Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
giovedì 17 febbraio 2011
Lacrime di mamme
Guardare nell'animo dell'altro il fondo oscuro della delusione. Non si tratta di tutele, no. Non mi importa nulla di ciò, ma di accompagnare qualcuno; di insegnargli anche a vivere il dolore, la delusione, il rammarico, la paura. Ho bisogno di parlare con loro, i miei studenti, non per salvarli dalla "nube nera che li avvolge", ma semplicemente per guardarli, offrire loro la mia attenzione, la mia partecipazione. Offrire loro una mano che dice si vive anche così, si cresce anche così, fai la tua scelta, giocati, affronta, sacrificati, lotta, e trova ciò che sei. Non un indistinto voglio, ma una libertà in atto per raggiungere una meta. Niente sconti, né partite perse in partenza, certo. Ma sincerità dinnanzi ad un compito. Se non ci fosse la delusione saremmo già sazi e non avrebbe senso svegliarsi e imbandire la tavola della nostra giornata. Saremmo come un cuore dove ogni amore è già passato. Non è una consolazione, ma a quindici anni, la delusione è come una spada di nemico che ci deve soltanto far armare meglio e ripartire.
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