Ti ho desiderato come la carne sola può desiderare; fibra per fibra, senza evanescenze, senza sottomissioni alcoliche, solo spinte che dalla superficie sommuovono solo ciò che è nel profondo. Desiderare è uno choc. Purissimo, persistente come certo vino buono. E alla madre Speranza chiedo: "si può desiderare così senza essere lascivi; senza essere effimeri; si può desiderare così senza ricevere un pegno, senza preservare il proprio nido, di corpo e spirito, se non solo per lui. Si può ricevere un'evidenza fisica, senza desiderare mentalmente un'unità superiore; si può non percepire quel desiderio fisico come un'elezione?".
Ti ho desiderato divenendo fuoco, ti ho desiderato divenendo mare, anima salsa che corrode sé di struggimento, ti ho desiderato come stella, divenendo luce nel desiderio, ti ho desiderato come vento, divenendo tormenta a me stessa, ti ho desiderato come freccia che scocca via veloce e sibila di forza e potenza. Ti ho desiderato. Ed è sconvolgente.
La freccia scocca dall'arco, giunge alle stelle, le colpisce, e poi restituisce. Ma non sempre siamo pronti a raccogliere.
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