sabato 2 gennaio 2016

Te Deum

Niente è più bello che avere qualcosa per cui ringraziare. Tutti hanno qualcosa per cui ringraziare. Ti lodo perché mi hai tratta dal nulla, mi hai dato tutti gli interessi che le "banche del mondo" non potranno mai dare né addirittura promettere, mi hai dato il successo facendomi a poco a poco desiderare di far "sparire" il mio ego. Mi hai dato la ricchezza perché mi hai fatto accorgere di tutto il creato: gocce di cristallo petali blu oltremare occhi siriani. Mi hai dato l'amore perché non mi hai illuso che un uomo potesse rendermi felice né mi hai educato alle pure sensazioni, né alle mie esclusive esigenze. Mi hai dato l'intelletto perché mi hai fatto vedere volti e sguardi umili. Mi hai dato gioia perché mi hai sottratta alla tirannia venefica dei ricordi e mi hai spinta in avanti oltre la morte. Mi hai dato la speranza perché mi hai mostrato gente che si dona senza chiedere e non solo tradimento. Mi hai reso roccia perché nel male hai pagato col perdono. Te lodo, Te, solo Te. Te laudo, in eterno.

venerdì 1 gennaio 2016

Film Un altro brutto film, sull'amore di coppia, sul matrimonio. No, no, no. Basta con questi film ombrosi sulla vecchiaia che precipita a morte sulla coppia, sul passato che nasconde menzogne sul presente fittizio di chi ha il cuore altrove. Basta con i rimpianti di chi ha scelto male. Basta. L'amore matrimoniale non è così. L'amore è gioia che permette il sacrificio e sacrificio che fa accedere alla gioia. L'amore matrimoniale non è nè scelta giusta nè scelta sbagliata. E' scelta che avanza da un punto non ideale, non astratto e da là si muove sulle strade che noi vorremo sempre nuovamente proporre. E' scelta scritta su nessun manuale eppure generata come un dono da un punto sorgivo dove prima io non c'ero tu non c'eri e poi d'un tratto c'eravamo, ci siamo. L'amore non è ricordo nostalgico,non è stasi che guarda indietro, che dice "se", "ma", "forse", è un eterno presente eterno, destinato a morire è vero, a soffrire, è vero, a staccarsi è vero, ma eterno, perché genera la nostra fisionomia per sempre, quella che trasfigurati possiederemo nell'happy end di nostra vita, perché, siatene certi, quello che guadagneremo alla fine dei tempi sarà anche frutto di questa piccola infinita cosa che si chiama amore matrimoniale.

venerdì 24 aprile 2015

Principio d'indeterminazione

"Per calcolare la velocità di una particella e la sua situazione futura, bisogna illuminarla con un quantum di luce. Il quantum di luce perturba la particella, modifica la sua velocità e la sua situazione in modo imprevedibile e impedisce la loro misura simultanea e precisa, qualunque sia la precisione dello strumento utilizzato. La realtà è trasformata dal fatto stesso di essere guardata. Il principio d'indeterminazione di Heisenberg è una proprietà fondamentale e ineluttabile del mondo" (J. d'Ormesson).

giovedì 23 aprile 2015

"Ho visto un nido in rovina in cima a un grande albero e questa vista era dolce come quella di un cuore che ha compiuto il suo lavoro" (C. Bobin).

venerdì 17 maggio 2013

Prudenza: chi rallenta è triste

Se sento la parola prudenza dall'uomo della strada mi si accappona la pelle...viene in mente di rallentare, pensi alle ruote lisce dell'auto in una giornata di pioggia; ti viene in mente di non tardare la notte camminando sola in città; di stare alla larga da chi dorme in una stazione. Ti rallenta la vita; ti mette un po' di sana (?) paura... Se sento la parola PRUDENZA in un giorno di stanchezza speciale, al party di chi cerca aiuto dallo Spirito, scopro che è la chiave della mia pena del giorno. Scegliere tenendo a mente il Paradiso. Scegliere avendo come prospettiva l'Amore; la coscienza del bene in funzione della meta. Essere PRUDENTE equivale a agire scegliendo ciò che ci connette al Bene supremo. PRUDENTE è chi si accosta al reietto della stazione, oppure chi non cambia posto accanto al gitano rubereccio; PRUDENTE vuole essere chi considera il contesto non essenziale ad essere felice, chi danza in una stanza chiusa come nel prato di maggio. PRUDENTE è chi non rimpiange l'amore che dà, per l'amore che spera, perché l'importante è perseverare a camminare, chi rallenta è triste.

giovedì 16 maggio 2013

Nè spada nè rosa

Alla fine della giornata, quando gli occhi si chiudono e la mente a forza cerca di stare desta, per strappare dell'altra vita al sonno, che cosa rimane? Il chiacchiericcio è passato, le voci vane scrollate, rimangono i sorrisi, le domande e le risposte. La certezza che "quanto piace al mondo è breve sogno", non l'amarezza di ciò, ma la lucidità, il realismo, la forza, spero, di chi non si lascia fermare da spada o rosa.

domenica 14 ottobre 2012

Poco meno del nulla

Farfalla
I Dirò: sei morta? con una vita di ventiquattr'ore! Troppa amarezza in questo scherzo del creatore. Riesco con sforzo a pronunciare "vita" nell'unità di data di nascita e di consunzione fra le mie dita: mi confonde obbligare una di queste grandezze nello spazio di un giorno. II Perché i giorni per noi sono nulla. Un vuoto zero, nulla. Non puoi appuntarteli al muro e agli occhi renderli commestibili: sul bianco sfondo non possedendo corpo sono invisibili. Come te sono i giorni, e quale peso poi rimpicciolito dieci volte può avere un giorno? III Dirò: tu non esisti? Ma cosa mai allora di simile in te sente la mia mano? e quei colori d'inesistenza non son frutto. E chi ha suggerito quelle tue tinte? Io non avrei la forza, io, grumo borbottante di parole al colore estranee, di immaginare questa tua tavolozza. IV Sulle tue ali piccole pupille e ciglia - o belle donne e uccelli - o ritratto volante, dimmi, di quali volti questi sono frammenti? E la tua nature morte di quali particelle, di quali briciole è fatta: di cose, frutti? o magari di pesci un disteso trofeo? V Forse tu sei paesaggio; attraverso una lente scopro un gruppo di ninfe e una danza e una spiaggia. E fa chiaro laggiù come qui? oppure è cupo come di notte? e quale astro percorre, di', quella volta celeste? Quali figure in quel paesaggio? e, dimmi, è copia di quale vero? VI Penso che tu sia questo e quello: di volto, oggetto, stella tu rechi i tratti. Quell’orafo chi fu che cesellò di fino senza aggrottare i sopraccigli sulle ali quel mondo che ci stringe, che impazzire ci fa, quel mondo dove tu sei l'idea della cosa e noi la cosa stessa? VII Dimmi, perché quel vago ricamo ti fu dato in dono soltanto per un giorno nel paese dei laghi, le cui specchianti superfici conservano lo spazio? A te invece questa breve esistenza riduce la speranza di finir dentro una retina di tremolare in mano, di sedurre al momento della cattura l'occhio del cacciatore. VIII Non mi risponderai, e non per timidezza o per ostilità nei miei confronti e non perché sei morta. Viva, morta... ma a tutte le creature del Signore in segno di affinità per conversare, per cantare la voce è data in dono: per prolungare l'attimo, ed il minuto, il giorno. IX E invece tu, tu non hai questo pegno. A rigore però così è meglio: meglio che con i cieli essere in debito. Non affliggerti, se la tua vita, il tuo peso son privi di parola: è un fardello anche il suono. Sei più incarnale del tempo tu, più muta. X Tu non arrivi a vivere fino a provare la paura. Più lieve della polvere vortichi su un'aiuola, fuori dalla prigione dove il passato e l'avvenire ci chiudono e ci soffocano, e per questa ragione quando, in cerca di cibo, intorno vai volando sul prato anche l'aria d'un tratto prende una forma. XI Così la penna va sopra la carta liscia di un quaderno, e non sa come finisce ogni sua riga, dove si mescolano saggezza ed idiozia ma si fida dei moti della mano, nelle cui dita batte la parola del tutto muta, senza togliere polline dai fiori, ma facendo più lieve il cuore. XII Tanta bellezza per così breve tempo, spinge a una congettura che fa storcer la bocca: dire con più chiarezza che il mondo per davvero creato è senza scopo, o invece, se scopo esiste mai, non siamo noi. Entomologo-amico, per la luce non ci sono spilli né per il buio. XIII Ti dirò "Addio"? e addio al giorno che si compie? a certi uomini la tigna dell'oblio il senno corrompe; ma bada, è tutta colpa del fatto che hanno dietro le spalle non giorni a letto in due non sonni fondi o sogni folli, non il passato, ma nubi di tue sorelle! XIV Sei migliore del Nulla. O meglio: sei più prossima, sei più visibile. Di dentro, ad esso del tutto simile. Nel volo tuo il Nulla acquista carne; nel quotidiano strepito ecco perché uno sguardo tu meriti: sei la barriera lieve fra il Nulla e me. (I. Brodskij).

Violenta anatomia

La cipolla è un'altra cosa./ Interiora non ne ha./ Completamente cipolla/ Fino alla cipollità./ Cipolluta di fuori,/ cipollosa fino al cuore,/ potrebbe guardarsi dentro/ senza provare timore./ In noi ignoto e selve/ di pelle appena coperti,/ interni d'inferno,/ violenta anatomia,/ ma nella cipolla – cipolla,/ non visceri ritorti./ Lei più e più volte nuda,/ fin nel fondo e così via./ Coerente è la cipolla,/ riuscita è la cipolla./ Nell'una ecco sta l'altra,/ nella maggiore la minore,/ nella seguente la successiva,/ cioè la terza e la quarta./ Una centripeta fuga./ Un'eco in coro composta./ La cipolla, d'accordo:/ il più bel ventre del mondo./ A propria lode di aureole/ da sé si avvolge in tondo./ In noi – grasso, nervi, vene,/ muchi e secrezione./ E a noi resta negata/ l'idiozia della perfezione. (W. Szymborska)

Ottobre

Nella nebbia d'ottobre/ tutto il rosso è rosa./ Con il becco sotto l'ala,/ avvolto nel suo stesso tepore,/ il cuore senza un orizzonte/ grande, come il suo battito profondo, si chiude in sé/ e medita, raccolto e gonfio,/ sul prossimo./ ...E piange, dolce, di aver dato all'oblio/ tanta bellezza prossima. (J. Ramon Jiménez).

lunedì 9 gennaio 2012

Prefazione


Steli, arborescenze, luci, frutta. La vita da raccontare in prefazione è come la Sagrada familia: un compito, una passione, un amore da amante, una supplica da genio, una ostinazione folle, una folle immaginazione, una dedizione che è dono completo.
Mai trovare tempo, ma vivere il tempo.

martedì 18 ottobre 2011

Indice

Da dove cominciare?
Comincio dall'indice.
Troppo tempo è passato, troppi eventi accaduti.
Fare l'indice della vita?
semplicemente un razionalizzazione degli eventi, un arginamento narrativo ai pensieri, una presa di coscienza che ha bisogno di parole.
1. Estate
2. Colpi di scena
3. Trasferimenti
4. Belvedere sull'universo

1. Estate bella, Portogallo ruvido e decadente, il mio cuore azzurro e bianco come una ceramica...c'è un veliero che salpa, prende il largo, l'azzurro intenso disegna onde tumide. Parto dentro all'Oceano...
Estate: vedo i colori della mia terra. Verde mare come il cuore, perché il cuore, perdonatemi, sarebbe disposto ad abdicare al suo rosso se solo vedesse, se solo scoprisse quel verde. Verde cuore. Io che amo il rosso. Rosso verde cuore del mare della mia isola, mare verde del cuore del mio desiderio. Abbracci e affetti semplici, complessi, ma primordiali, ci sono e basta.
Estate/ammiccamenti. Conversazioni notturne a perdita di parola, e stelle stelle stelle cadenti su cieli neri neri, immensi, e parole che promettono stelle e stelle che illumiano parole. Silenzi di luglio e d'agosto. L'estate tace con più sapienza dell'inverno, carnosa di domande e tepori, ha grilli e fari da far parlare.
2. Colpi di scena. Perché quando tutto coincide e l'equazione è all'ultimo passaggio, è lì che tutto si anagramma. Pensavi Al e invece è La pensavi destino e invece è chissà che cosa: la vita anagramma anche in lingue straniere, dunque...ma una soluzione c'è comunque e anche se i conti non tornano risolvi lo stesso.
3. Trasefrimenti. Quando dai ascolto alla tua ragione, ti fidi delle cose che vedi, e rischi, ti poni un obiettivo e non ti lasci spaventare, decisa, tutto il resto si costruisce da sé, né chilometri né chissà quali altre difficoltà ad ostacolarti...e tutto è immensamente più tuo, e scopri di voler faticare perché lo sia sempre e sempre di più...
4. E quando sei nella scena perché hai capito che là è il tuo posto, a far da protagonista nella tua vita, tua, e per tutti, capisci dove vuoi andare, il cielo ti rischiara il cielo e vedi la direzione che vuoi: uscita universo, sempre dritto.
E il tuo corridoio, la tua strada che ti conduce è la più bella che t'aspettavi e la più bella da amare, non è l'universo, ma te lo mostra...e non puoi fare che amarlo, e non puoi fare che chiedere di amarlo.
Indice, segue prefazione...

martedì 6 settembre 2011

Miracoli

Chiedete e vi sarà dato...
...così è...

domenica 4 settembre 2011

Canzone d'autunno


Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle,
ma il mio sentiero si perde
nell'anima della nebbia.
La luce mi spezza le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell'idea.
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l'arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell'anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell'ombra
o nella luce di chi le pensa.
La neve cade dalle rose,
ma quella dell'anima resta
e l'artiglio degli anni
ne fa un sudario.
Si scioglierà la neve
quando moriremo?
O ci sarà altra neve
e altre rose più perfette?
Scenderà la pace su di noi
come c'insegna Cristo?
O non sarà mai possibile
la soluzione del problema?
E se l'amore c'inganna?
Chi animerà la nostra vita
se il crepuscolo ci sprofonda
nella vera scienza
del Bene che forse non esiste
e del Male che batte vicino?
Se la speranza si spegne
e ricomincia Babele
che torcia illuminerà
le strade della Terra?
Se l'azzurro è un sogno,
che ne sarà dell'innocenza?
Che ne sarà del cuore
se l'Amore non ha frecce?
Se la morte è la morte,
che ne sarà dei poeti
e delle cose addormentate
che più nessuno ricorda?
O sole della speranza!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle
e tutte le rose sono
bianche come la mia pena.
(F. Garcia Lorca)

martedì 30 agosto 2011

Le cose che ci sono

Cammino nella notte di Bologna ancora dormiente per un agosto ormai alla fine, ancora poca gente in giro, il torpore del caldo, i portici sgombri e belli. La loro prospettiva ritorna ad accarezzarmi arco dopo arco come un'immensa strada tracciata e certa. I colori delle case sono vividi, le travi di legno impongono il loro colore scuro con fascino. Qua e là qualche finestra aperta e stanze illuminate su vite diversissime, fioche luci, o bagliori televisivi che tremolano fin fuori alla strada. Passeggio per sgombrare la mente, via verso la prima proiezione cinematografica che troverò. Passeggio e mi colpiscono le cose che ci sono. Mi colpisce tutto, il caseggiato, la storia che l'ha prodotto, i colori, la sterminata teoria dei portici dentro cui cammino. Le cose ci sono, da anni immemori, ci sono! Un senso di positività guarisce il fastidio dell'anima. Un senso di serenità e protezione mi avvolge. Se le cose ci sono, cosa temere?

Certificato di esistenza in vita

Ma un mondo in cui è necessario certificare l'esistenza, che mondo è? D'altro canto dimentico che è stato il fiore della filosofia moderna a decretare la necessità del certificato di esistenza in vita, poiché di tutto si deve dubitare, anche di te che mi stai davanti e mi parli. La burocrazia sostituisce le evidenze della mente e del corpo, parlano i registri, io non entro nel merito. Se esisti dimostramelo!

lunedì 29 agosto 2011

Digiuno

Scrollarsi di dosso i bisogni, cercare di eluderli o acutizzarli in qualche modo, mi fa guardare meglio al mio sentimento di nudità esistenziale, al mio dolore incomprensibile. Digiunare è un dono a me e un dono all'altro, perché da ogni sacrificio immolante si producano frutti di grazie e perché affrontare il dolore con anima penitenziale ti ricongiunge col mondo proprio nel momento stesso in cui ti "misticizza". Perché digiunare è sentire il proprio corpo mille volte di più che mangiando, affrontare il vuoto corporale è chiarire il groviglio mentale, illuminare ciò che ingombra il cuore, e ciò che c'è di essenziale.
E' imparare una povertà che in questo momento è l'unica mia ricchezza, perché così come non ho prodotto niente di ciò che mi è accaduto come potrei pensare di poter cambiare qualcosa nel mondo o negli altri, da me? ...tutto solo per grazia liberamente data, per grazia liberamente supplicata. digiuno....supplico.

Rose bianche

Sono tre. Sopra la libreria, tre rose bianche, perfette nel loro essere tre e nel loro essere rose. Sono un pegno. Una promessa senza volto, a cui verrà dato volto. Ne ho certezza. Nel momento del travaglio, nel giorno della sospensione, loro sono lì a ricordo di una domanda fatta e di una risposta ricevuta. Loro mi parlano di serenità, nel momento del contorcimento, loro ricordano la possibilità che qualcosa di improbabile o impossibile si avveri.
Forse i giorni saranno tre come le rose, come i giorni del sepolcro. Ma adesso è ancora sabato. E le rose arrivano solo di domenica.

Determinatezza

Scegliere è la cosa peggiore che ci sia: ci sono molti tipi di dolore, scegliere è uno di questi. Dolore che sgomenta, perché in nessun posto c'è scritta la risposta, tranne che in noi. Scegliere è io puro. Quando si sceglie ci si trova ad altalenare tra il bianco e il nero, tra la notte e il giorno, tra il sì e il no, tra chiome bionde o chiome rosse, tra occhi marroni o occhi verdi, tra comunicare e non comunicare, ma finché non si è deciso niente ci appartiene, soprattutto la pace, niente possiamo sfiorare, finché non raccoglieremo la nostra determinatezza e con dolore imboccheremo la nostra strada. Si sceglie talvolta tra due cose o tra tre o tra quattro, altre si sceglie e basta, e io scelgo, e capisco i mille intendimenti che in un sol giorno prima sono luminosi e poi subito oscuri, ma voglio aspettare non subire l'altalena. Aspettare e fare silenzio e giocare la mia determinazione.

domenica 21 agosto 2011

L'idiota

Mi pare di intuire in forma aurorale che cosa significhi essere flagellati e stare a guardare. Occorre essere idioti; è l'unica salvezza, perché le nostre logiche sono stolte ad ogni modo. Il massimo della saggezza è l'idiozia, esporsi a corpo nudo a tutto; perché la verità è un dono di sé, non appena un cerchio tondo, un teorema ben dimostrato. Far finta di non capire e sudare angoscia in mezzo agli ulivi, ho visto questo nella mia storia. La bellezza che è flagello, la verità che è passione, una strada a forma di croce.

Marta

Affaccendarsi, predisporre tutto nel minimo dettaglio, alleviare fatiche, ORGANIZZARE. E poi, non guardarsi negli occhi, non addolcire la voce, non carezzare l'umana attesa, non sentire empatia. Perché mentre la cucina va, mentre si risponde al da fare della vita, la vita fugge via e lo Sposo rimane solo. E la tavola è imbandita perfettamente, il pavimento profuma di pulito, e il convitato? Muore come chi non si sente amato dentro una stanza perfettamente allestita per lui...