mercoledì 27 gennaio 2010

Antro ospitale


Un antro ospitale dove uccidere i fantasmi della mente...un po' di realtà assoluta, bestiale, umana. L'origine del mondo è una caverna umida di calore, accogliente di pioggie seminali e seminative. Per fortuna c'è chi affonda le proprie dita dentro la terra per fecondare, mentre qualcun altro gode delle proprie deduzioni geniali davanti a uno specchio.

lunedì 25 gennaio 2010

Lighthouse


Talvolta pensiamo che il mondo sia una grande partita doppia, un libro mastro dove i conti debbano tornare. Un'equazione logica, un dare avere. Trattiamo anche noi stessi con l'occhio del computatore...ho questo potrò fare questo, non ho questo non potrò fare quest'altro. Un'insuperbimento in altezza o in bassezza. Per fortuna c'è la gratuità dei sentimenti. L'imprevisto dell'amicizia; la tenerezza dei doni; senza merito. L'attesa dell'altro non finisce entro i limiti del mio talento o oltre il trabordare del mio acume, nè si arresta al mio deficere. Manco di tutto. Ma soprattutto manco dell'unica cosa che potrebbe rendere lieti. L'umiltà, l'humus della terrestrità; di chi osserva la natura e la vede ricca di frutti a prescindere da sé, anche attraverso sé, certo, ma soprattutto a prescindere. Tutto ciò che è arrivato o arriva nel porto della mia vita, è come un barchino che non ho chiamato col mio faro; che ho supplicato piuttosto col mio buio; la "mia" luce nel suo ritmo alternato con l'oscurità è un abbraccio evanescente, che languisce entro breve spazio di onde. Il barchino invece arriva da lontano, messo in cammino prima che quella luce fosse, prima che girandolasse nella notte, come libellula danzatrice; se il barchino approderà o no, è nelle mani del mare, io posso solo usare la "mia" luce per dipingerne l'arrivo con mani d'oro.

domenica 24 gennaio 2010

La risacca del mistero


La paura come il dolore è una spia. Psichica e fisica. Attesa di ghigliottina. Teme chi ama. Teme anche l'avaro, che ha smesso di vivere.
Temono tutti, ma qualcuno prende a pugni il proprio stomaco e vive vive vive, e qualcun altro acconsente a questa tiranna, la serve, si ritira dal campo e muore.
Com'è umano sentire quel gorgo d'angoscia che assale l'anima e copre l'oggetto amato, te lo strappa, te lo porta lontano.
Teme chi non vuole sorprese, chi non ha a genio il futuro, il mistero e il fortuito. Teme chi non s'è accorto che tutto ciò che abbiamo è venuto dal nulla, fortuitamente, casualmente, inaspettatamente, inavvertitamente, e allora perché ciò che con la risacca del grande mistero è giunto con carezza d'onda, dovrebbe andar via per lasciarci soli per sempre? forse qualcosa andrà via per un po'; l'onda ogni tanto si arrotola nel suo chiarore spumoso, nasconde ciò che porta, ma ritornerà col suo carico di perle.

martedì 19 gennaio 2010

Einfühlung



Se io non provassi dolore in questo momento, questo dolore salato e sanguinolento, non potrei comprendere niente di chi oggi è sotto un "cattivo" cielo stellato. Di chi oggi soffre Haitiano o vicino di casa, amore o amico, passante o approdante.
L'empatia è forse l'unica chiave dell'amicizia. Non voglio avere di te una percezione esteriore. Voglio sentirti, einfühlen dich. Percepirti nel Senso. Non voglio solo trarre conseguenze, prendere atto narrativamente di ciò che vivi, voglio sentirlo, viverlo io medesima. Entrare nel tuo dolore, o nella tua gioia e viverla io stessa; percepire il tuo spirito vitale e farmene turbare, metterlo a paragone col mio spirito e risvegliarlo. Il mio spirito non ha una sveglia in se stesso, ha bisogno di modellarsi col tuo vivere, col tuo esistere, col tuo valore. E io stanotte voglio avere lo stomaco dilaniato, lo spirito sconfortato, stare al gelo e sentirmi nell'abbandono. Non toglierò un granello di polvere dalle tue ferite, ma avrò conosciuto chi sei e forse avrò imparato ad amarti e ad amare questo sangue scarlatto.

sabato 16 gennaio 2010

Damnatio memoriae


Che cosa sono gli amori e certe amicizie per meritarsi la damnatio memoriae. Nel gorgo della mente c'è forse un posto che possa assurgere a cloaca dei dolori affettivi. Dimenticare qualcuno...forzosamente, perché non emani esalazioni esiziali. Curativo; ma infinitamente perdente. Forse mettere un velo per un attimo, per un tempo, il tempo della nostra debolezza, e poi riaprire tutto, aprire la finestra sul mare, su una giornata gialla di sole; in cui anche il volto più affliggente brilli; la nostalgia può non essere mortale, può non essere sommersa dal Lete, senz'essere letale. Dimentichiamo al più la stupidità, l'ignoranza, o al limite ridiamoci sopra. Così quando acquisterò il mio premio di stoltezza e non sense, almeno mi sentirò meglio...

Sguardo


Che parole hai dentro? Cosa vuoi toccare della mia mente? Non so il tuo idioma, e non conosco la tua pena. La mia è stata accarezzata dal tuo sguardo...ricondotta al centro del cosmo. Ora massaggia la mia notte.

giovedì 14 gennaio 2010

Ti amo Pirandello ma...

E allora? Come si risponde alla vita? Qual è la soluzione giusta? Non c'è. Bere se si ha sete e mangiare se si ha fame. Amare ad ogni modo. Un po' di istinto decerebralizzato...un po' di ragione delle passioni...sconfitta delle strategie e grande gozzoviglia della spontaneità. In una parola: semplicità.

mercoledì 13 gennaio 2010

Haiti

Un terremoto ad Haiti, ed io di cosa mi preoccupo...delle mie ansie. Come si fa a trarre soddisfazione dalla vita, se siamo impermeabili a ciò che accade al di là del nostro diametro infimo. Della nostra bolla di piombo, che neanche lascia trasparire i colori: le lacrime. I cristalli dei sentimenti. Piango per me stessa e per Haiti.

martedì 12 gennaio 2010

5 anni

Buon compleanno tesoro. La tua parola, il tuo pensiero schiuso, la tua coscienza in boccio e la tua completa libertà mi dissetano. Mi saziano quasi. Il mondo è meraviglioso e tu ancora di più...

Amplesso


Tutto è desiderio e disposizione all'amplesso. Anche la luna dice in silenzio il suo desiderio al mare, che rilascia il suo liquido opalescente accogliendola dentro si sé a notte fonda.
Siamo troppo igienizzati, per commuoverci della carne. L'amplesso è fatto di perle di sudore, di urla sguaiate, di sfregamenti ruvidi, di umori collosi, di boschi ombrosi; di saliva... Che amore serve per non lasciarsi scoraggiare e sconfortare dal tanfo marcescente che il ricordo della morte getta sulle labbra vermiglie. Che amore serve per non scandalizzarsi delle pieghe dei glutei di chi sta nudo di fronte a te. Ma l'unica cosa che conta è che duri. Se dura il tanfo diviene profumo, l'opalescente seme vischiosità dell'eterno, il sudore l'ennesima dimostrazione dell'abnegazione dell'altro. Voglio abbandonare il mio scandalo, mettere il dito in una purulenza e poi scopare.

domenica 10 gennaio 2010

Un giacinto nel ripostiglio


Cosa balzana trovare un fiore in un ripostiglio; rinchiudercelo. Tra disordini di scarpe e di oggetti in disuso, tra attrezzi casalinghi e detersivi in polvere. Mettere un fiore, bello, semplice, e in boccio, lilla, tenero, fanciullo, al centro di una stanza chiusa, quasi inusata, a stento varcata. Mettere in castigo la bellezza, o forse renderla utile là dove parrebbe inutile. Oppure, altra possibilità, relegarla fuori dalla nostra vista perché potrebbe stupirci, potrebbe penetrarci con i suoi odori, potrebbe porci delle domande, o semplicemente farci fermare a contemplare.
Fiore d'inverno con le tue corolle molteplici, giacinto in fiore, facci ricordare della primavera, facci ricordare dei fiori, facci ricordare delle cose deboli, facci ricordare la tenerezza del canto della natura; sopra la nostra lavatrice che manda in centrifuga anche la nostra commozione per toglierle le lacrime, facci ricordare che ci sei..per noi...anche nel buio di uno stanzino pieno di stracci.

venerdì 8 gennaio 2010

Sospensione e lacrime dolci


Uno strapiombo di roccia scura, nerissima; sopra un cielo levigato d'azzurro vivido; sotto un mare in tempesta, aggiunge cristalli di sale alle mie lacrime, dolci. Non so perché, sono calde e dolci, non gridano pietà, ma solo forza e orgoglio. Desidero. E ho solo voglia di travasare la mia tempesta come calore tropicale su chi amo, su tutte le persone che mi sono care e su quelle che non conosco. Voglio che tutti diventino essenziali. Vorrei piangere tra le braccia di qualcuno, ma voglio lentezza. Voglio silenzio, voglio tutto ciò che rispetta il mistero e accarezza la sofferenza dell'attesa; l'attesa, la sospensione...no l'attività, l'azione; attendere è azione, è imparare a capire e sopportare la ferita dei nostri affetti e delle nostre passioni vere, ferite che non devono rimarginarsi.