lunedì 29 agosto 2011

Digiuno

Scrollarsi di dosso i bisogni, cercare di eluderli o acutizzarli in qualche modo, mi fa guardare meglio al mio sentimento di nudità esistenziale, al mio dolore incomprensibile. Digiunare è un dono a me e un dono all'altro, perché da ogni sacrificio immolante si producano frutti di grazie e perché affrontare il dolore con anima penitenziale ti ricongiunge col mondo proprio nel momento stesso in cui ti "misticizza". Perché digiunare è sentire il proprio corpo mille volte di più che mangiando, affrontare il vuoto corporale è chiarire il groviglio mentale, illuminare ciò che ingombra il cuore, e ciò che c'è di essenziale.
E' imparare una povertà che in questo momento è l'unica mia ricchezza, perché così come non ho prodotto niente di ciò che mi è accaduto come potrei pensare di poter cambiare qualcosa nel mondo o negli altri, da me? ...tutto solo per grazia liberamente data, per grazia liberamente supplicata. digiuno....supplico.

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