Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
venerdì 11 marzo 2011
Comignoli
Piccoli mazzetti di fiori, soldatini in file digradanti disposti da mani di bambini saliti sui tetti a rincorrersi. Una sensazione di calore domestico tra le eleganze sofisticate dei tetti transalpini, guardi e ti ricordi le tele dipinte da pittori squattrinati per i vicoli parigini. Voluttà di pensieri, di rimandi a vicoli che sanno di pane caldo, brulicanti di vita, a palazzi non immobilizzati nella loro bellezza lucida e inaccessibile. Accessibili, come tutti i camini, accessibili, da un fumo che parte dall'interno e vuole gridare al cielo, che si tinge di rosa nell'ora del tramonto, che ogni casa è intimità che cerca il mondo. E' la torta all'arancia preparata per il tuo bambino, il pesce fresco fatto al forno per il tuo uomo, il petalo di rosa bruciato in uno scatto di dolore, l'odore della tua pelle, davanti al fuoco, che cerca calore.
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