Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
martedì 30 agosto 2011
Le cose che ci sono
Cammino nella notte di Bologna ancora dormiente per un agosto ormai alla fine, ancora poca gente in giro, il torpore del caldo, i portici sgombri e belli. La loro prospettiva ritorna ad accarezzarmi arco dopo arco come un'immensa strada tracciata e certa. I colori delle case sono vividi, le travi di legno impongono il loro colore scuro con fascino. Qua e là qualche finestra aperta e stanze illuminate su vite diversissime, fioche luci, o bagliori televisivi che tremolano fin fuori alla strada. Passeggio per sgombrare la mente, via verso la prima proiezione cinematografica che troverò. Passeggio e mi colpiscono le cose che ci sono. Mi colpisce tutto, il caseggiato, la storia che l'ha prodotto, i colori, la sterminata teoria dei portici dentro cui cammino. Le cose ci sono, da anni immemori, ci sono! Un senso di positività guarisce il fastidio dell'anima. Un senso di serenità e protezione mi avvolge. Se le cose ci sono, cosa temere?
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