarti con aria sospetta. Mie lucciole, brillate tutta la notte; diteci la vostra voce gialla, la vostra promessa luminescente; accese, spente, accese, spente, accese spente, volate. Lampyris nocticula, quanta poesia oltre la scienza, oltre l'etichetta che forse qualcuno vi appende. Siete l'incanto che arriva inatteso eppure consueto, perché voi siete qui dentro il ventre di natura, semplicemente date, semplicemente concesse al nostro sguardo pieno di fame, vi accendete, ci accendete mentre spira l'aura di zefiro notturno, mentre la notte porta parole che vorresti sentire a cuore acceso, mentre le stelle coperte si scoprono via via; vi accendete mentre tutto accade, e voi accadete in me come il trionfo del pensiero che tu Vita m'innamori.

2 commenti:

  1. Grazie a te, perché sei come una lucciola, un'epifania di luce per cui dire grazie, un volto così caro da non poterne fare a meno. Un otto capovolto che gira per casa...

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