martedì 30 agosto 2011

Le cose che ci sono

Cammino nella notte di Bologna ancora dormiente per un agosto ormai alla fine, ancora poca gente in giro, il torpore del caldo, i portici sgombri e belli. La loro prospettiva ritorna ad accarezzarmi arco dopo arco come un'immensa strada tracciata e certa. I colori delle case sono vividi, le travi di legno impongono il loro colore scuro con fascino. Qua e là qualche finestra aperta e stanze illuminate su vite diversissime, fioche luci, o bagliori televisivi che tremolano fin fuori alla strada. Passeggio per sgombrare la mente, via verso la prima proiezione cinematografica che troverò. Passeggio e mi colpiscono le cose che ci sono. Mi colpisce tutto, il caseggiato, la storia che l'ha prodotto, i colori, la sterminata teoria dei portici dentro cui cammino. Le cose ci sono, da anni immemori, ci sono! Un senso di positività guarisce il fastidio dell'anima. Un senso di serenità e protezione mi avvolge. Se le cose ci sono, cosa temere?

Certificato di esistenza in vita

Ma un mondo in cui è necessario certificare l'esistenza, che mondo è? D'altro canto dimentico che è stato il fiore della filosofia moderna a decretare la necessità del certificato di esistenza in vita, poiché di tutto si deve dubitare, anche di te che mi stai davanti e mi parli. La burocrazia sostituisce le evidenze della mente e del corpo, parlano i registri, io non entro nel merito. Se esisti dimostramelo!

lunedì 29 agosto 2011

Digiuno

Scrollarsi di dosso i bisogni, cercare di eluderli o acutizzarli in qualche modo, mi fa guardare meglio al mio sentimento di nudità esistenziale, al mio dolore incomprensibile. Digiunare è un dono a me e un dono all'altro, perché da ogni sacrificio immolante si producano frutti di grazie e perché affrontare il dolore con anima penitenziale ti ricongiunge col mondo proprio nel momento stesso in cui ti "misticizza". Perché digiunare è sentire il proprio corpo mille volte di più che mangiando, affrontare il vuoto corporale è chiarire il groviglio mentale, illuminare ciò che ingombra il cuore, e ciò che c'è di essenziale.
E' imparare una povertà che in questo momento è l'unica mia ricchezza, perché così come non ho prodotto niente di ciò che mi è accaduto come potrei pensare di poter cambiare qualcosa nel mondo o negli altri, da me? ...tutto solo per grazia liberamente data, per grazia liberamente supplicata. digiuno....supplico.

Rose bianche

Sono tre. Sopra la libreria, tre rose bianche, perfette nel loro essere tre e nel loro essere rose. Sono un pegno. Una promessa senza volto, a cui verrà dato volto. Ne ho certezza. Nel momento del travaglio, nel giorno della sospensione, loro sono lì a ricordo di una domanda fatta e di una risposta ricevuta. Loro mi parlano di serenità, nel momento del contorcimento, loro ricordano la possibilità che qualcosa di improbabile o impossibile si avveri.
Forse i giorni saranno tre come le rose, come i giorni del sepolcro. Ma adesso è ancora sabato. E le rose arrivano solo di domenica.

Determinatezza

Scegliere è la cosa peggiore che ci sia: ci sono molti tipi di dolore, scegliere è uno di questi. Dolore che sgomenta, perché in nessun posto c'è scritta la risposta, tranne che in noi. Scegliere è io puro. Quando si sceglie ci si trova ad altalenare tra il bianco e il nero, tra la notte e il giorno, tra il sì e il no, tra chiome bionde o chiome rosse, tra occhi marroni o occhi verdi, tra comunicare e non comunicare, ma finché non si è deciso niente ci appartiene, soprattutto la pace, niente possiamo sfiorare, finché non raccoglieremo la nostra determinatezza e con dolore imboccheremo la nostra strada. Si sceglie talvolta tra due cose o tra tre o tra quattro, altre si sceglie e basta, e io scelgo, e capisco i mille intendimenti che in un sol giorno prima sono luminosi e poi subito oscuri, ma voglio aspettare non subire l'altalena. Aspettare e fare silenzio e giocare la mia determinazione.

domenica 21 agosto 2011

L'idiota

Mi pare di intuire in forma aurorale che cosa significhi essere flagellati e stare a guardare. Occorre essere idioti; è l'unica salvezza, perché le nostre logiche sono stolte ad ogni modo. Il massimo della saggezza è l'idiozia, esporsi a corpo nudo a tutto; perché la verità è un dono di sé, non appena un cerchio tondo, un teorema ben dimostrato. Far finta di non capire e sudare angoscia in mezzo agli ulivi, ho visto questo nella mia storia. La bellezza che è flagello, la verità che è passione, una strada a forma di croce.

Marta

Affaccendarsi, predisporre tutto nel minimo dettaglio, alleviare fatiche, ORGANIZZARE. E poi, non guardarsi negli occhi, non addolcire la voce, non carezzare l'umana attesa, non sentire empatia. Perché mentre la cucina va, mentre si risponde al da fare della vita, la vita fugge via e lo Sposo rimane solo. E la tavola è imbandita perfettamente, il pavimento profuma di pulito, e il convitato? Muore come chi non si sente amato dentro una stanza perfettamente allestita per lui...

martedì 16 agosto 2011

Ama come se non ti avessero mai ferito...

"Ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno".
Il più gran dono è il perdono...scoperto quello hai scoperto tutto.

Morte e luna

Perché la morte non corrisponde a quella luna che vedo. Lascio malato il nostro amico su un letto d'ospedale, gli occhi smarriti di hi fatica a confrontarsi col mistero del passaggio che verrà, l'animo che cerca di tenersi sollevato ma è afflitto comunque. Siamo senza parole, come spesso accade, ma dentro una preghiera nasce d'impeto, il tuo smarrimento troverà braccia misericordiose. Esco affranta come sempre in questi casi, affranta come sono ora, e davanti a me vedo la luna piena nella trasparenza ancora del giorno, nel momento del suo massimo grandeggiare. Vorrei trasportare il suo letto di malato fuori dall'ospedale, metterlo lì davanti alla luna. Vorrei morire così, con quella contraddizione che si chiama bellezza in faccia, con quella promessa che fa a pugni con la paura e trapassare così senza piegare il capo al niente, senza pensare che il meglio è passato.

Radiografie e travi

Quale amore resisterà alla radiografia dell'anima, quale delicatezza reggerà alla sozzura degli intenti...quale sensibilità rimarrà pura intravedendo il male vegetante. Quale misericordia avrà pietà della mia trave? La Tua.
Ma questa melma sostanziale, questa polvere innalzata ad essere, questo essere mio angelico e frale, questo riconoscersi come fango plasmato e vivificato dal Soffio, è la palma della vittoria. E' l'evidenza di un Amore stellare.

Arcobalena

Sentirti compitare. Sentire la tua voce correre intenta e seria, mentre mi spezza il cuore. O la tua trasparenza nel correre a raccogliere un grappolo d'uva e presto darcelo, felice. O l'entusiasmo nel vedersi. Dove siamo finiti noi? Dove siamo noi, così come tu sei? Dov'è la nostra infanzia capace d'amare, dov'è il regno celeste aperto ai piccoli e a loro soltanto?

Gettare via la mela

E' possibile. Mio rude cuore, mia rude anima, mia mente gretta. E' possibile. Fango, ma anche speranza. Indifferenza, ma anche amore. Pigrizia, ma anche volontà. E' possibile ascendere, trasumanarsi. Sì, comincio a crederlo, nella stessa misura proporzionale in cui mi scopro niente. Strano: lo svelarsi del mio niente, mi mostra la mia (nostra) infinita possibilità di innalzarmi. Dal nulla del niente, ne viene fuori il seme della possibilità, il desiderio di ascendere, il desiderio di inginocchiarmi all'infinito, di spezzare me stessa, di gettare via la mela.

giovedì 11 agosto 2011

Diario di un travaglio, o dello stupore

Non scrivo da quasi un mese, ho sorvolato come si sorvola un segreto amato. Per non schiacciare ricchi eventi dentro parole troppo povere. Sovrabbondanze dentro scatole di latta.
Ora però qualcosa verrà fuori dal gorgo che mi girandola nello stomaco. Ci sono travagli necessari, non sai come né in fondo perché, ma capisci che servono a sceglierti, a non subire la vita.
Ogni sì, ogni unione, ogni colore che decidiamo di indossare per la nostra indole, ogni sorriso che disegniamo o neghiamo al nostro volto, sono una scelta. Ma non si sceglie mai tra due elementi, nè fra tre, nè fra quattro; si sceglie e basta, in assoluto; un sì, non è l'alternativa del no. Un sì è una vita altra; un no è tutt'altra vita.
C'è una lunga quaresima per ogni amore. C'è un deserto e una tentazione per ogni resurrezione. Una passione che patisce per capire qual è il vero paradigma dell'affetto. E come ci si potrebbe abbandonare se non a chi ha scelto di passare in mezzo al fuoco e ne è uscito corroborato; e come si potrebbe promettere qualcosa se non ci si è provati a piangere e sostenere il pianto con dignità e costanza. E come ci si potrebbe abbandonare ad un abbraccio duraturo se non ci si è scorti a cercare con pertinacia la gioia. La gioia, quella che non è sentimento, che non è incontro fugace, che non è tentativo.

giovedì 4 agosto 2011

Felici, ora

Non aspettare di finire l’università,
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.
Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.
Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.
(Madre Teresa di Calcutta)

Viva i tuffi

Correre è meglio che star seduti, allungare la mano e presentarsi a qualcuno è meglio che star zitti in disparte, rischiare è vivere. Avere paura è come credere solo nella morte. Ma io non credo solo nella morte. Ascoltare qualcuno e uscire fuori di sè è meglio che guardarsi solo allo specchio. Scegliere, incamminarsi a destra o a sinistra è decidere di dare forma a sé stessi, dipingere ogni giorno il proprio volto come lo si vuole.
Viva i tuffi, anche quando si ha paura, anche quando l'acqua è alta, anche quando tutto sembra assurdo e più di tutto saltare. Rischiare è vivere, è decidere di usare la ragione.
Viva i tuffi, perché in fondo chi "ci separerà dall'Amore"? Solitudine, spada? Cosa temere? Sofferenza, rifiuto, dolore?...
Non è un tavolo di poker la vita, rischiare è più che un'impeto di adrenalina, è decidere mente e cuore, istinto e intelligenza, è ogni giorno spogliarsi e guardandosi tutti interi decidere di sorridere, di assecondare intuizioni, di ipotizzare costruzioni, di mettersi mano nella mano con qualcuno e mettere a fuoco il mondo.
Viva i tuffi. Saltando qualcosa si chiarirà.