venerdì 23 luglio 2010

Ritorno: esorbitanza di realtà


Sono tornata. Dovrò rendere conto a voi tutti amici miei, oltre che a me stessa, di ciò che mi è successo.
Sono una donna nuova.
Ho bruciato parte di me sull'oceano a Finisterre, ho ridato fiamma di creazione alla mia anima lungo il cammino.
Non voglio proprio scordare. Ho camminato, ho vissuto. Ho assaporato ciò che conta; ho perduto ciò che non valeva, ho lasciato ciò che non serviva.
Voglio che sia sempre così.
Ogni volta che sorgerà la malinconia che appesta l'anima e la umilia dicendole che la vita tradisce, voglio risentire la fiamma di Santiago, l'evidenza del camminare. L'esorbitanza del reale.
Dovrò sempre ricordarmi che la vita è bella.
Voglio camminare ancora, vivendo. Sapere dove andare, con chi festeggiare, per chi fare attenzione, per chi alzarsi presto al mattino, per chi curarsi i piedi, per quale meta essere felici facendo una salita...
Solitudine e compagnia: i misteri del cammino. Silenzio e natura. Fatica e sfida. Obiettivo e sconsolazione. Carità o distrazione.
Sono una donna nuova. Ho vissuto la mia felicità e parlo al presente. Non voglio permettere a me stessa di bandirla questa gioia che ho visto. Voglio la mia freccina gialla. La mia conchiglia amica, non saprò quanti chilometri mancheranno, ma spero siano tanti, mi piace andare.
In questi giorni di ritorno, ho già più volte detto a me stessa, non dimenticare, alt! che cosa stai insinuando, perché prendi a pugni la realtà? perché ridicolizzi ciò che tu stessa hai visto. Non piangere, vai e basta. La nebbia lascerà il posto al faro.

sabato 3 luglio 2010

En route


Domani è arrivato! Parto. Non scriverò più su queste pagine on line per due settimane, trasferirò i miei pensieri su un quaderno...cambio ritmo. Perché parto? Bisogna domandarselo.
Rispondo.
Per chiedere, per vedere, per ringraziare, per affidare, per conoscere, per imparare, per terrestrizzarmi, per celestizzarmi, per condividere, per aiutare ed essere aiutata, per non scordare, per compiere un sacrificio come dono per chi amo.
Chiedere a Dio, a san Giacomo e alla Madre che promette, grazia e misericordia, serenità, pace, la potenza dell'intelletto, il dono della semplicità. Per chiedere di saper amare.
Per vedere come si vive davvero, con i ritmi della natura e della povertà, della fatica fisica dotata di senso. Con la debolezza sfidata dalla bellezza di ciò che scrorre sotto gli occhi e i piedi.
Per affidare me e chi amo, perché ci sia concessa un po' di felicità e alleviata un po' di pena di vivere, perché ci sia concesso di vedere un Senso.
Per conoscere la nostra storia europea e cristiana, i prodigi degli uomini semplici che divengono santi.
Per imparare dal cammino come si vive, tesi a qualcosa e per questo non sconsolati ma forti alla meta, dentro la debolezza di piedi e muscoli, di gambe e mai di cuore.
Per terrestrizzarmi, ovvero per apprendere dalla povertà dei mezzi e delle condizioni, e invece dalla ricchezza della natura che la vita è bella e non ha bisogno di orpelli, ma solo di abbracci.
Per celestizzarmi, ovvero per guardare attraverso i colori della terra verso il Campo di stelle, verso ciò che rende ragione della fatica e brilla sempre.
Per condividere, perché da soli ci si arrende ed è tutto più penoso; perché l'io non è il centro del mondo, per accorgermi dell'altro.
Per aiutare ed essere aiutata, perché la percezione della mia miseria e del mio bisogno mi renda umile, e mi apra al mondo.
Per non scordare chi siamo, che storia abbiamo avuto, che uomini ci hanno preceduti. Per non scordare che cos'è la vita.
Per compiere un sacrificio verso chi diligo, perché al di là di me, chi amo trovi un Senso ogni giorno della propria vita. E io con lui.
Cari amici, vi porterò con me...

Campo di stelle


"Storie di cappelli, di scarpe, di emoraggie dal naso: la cronaca del cammino è la faccia nascosta dell'avventura, la dimensione feriale e dolorosa dell'epopea. Ciò attiene senza dubbio alla natura dell'impresa. L'aspirazione del pellegrino è trascendente, ma il metodo di cui si serve è il più prosaico che esista: mettere un piede avanti alla'ltro e ricominciare. Innalzato al rischio tipico degli orizzonti sconosciuti, dove lo scandirsi abituale del tempo sembra non esistere più, continuamente messo sottosopra dalla stessa natura, minacciato da predoni di ogni tipo, disarmato come un maggiolino su una pietra liscia, il nostro agrimensore dell'eternità traccia il suo cammino a forza d'infimi progressi. E nel fare ciò trascende ciò che gli accade" (P. Barret- J.N. Gurgand).

venerdì 2 luglio 2010

Ti offro le mie vesciche


Impotenza, è l'unica cosa che provi di fronte alle lacrime delle persone a cui vuoi bene. Stamane mi sono sentita impotente, totalmente indipendente da un mio qualche presupposto valore. Senti fiaccarsi la superbia, puoi far poco per far sorridere l'altro, ma vorresti lo stesso un'arma. Vuoi trovarla, devo trovarla.
Camminerò. Domani partirò e sarà per me un'arma il mio cammino, per non vedere morire ogni giorno i miei affetti, perché un sorriso azzurro si accenda sul loro volto, perché una luce brilli nei loro occhi e nei miei di possibilità e di speranza, di tenera, tenace ricerca dei beni che non muoiono. Perché sia possibile abbracciare questo quotidiano fetido e aulente che sempre si presenta a noi.

...e non finirò mai di leggerti


Sarebbe stato come tradire. Come calpestare una certezza che mi ha seguita, calda, in questi mesi. Come vendere la mia libertà pensandoti, come riporre un libro che non ho ancora finito, come chiudere un classico, che non finisci mai di leggere, e tieni aperto sul comodino.
Non finirò mai di leggerti.
Sono stata bene, ma no. Non potevo fare questo. Non potevo, perché i sentimenti hanno una loro maturità che sorpassa l'istinto e la voglia. Mentre la brezza scioglie gli ardori della sera, qualsiasi alito estivo ti protende a volere, soprattutto quando non ti accorgi del tempo che passa. Ma no. Il mondo matto festeggia anniversari strani, anniversari di plastica. Io non posso annuire a ciò che non è carne. Ho ancora troppe preghiere da far uscire dalla mia bocca, perché io possa impiegarmi in altro.
Nel tuo ventre blu verrò a cercarti non da me, perché tu possa aprire senza remore. Senza fastidi, senza scontrarti con la sola mia miseria.

giovedì 1 luglio 2010

Spose che piangono

Abbandona il sentimento di te, per un attimo, per più di un attimo, immedesimati nella vita, solo in quella, lascia che il tuo ego non parli. Ascolta, fai silenzio, proponiti un'ascesi. Ama. Non serve parlare, piuttosto serve "fare marmellate" o cucinare bene, essere parte attiva di quella scoperta dolorosa che è la pochezza dell'altro e la nostra. E' lì la sfida, amare anche davanti alle caricature che abbiamo davanti, anche davanti alla "sragione", anche davanti alla cattiveria, alla piccineria, al fastidio esorbitante che ci invade quando prevale il sentimento invece del giudizio. Spose che piangono dietro alla loro amata anarchia passata, alla loro comoda figliolanza senza nuove misure. Sono anche io così. Sei dentro ad una storia millenaria, fatta di lavoro di mani e silenzio, di solitudine e comunità, ci sarà una ragione, non credi? Abbandona, vorrei anche io, i fantasmi dell'ego, stemperati negli altri, ritroverai te stessa. Non sei diversa da una pellegrina di Santiago, quando cammini non ti serve parlare, e quello che conta è dove vai e la povertà con cui ci vai.
"Tu hai contraddetto ogni cosa, tu mi hai lasciato nella terra di nessuno". "Dio mi aveva ormai concesso tanto buon senso da capire, almeno vagamente, che uno dei più importanti aspetti di ogni vocazione [...], la prova prima ed elementare della vocazione alla vita r. [...] è la disposizione ad accettare la vita di una comunità dove tutti sono più o meno imperfetti" (T. Merton)
Aggiungo: spogliati dei tuoi egoismi, pensi di poter avere una vita più facile di una qualsiasi madre di famiglia che si alza nel cuore della notte più e più volte, mangia gli avanzi masticati del figlio, quando riesce a mangiare, viene interrotta almeno dieci volte durante i pasti, ed è costretta a rinunciare ai suoi piaceri per quelli del suo marmocchio? Hai iniziato una VITA NOVA. La mancanza di grandi celebrazioni non te ne renda dimentica.