mercoledì 23 marzo 2011

Le strade attorte della bellezza

Quando guardo le linee dei monti, le increspature talora argentate talaltra dorate del mare, la curva di certe ciglia, le mandorle (occidentali) entro cui sono contenuti sguardi magnetici colorati di smeraldo, quando osservo certe mani, familiari, provo uno stupore primordiale: nessun girasole impazzito di luce su una tela, o nessuna sera al cafè de nuit, con esplosioni di stelle a forma di fiori, potrebbe provocarmene in egual misura.
Eppure quando osservo certe altre linee l'unico pensiero è che Dio disegni male; ha un album con gli studi non riusciti, quello degli abbozzi, e poi ogni tanto, da qualche abbozzo trae guizzi per qualche grande ciclo pittorico. Non voglio essere blasfema, è che ogni tanto il carboncino si consuma, i colori mancano, la mano si fa stanca, non senza una ragione, non senza uno scopo, e la linea attorta viene tratteggiata, tratta, tratta all'essere. E pare poco? No, per niente, sarà una linea attorta ma esiste, e l'arzigogolo dovrà accettarlo, dovrà trovare la sua armonia, il suo modo per essere montagna e mare e curva e smeraldo. Dovrà cercare la propria via alla bellezza.

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