Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
martedì 16 agosto 2011
Arcobalena
Sentirti compitare. Sentire la tua voce correre intenta e seria, mentre mi spezza il cuore. O la tua trasparenza nel correre a raccogliere un grappolo d'uva e presto darcelo, felice. O l'entusiasmo nel vedersi. Dove siamo finiti noi? Dove siamo noi, così come tu sei? Dov'è la nostra infanzia capace d'amare, dov'è il regno celeste aperto ai piccoli e a loro soltanto?
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