mercoledì 30 marzo 2011

Scacchiera 10

Centinaia di volti, di chilometri battuti, di paesi conosciuti, esperienze inatesse, mondi nuovi, eppure semplificando sembrerebbe tutto uguale; sono nata un'altra volta in verità e seppure certe pedine debbano ancora compiere lo scacco matto, questa scacchiera dieci che bel gioco è stato, non solo bianca o nera, come te l'aspetti, non come da regolamento, mai...
Sono nata due volte, un'altra me c'è ora qui, e lo squilibrio, il bilico, la mossa che attendi da te e dall'altro è forse la cosa più preziosa, più snervante, certo, ma è ciò che non ti fa fermare, accomodare e spegnere la luce. Il gioco va, lo immaginavi in un modo e invece...fai delle scelte in base a ciò che hai davanti, a ciò che pensi, senti, usi intelligenza, cuore, strategie, ma poi davanti hai sempre una x, la tua X, chissà che cosa verrà dopo; mossa sbagliata mossa giusta? E' la tua mossa, basta non guardarsi troppo indietro, ma rimettere sempre tutto in gioco, divertirsi, sperare e star pronti in attesa della prossima mossa...la realtà gioca, e tu devi essere pronta a rispondere. Ho da esser lieta...

martedì 29 marzo 2011

Il mio Giappone

Non riesco a non pensare al Giappone; i chilometri di distanza non annullano il dramma, non costituiscono un bastevole motivo di dimenticanza e indifferenza. C'è chi al mattino si sveglia in un qualche posto del mondo e scopre di essere incinta dopo anni di attesa e di una femmina, dono del cielo, pensa, grida, lo annuncia dalla bellezza del suo volto; e qualche altro già incinta in Giappone, mentre cullava nella mente i propri progetti di maternità, si alza al mattino in mezzo ad un paese distrutto e dentro ad una tragedia nucleare. Porta in grembo una creatura esposta prima di nascere alla morte...chissà come nascerà, chissà che dramma la madre coltiverà in seno.
Il mattino non regala a tutti le stesse cose. Per questo l'uomo ha ricercato il comunismo. Perché la natura sempre discrimina, la Provvidenza anche, o almeno così pare. Esistono allora due vasi colmi di bene e male, che lasciano ricadere a caso il loro contenuto sugli uomini destinati all'amarezza? Così i Greci pensavano. Ma noi? Ma io? Guardavo M. oggi mentre mi annunciava l'arrivo della sua bambina, e pensavo al Giappone, pensavo alle mamme con gli occhi a mandorla vicine a quel dannato reattore nucleare. Pensavo alla data di oggi, a mille cose insieme e la domanda tornava insistente: "A cosa credere"? Mi dico, per cercare di rispondere, non è importante come l'uomo muoia, è che muore e basta, e questa evidenza, anche se talora ce la scordiamo, non è appena il Giappone che ce la ricorda...eppure il Giappone ce la rammenta violentemente, moriamo: con un terremoto, con un maremoto, a volte per un colpo di sonno, altre per una semplice caduta, altre per qualcosa che si sposta nel nostro corpo, per un piccolo accumulo di grasso e talvolta di noia. Moriamo, il resto conta poco, quindi le tragedie macroscopiche che ci soffocano attorno non spostano di una virgola il problema, dobbiamo guardare in faccia la morte e porci quella domanda. Se penso così, rispondo credo, credo nella Provvidenza, credo che niente finisca. Che ci sia una potenza latente che prima o poi si manifesta nella vita di ognuno, come misericordia che accarezza. Forse come si vive, quello che si riceve, è un piccolo accidente, poca cosa rispetto al dono definitivo della vita, gli altri sono solo progetti, desideri, che vanno vengono, che dimentichiamo, che sopprimiamo angosciosamente talvolta, ma niente di più. Certo l'efferatezza di certe immagini, la creatività del male, le infinite sfumature del dolore, fanno urlare che è ingiusto, ma il nulla lo è di più. Non ci sono spiegazioni, né veloci né lente. E la mattina non porta a tutti le stesse cose. Affannarsi? Forse l'unica arma è prendere in mano la nostra libertà e vivere intensamente il reale.

lunedì 28 marzo 2011

Danze e veglie

La potenza della ragione non va mai slegata dalla potenza dell'amore. Se anche il passero ha il proprio nido e i capelli del capo sono contati ad uno ad uno e hanno la loro unicità, forse non dovremmo permettere a nessuno di trattarci con l'indifferenza di chi non ha coscienza di ciò; e noi stessi non dovremmo trattare nessuno se non con questa evidenza capace di suggerire al cuore grandi commozioni. Carezze e danze, speranze e stelle, questa è la vita che ci meritiamo; l'eterno a portata di mano, l'eterno percepibile oltre il limite. Veglia e turbamento, questo ci meritiamo: sentinelle di guardia al nostro cuore, perché niente lo faccia smarrire, ed esso si serbi come la cosa più preziosa; danze e veglie nella notte, è questa la vita che intuisco. Danze perché la vita non può essere oppressione, veglie perché ciò che si ama si custodisce.

Follia nucleare

In cambio di cosa offriremmo la nostra vita? In cambio di una qualche tecnologia? O in cambio di un certo benessere progrediente o di bollette meno care? O per mantenere in vita il nostro sciagurato consumo di energia? Dire sì al nucleare è dire sì a un baratto i cui termini dello scambio sono sbilanciati all'eccesso. La natura è già così piena di imponderabili, che alimentarne di permanenti con le nostre mani è solo ed esclusivamente follia. Un terremoto, un maremoto, un qualsiasi disastro per mano di natura ha i caratteri della reversibilità, le tragedie nucleari invece permangono, invisibili e sostanziali, condannano senza distruggere, tolgono lo spazio a qualsiasi futuro, anche alla possibilità del dolore che sa reagire e ricostruire, che trova le forze per ripartire da zero. Col nucleare, in Giappone e ovunque, da cosa si ripartirà, e cosa si ricostruirà, se la maledizione è nell'aria, e dall'aria investe tutto? E poi è una menzogna che non ci siano alternative, l'ultima notizia è di un esperimento bolognese sulla fusione a freddo, e chissà quante altre strade ci sarebbero se si investisse...ma no ma no mentiamo anche su questo, sulla vita intera, malediciamoci nei secoli dei secoli.

domenica 27 marzo 2011

Domenica

Domenica...il sacro trascolora tra le pieghe del riposo, il riposo lascia spazio ai pensieri e il tempo sgombero presenta la propria festività. Il mio cuore non è domenicale, perché la domenica è una dichiarazione, è un atto formalizzato di festa a cui tu non puoi partecipare, antica anima leopardiana, è un oracolo troppo tagliente perché tu lo possa abbracciare.
Domenica...non bastano i borghi, non bastano i rubini che ti brillano attorno al collo, non basta niente...la domenica è un'attestazione di spoliazione, uno specchio gigante di quello che già sai e che la fatica della settimana a volte copre. Uno specchio gigante davanti a cui sei nuda.

sabato 26 marzo 2011

Centimetri

Alle volte è solo questione di centimetri, di piccoli, insignificanti centimetri perché qualcosa risulti fuori posto, inadatto, inaccettabile, brutto, inutilizzabile, e ognuno cerchi i propri aggettivi. Solo questione di centimetri perché quel sandalo ti calzi, o quell'anello superbo entri o non caschi giù. Solo questione di centimetri, perché tu possa giocare oppure no, solo pochi centimetri, talvolta solo uno, perché qualcuno possa iscriversi nel circolo della tua vita e tu possa fare lo stesso.

Perché la misura fosse colma


"Perché la misura fosse colma..." è per questo che oggi mi sento così? E' quasi una necessità della storia, questo mio sentire la misura colma? E' l'intero destino che grava su di me, necessario come la morte, morte esso stesso? Questa pietra che rotola sulla botola del mio dolore e la chiude, è il mio venerdì del flagello? Non appena mio, mio del tutto completamente, ma percorso universale, strada obbligata. La misura è colma, il calice pieno, bevuto; ma la misura è colma per chiunque, e io non è detto che sia la ladrona buona, e che domani decida di imparare dalle mie stoltezze, che decida di seminare, invece che arraffare, di carezzare invece che di ubriacarmi, di parlare invece che di blandire.

venerdì 25 marzo 2011

Datemi aria variopinta, stalinisti

Devo ricordarmi che una delle cose peggiori nella vita è non sforare mai dalle proprie idee; è non riuscire a concepire qualcosa oltre il proprio schema. Oggi lo stalinismo mi ha soffocata, devo ricordarmene quando ascolterò chiunque. Ho bisogno di aria variopinta per favore...di linee contorte, di figure irregolari, di poligoni dai lati imprevedibili, di chimere se ciò servisse a inondare gli stagni della mente, se servisse a dare sbocchi galattici, o semplicemente terrestri, alle brodaglie che non vogliono traboccare al di là delle colonne d'Ercole. Aria, aria non monocromatica, non ostinatamente stalinista, non perniciosamente nota...

giovedì 24 marzo 2011

Ascoltate


Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire forse che a qualcuno servono,
che qualcuno desidera che esse siano,
che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E, forzando
le bufere di polvere del meriggio,
si spinge fino a Dio,
teme d'essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
implora
- ha bisogno di una stella! -
giura
che non può sopportare questo martirio senza stelle!
E poi
cammina inquieto,
fa finta d'esser calmo.
Dice a qualcuno:
"Allora, adesso, stai meglio?
Non hai paura?
No?!".
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire forse che a qualcuno servono,
che è indispensabile
che ogni sera
sopra i tetti
risplenda almeno una stella? (V. Majakovskij).

Sentire

Il mio sentimento è infinitamente meno interessante di ciò che amo, il mio sentimento è meno sostanziale di ciò che amo, il mio sentimento è pura scintilla che passa, ciò che amo è datità, è sostanza, è essere è vitalità che procede, il mio sentimento è sensazione momentanea (di giorni, settimane mesi o anni, che importa), il mio sentimento è morbo e fascino, ciò che amo E', anche quando dormo, e non sento, anche quando sto male e non sento, anche quando sta male e non sente, anche quando scompare ai miei occhi...anche quando non vuoi o puoi vedere, anche quando non capisci. Il mio sentimento è l'imbeccata del reale che dice guarda, poi il suggerimento va via e...ciò che hai guardato rimane, anche quando volgi lo sguardo, anche quando hai fame e sete e devi andare.
Il mio sentimento non è conoscenza, ciò che amo è conoscenza, sapere, saputo, sapiente...che dà sapore. Il mio sentimento non è conoscenza, il mio amore sì. Ami ciò che conosci, non ciò che senti.

mercoledì 23 marzo 2011

Le strade attorte della bellezza

Quando guardo le linee dei monti, le increspature talora argentate talaltra dorate del mare, la curva di certe ciglia, le mandorle (occidentali) entro cui sono contenuti sguardi magnetici colorati di smeraldo, quando osservo certe mani, familiari, provo uno stupore primordiale: nessun girasole impazzito di luce su una tela, o nessuna sera al cafè de nuit, con esplosioni di stelle a forma di fiori, potrebbe provocarmene in egual misura.
Eppure quando osservo certe altre linee l'unico pensiero è che Dio disegni male; ha un album con gli studi non riusciti, quello degli abbozzi, e poi ogni tanto, da qualche abbozzo trae guizzi per qualche grande ciclo pittorico. Non voglio essere blasfema, è che ogni tanto il carboncino si consuma, i colori mancano, la mano si fa stanca, non senza una ragione, non senza uno scopo, e la linea attorta viene tratteggiata, tratta, tratta all'essere. E pare poco? No, per niente, sarà una linea attorta ma esiste, e l'arzigogolo dovrà accettarlo, dovrà trovare la sua armonia, il suo modo per essere montagna e mare e curva e smeraldo. Dovrà cercare la propria via alla bellezza.

venerdì 11 marzo 2011

Comignoli

Piccoli mazzetti di fiori, soldatini in file digradanti disposti da mani di bambini saliti sui tetti a rincorrersi. Una sensazione di calore domestico tra le eleganze sofisticate dei tetti transalpini, guardi e ti ricordi le tele dipinte da pittori squattrinati per i vicoli parigini. Voluttà di pensieri, di rimandi a vicoli che sanno di pane caldo, brulicanti di vita, a palazzi non immobilizzati nella loro bellezza lucida e inaccessibile. Accessibili, come tutti i camini, accessibili, da un fumo che parte dall'interno e vuole gridare al cielo, che si tinge di rosa nell'ora del tramonto, che ogni casa è intimità che cerca il mondo. E' la torta all'arancia preparata per il tuo bambino, il pesce fresco fatto al forno per il tuo uomo, il petalo di rosa bruciato in uno scatto di dolore, l'odore della tua pelle, davanti al fuoco, che cerca calore.

sabato 5 marzo 2011

"Chiamami ancora amore"


..."chiamami ancora amore"...sempre...come un bimbo che cerca le braccia della madre, come un bambino col dito rivolto al cielo verso le morbidezze cangianti delle nuvole, come un ragazzo che assapora la prima malinconia davanti al mare immenso, come un uomo che scopre la disperazione, come tutti; come l'Uomo che vive e sogna e spera, e soffre e non capisce, come chi si sente di fallire, come una donna forte che piange, come chi vuole piangere e non riesce, come chi cerca un petto largo e amante su cui appoggiarsi per un solo istante, come chi vorrebbe valere più delle cose...come per tutti loro, la mia notte è piena di domande, piena di un solo bisogno umano...

...grazie mamy.

martedì 1 marzo 2011

Violenza

...mercenari...
non solo i ventenni africani che sparano in Libia sono gli omicidi, tutti lo siamo, tutti quelli che stritolano la persona come fosse un oggetto, che la calpestano senza una parola, brandendo violenza e rabbia dinnanzi a chi non usa armi. Violenza...solo questo rimane?

...sposare tu ke spari...