
E' una notte liquida. La laguna risuona, calma, il suo frusciare di onde. I pali danzano la loro ombra colorata a gara con le palafitte. Una solitaria barca aggiunge la sua voce roca e malinconica al sussurro del mare. Acqua a perdita d'occhio. Sono ridiventata isola stanotte. E niente è più rassicurante di questo esilio d'acqua decorato dei sorrisi dei miei allievi. Parlami acqua, con le stesse parole di Dio, mentre inondi a intermittenza tre gradini che sprofondano irragionevoli e meravigliosi nel tuo ventre. Appena dico parlami le tue labbra s'ingrossano, mare, per un attimo, poi di nuovo calma. Ma voi dove affodate gradini, quale terra cercate nel mare, in questa città dissennata e miracolosa. I miracoli sono così. Follia! Un'altra barca passa, più vicina, approda qui, porta un carico di turisti e l'acqua così sbatte forte sul pontile. Una voce annuncia "San Servolo". Sono giunti qui in esilio altre 15 persone di idiomi misti, tedeschi, inglesi. Consci e schiavi di questo miracolo che è Venezia. Follia dicevo. E' inimmaginabile che migliaia di uomini abbiano deciso di vivere qui conficcando legni dentro al mare, mettendoci sopra le loro case. Ciò che non è follia almeno per un attimo, almeno per la maggioranza non diviene miracolo, non diventa necessità di spezzare il ragionevole tornaconto delle cose note. Anche l'amore sarà così? Davanti a me tre lampioni lanciano la loro luce aranciata sul mare, blu, sono lì, conficcati in acqua come una spada nel cuore. Un'altra barca passa, chissà chi c'è dentro, dove va. Il mare si arrabbia di nuovo e sbatte pesante sul pontile dove sono seduta. Ogni cammino incide, produce un effetto, più che sulla terra ferma, più che sull'asfalto, qui il mare si alza, sbuffa. E chissà se quel passare stanotte ha il potere di far sussultare solo quest'acqua o qualcuno, farlo sorridere, aver pietà, provare amore.
Lontano qualche cupola dolce, circonfusa di storia aurata, di potenza signorile, di fede effusa e martirizzata. Un campanile, mille luci e la vita di una città che non è stata soffocata dai ritmi della velocità. Solo dal consumismo del turismo, ma se vuoi in questa notte puoi non sentire altro che quest'acqua che ninna la mente. La calma stanotte è rigenerante, la vita è positiva e io voglio amare senza la corcizione del sentimento, voglio solo imparare uno sguardo e per il resto vagare libera, abbracciare la verità, guardare negli occhi e costruire ciò che ancora non è, e se non è fermarsi e piangere solo un attimo e poi ridere di nuovo, sorridere e ascoltare come ora e capire che tutto è pace.
Una campana batte la mezzanotte, metallica, antica, echeggia carezzevole. E' l'abbraccio della notte che con pochi colpi mi attira a sè, forse è meglio che vada, ma proprio questa notte vorrei poter guardare e ringraziare e soprattutto domani ricordarlo insieme all'oro di San Marco e alle cupole di
appeal orientale (perché la mente e il cuore non si scordino di questa dolcezza) e ridirmi ancora che tutto è pace, anche quando osserverò il muro scrostato del mio cuore su cui l'erba verde tarderà a rimporre la vita.