venerdì 24 settembre 2010

Mille titoli, mille vite


Avrei mille titoli stasera da scrivere, mille vite da raccontare che s'intrecciano e accadono tutte in una sola giornata. Comincio da questi preparativi dell'ultim'ora verso uno dei viaggi più belli che mai farò. La gioia di un accadimento atteso, voluto, disperato, sperato e abbracciato di un'amica. Come sono felice. E come solo poche ore fa ero spezzata da un colore. Un colore che poteva significare meno affetto, meno attrazione, meno abbraccio. Meno stima. Basta un niente per vivere e morire. Ti dici che ansia, come farò, vorresti piangere, mangi per sfogarti, contraddicendo, poco, pochissimo, le tue regole di ferro, e intanto pensi a lunedì, e ti dici, come sono felice. Pianto e riso. Poi mentre percepisci la tua tensione elettrica lungo il corpo, leggi qualcosa, ti sorprendi, non ti perdi in immaginazioni, però pensi, c'è un seme che muore in un campo...e una qualche grazia di vita affiora anche da cose neglette, neglette chissà poi perché, chissà forse per mia colpa.
Poi apri una foto, per caso, la guardi...rifletti, ascolti cosa ti dice.
E vorresti solo avere il potere del mare, per abbracciare i tuoi mille titoli, che sono mille facce, mille amori, e fare loro sentire calore.
Non morirete, vorresti dire. Poi guardi ancora, pensi a quanto tu sia al di sotto di qualsiasi media, che in tre secondi puoi trovare due o tre cose patenti che dichiarano un'impossibilità di fondo a qualsiasi aspirazione, due tre accidenti di materia, ti misuri, e poi pensi ancora all'evento importante di ADESSO, allora chiudi i tuoi pensieri di mota e poca luna, pensi a R., immergi il cuore nel bianco che la avvolgerà, e ti senti sfolgorare pure tu. Bianca di amore, il resto è storia di domani, e sia quel che sia, ti dici, il mio cuore è ON. E speri che prevalga il bianco (nazareno) anche in una, due, tre di quelle vite che leghi a te.

lunedì 20 settembre 2010

La mia eredità e il mio tesoro


Le torri cadono dappertutto, alle volte il paesaggio intorno è come una landa baciata dalla guerra; un amore divorante, che sbriciola i baluardi costruiti da anni, trionfa. Polvere e orrore, macerie e sconsolatezza, a tratti angoscia, molta rassegnazione, poco sacro. Questo è ciò che vedo, ma non ciò che vivo.
Ci si abitua anche all'infinito? No, ci si abitua a non gridare, oppure ci si abitua a non sussultare, per il giorno che nasce, per la luce del cielo terso, per le foglie verdi che adornano il cammino del mattino, per il pensiero del mare che compare nel cuore.
Filosofia mia filosofia, mente mia mente, ragione mia ragione, cuore mio cuore, ho bisogno di nutrire me stessa con TUTTO, ho bisogno di scoprire, di conoscere e di sapere ogni giorno che la mia eredità e il mio tesoro sono forti più della morte, sono la mia vita stessa. Ho un tesoro, ho un'eredità: il mio scrigno pieno di cose nuove e antiche ha bisogno di essere aperto ogni giorno, e io lo apro, raccolgo perle, mi adorno di speranza, mentre le torri cadono d'intorno, mentre il piacere lascia il posto alla passione, il consumo alla promessa, io mi adorno come principessa di uno strano regno; perché cosa riceverò in cambio del mio tesoro, da dove trarrò il bene se non da esso. E chi mi sta accanto dove ha coltivato la sua perla? In quale terra si recherà per trovarla? La mia intelligenza non può scordare la perla, anche mentre le torri del regno cadono, mentre i tuoi sudditi si allontanano. Il mio io vuole il suo tesoro. Io ho un tesoro. E avendolo lo cercherò...

lunedì 13 settembre 2010

Pietas

Muove interiormente e abbraccia teneramente.
Forza cosmica.

sabato 11 settembre 2010

Sinfonie


Ma se l'arida ombra del burocrate fosse la mia spugna imbevuta d'acqua e aceto. Se la grettezza e l'inurbano procedere delle cose fossero le mie mani giunte sotto alle lacrime del mondo, se ogni difficoltà che soffoca il mio impeto di vita fosse il mio balsamo profumato da spandere sul lino insanguinato della vita di tutti, se quest'assenza di presenza fosse il pegno più grande del mio amore? Sarebbe tutto sinfonico, anche il mio disprezzo e la mia delusione.

Anarchia, grazie!


La supremazia della norma sulla vita. Alcune persone nascono con nel dna un gene sovietico che determina la burocraziafollia. C'è chi nasce con capelli di seta, chi con uno sguardo magnetico, chi con mani sensuali e chi ahimé ha in dono (?) la stoltezza. Applicare la legge è tutto, distruggere le persone è niente. Che tutto sia ordinato e perfetto sulla scrivania delle responsabilità, niente fuori sistema, il codice (gli infiniti codici italiani) abbiano il loro posto proprio su quella sedia regale dove si è appena calpestata la libertà della persona, negandole, giusto art. x comma y codice z, di poter lavorare e vivere con dignità. Sento un rumore di cembalo tintinnante, è la loro testa, ops, un altro suono odo, di latta, ah sì è il loro cuore. Latta infarcita di regole che servono a garantire loro la pace che non sanno determinare con gesto di autonomo realismo. Sarei incline al turpiloquio per questo tipo di persone, ma non è nel mio stile, ahimé dovrò solo scrollarmi di dosso il disprezzo, perché anche questo non è un sentimento che mi calza bene. Pietà, forse questa potrei nutrire, per una miseria come molte altre però gelida, fredda, che non è fatta di carne, di devozioni condotte all'estremo, di famelicità di vita, di ubriachezza sordida ma comprensibile nel suo evocare oblii di dolori, o di lussurie perverse che cercano di sfamare un bisogno legittimo di piacere che sfondi la malinconia. Che tipo di miseria è questa? Non lo so, è la miseria degli stupidi, di chi ha poche parole nel cuore e ne attinge dai codici, i libri più grossi che forse conoscano. E' la vita condotta al patibolo perché lo dice l'articolo 1.La legge è legge; e la vita cos'è? Ma si sono mai fermati a guardare un paio di occhi? Ma si sono mai fermati ad esaminare la "fatica di vivere"?
Se non si segue il codice della carità voglio l'anarchia, l'anarchia e solo l'anarchia.

martedì 7 settembre 2010

Nulla pieno


Non lo so, ma qualcosa mi sembrava scorgere. Tra la spensieratezza, qualcosa che somigliasse ad un comunicato di pace. Ad un messaggio di "riesco ancora a voler comunicare col tuo cuore". E il mio cuore beveva dallo sguardo, qualcosa di non detto, qualcosa che potrebbe essere nulla. Cuore povero. E vivo. Che scorge, che ha pietà di ogni barlume, che palpita anche di fronte al nulla pieno. Pozzanghera, pantano, giornata di pioggia e pietre aguzze sul selciato. Scogli. Mare violento. Tutto è la sede del mio destino. Rischiarerò le violente correnti col mio amore alla vita, il dolore del ventre ove risiede la mia anima, con l'ardore della scoperta, col desiderio di conoscere vedere e mostrare. Perché la mia lanterna può vedere là dove non c'è niente, dirigersi nel deserto e cantare una preghiera danzante di luce nella notte fosca e gelata, poiché il suo olio promana dal luogo dove ogni scintilla si accende, e dove ogni seme muore e germoglia. Dove ogni niente, diviene qualcosa: Essere e Amante.

mercoledì 1 settembre 2010

Destinatario: Estate


Mia cara Estate,
ho visto i tuoi immensi blu scomparire d'un tratto nella teoria dei palazzi della città. Non hai detto nulla, sei scomparsa e basta, ma non mi hai lasciata sola. Che cos'è la tua libertà fatta di venti e sole, di verde fruttuoso e pesche profumate? Di salsedine che scava i cuori. Che cos'è, se non una "permanenza". Estate che rimani, mentre scompari, bella estate, che lasci in me le tue ricchezze. Ho visto e colto i tuoi germogli. Grano oro, mare blu. La mia pelle scotta del tuo sole, i miei occhi luccicano per le tue luci, le mie gambe rinvigoriscono per le tue strade, la mia mente accoglie il tuo silenzio stellato. L'amicizia che nasce, rinasce, si perpetua, tra le benevolenze e l'intimità delle tue voci.
Cuore che accogli e generi ogni cambiamento in me, cercala. Falla riapparire in questo lungo autunno che si appressa. Accendi come lampare le mie speranze, che non s'alzino i flutti a spegnerle; mantieni il suo sorriso fragrante di grano, e mostramela sempre. Confessami che abita lì con te.