giovedì 23 dicembre 2010

Attese


E'difficile non farsi ricattare dalle attese...da quello che secondo noi sarebbe stato bello, sarebbe stato giusto, sarebbe stato amabile, sarebbe stato indizio di ciò che noi chiameremmo amore o amicizia...non desidero lasciarmi definire da una attesa disattesa, ma certo l'intimo pianto che mi si scatena altro non è che paura che le disattese siano indizio di disaffezione...se non fosse così, butterei all'aria qualsiasi sentore di sentimentalismo e mi arrenderei alla realtà...qualcuno mi smentisca...

domenica 19 dicembre 2010

...mi fai desiderare di essere migliore...


...perché tu mi fai desiderare di essere migliore. Mi fai desiderare di prosciugare le paludi del mio cuore, di sommergere d'acqua ciò ch'è riarso; di sfrondare rami che non diano ombra, di curare il mio giardino perché possa accoglierti: verde, rigoglioso, profumato, non per far mostra di sè, ma per scaldarti il cuore, per farti percepire che d'amore respira ogni cosa. Mi fai desiderare di vincere me stessa, di piegarmi col fuoco alla dismisura dell'affetto. Fuoco, fuoco, fuoco la tua scintilla sento crepitare in me...

giovedì 16 dicembre 2010

Come acqua danzante


Ho letto le tue parole. Mi hanno raggiunta. Che cos'è volere bene se non essere scalfiti, toccati, mossi e commossi.
Il bene risponde al desiderio e a sua volta lo genera; sono piena di desiderio; piena cioè di un anelito stellare, sidereo...tutto cerco nelle lontananze, e tutto si rende presente nella carne della tua vicinanza.
Tu mi appari così: come lo zampillare di una fontana che genera acqua in abbondanza, acqua danzante, scrosciante, argentina. Come le tue parole, che danzano e ridono e sfondano muri...e varcano siepi. Il bene che provo è il desiderio e la felicità di voler far crescere il mio cuore, la mia mente, il mio spirito, la mia ironia, la mia leggerezza, la mia povertà con TE.

venerdì 3 dicembre 2010

This world is not Conclusion


«Questo mondo non è Conclusione.
Un seguito è al di là
invisibile come la Musica
forte come il Suono.
Fa segno e poi sfugge.
Filosofia non lo sa.
È l'Intuizione, alla fine, a penetrare l'Enigma.
I narcotici non possono placare il dente che rode l'anima» (E. Dickinson).

lunedì 29 novembre 2010

Purificare l'amore: tacere

Ho risentito L. dopo mesi in cui avevo deciso il silenzio. Alle volte il silenzio serve a purificare, a riandare all'essenziale, a mendicarsi e a volersi più bene.
Ti voglio bene, con tutta la mia anima immortale. Sono felice.

domenica 28 novembre 2010

Là dov'è l'Amore e le sue stelle


Sotto un cielo grigio trascolorante in un lago immoto e immenso, immensamente sognate; tra monti di carta innevati e sovrastanti; in mezzo ad una bellezza composta e scelta, catulliana e sofficemente venerea, è accaduto uno dei miracoli più grandi della storia...43 sì, 43 chiodi, 43 pietre rotolate, 43 pranzi di pesce in riva al mare con uno sconosciuto...ma soprattutto un sì. Il suo, il mio, la mia memoria, il mio presente. La sua memoria, il suo presente. Abbracci e immensità. Mille resurrezioni. Ti ringrazio perché il tuo sì ha il sapore dei miei desideri, è un miracolo di cui non potrò più non tenere conto. Una forza che mi ha afferrato il cuore e per cui ora mi sento responsabile come di me stessa, perché è un po' me stessa, che mi ha afferrato e per cui ti prometto che pregherò, come certi monaci sperduti nelle nebbie della pianura che pregano e muovono il sole, il mare, la luna, la poesia e la pittura, che bruciano la loro carne sotto l'Amore che move le stelle. Perché entrambe possiamo guardare e vedere, vivere la vita e sentirla, attraversare la vita e toccare, abbracciare la vita e commuoverci, fisse là, là dove è la Vera Gioia, dov'è l'Amore e le sue stelle.

sabato 6 novembre 2010

Un giorno o cento anni...


Vivere un giorno o cento anni...
Il non essere è il lutto più grande...

Mantiene la promessa...


"Il giorno in cui sei arrivata si è aperta una porta su un mondo che non conoscevo
hai portato con te una parte di me
che adesso è il mio vanto
mi hai trovato abbracciato a un ricordo
seduto e annoiato davanti a uno specchio
ho sentito di avere il permesso
di chiudere gli occhi e aprire le braccia
ora è possibile spingerci insieme
oltre i confini del tempo
come certe idee come le maree
come le promesse
è possibile andare lontano senza avere paura
come certe idee come le maree
come le promesse che si fanno

adesso siamo compagni di vita
di vita sognata e di sopravvivenza
la nostra casa è arredata con i tuoi colori
e con le mie parole
i nostri libri mescolati insieme intrecciano
e fondono le nostre storie
ma i segreti nascosti in ogni rapporto
quelli non si raccontano
il nostro amore si sporca le mani
ogni giorno nel fango
più di certe idee più delle maree
più delle certezze
il nostro amore è sospeso nel vuoto
ma con i piedi per terra
più di certe idee più delle maree
più delle certezze che si hanno

tu sei la luce e la pace
la comprensione della sofferenza
io sono la voce e la direzione
le spalle e la malinconia
così abbiamo unito anche il sangue
per coltivare il nostro giardino
e per quanto saremo capaci di farlo
noi lo custodiremo
se potessimo spingerci insieme oltre
i confini del tempo
come certe idee come le maree
come le promesse
se potessimo andare lontano
senza avere paura
come certe idee come le maree
questa è la promessa che ti faccio" (N. Fabi)

sabato 30 ottobre 2010

Sentinella al tuo quadrivio


Che ognuno trovi la propria strada. Fermerò la mia immaginazione lì, sul quadrivio su cui stai fermo, e sulla strada che hai già deciso di imboccare. Amici, miei amici, chiederò che il cammino sia quello giusto e il silenzio non sia assordante. Camminate pure dove avete scelto, la mia fantasia vi soccorrerà con le parole della tradizione, con l'eccentricità della morte.

giovedì 28 ottobre 2010

Reset


La sensazione è liberante. Una vita immaginativa che cade, mentre ne accolgo una nuda in carne ed ossa. Di spalle, non mostra ancora il volto, ma ci disegno sopra i miei sogni come graffiti che dicono grazie e basta. Resettare non vuol dire cancellare. Vuol dire solo ripartire. Accorgersi che il passato conta meno dell'ora. Che il presente conta più del domani, e che certi miti vanno abbattuti, certi angoli bui illuminati e che ciò che puoi donare alle tue immaginazioni è solo una preghiera. Stendo i miei vestiti zuppi di passato al sole, si asciugano, profumano di aria pura, mantengono la piega gualgita dell'acqua che li ha attraversati e posseduti, rimarranno così, mossi, spiegazzati, sdruciti, con aloni impercettibili o no, ma sono asciutti, li reindosso e vado.

domenica 24 ottobre 2010

Arsioni e spegnimenti


Giornata di arsioni spente, che generano fuochi e incendi dell'essere più grandi delle scintille minute e piatte che le hanno generate. Fuoco e acqua; acqua scrosciante, fresca, dolce, acqua che mi accende. Che mi rende viva. Voce della mia speranza. Come potresti parlare, tu, speranza se non per tramite di questo fuoco ammansito, e però forte, di questo ardere che diviene sorgente di grido? Voce, voce, voce che brilli come fuoco; la mia anima è colma oggi di fiamme che non mi hanno arsa. Potente fuoco che immolo all'acqua, alle acque che per me e non solo per me, invoco, pure di salvezza, chiare come un destino che voglio vedere.

sabato 16 ottobre 2010

Rivelazioni

Il vostro parlare sia sì, sì, no, no. Davanti a certe rivelazioni posso solo dire: sii forte, giudica, non rammollirti dietro a sentimenti vani, a tenui manifestazioni di sensazioni, a ricadute di istinto, a vacui simulacri d'affetto, a fumose immagini di compiacimento. Le cose sono o non sono, le mezze vie non aiutano, sfasciano e basta, ti trattengono fermo, mentre dovresti correre, correre, correre dietro a tutto ciò che è. Amore è giudizio, ecco ciò che posso dire dopo certe rivelazioni; grazie a Dio ne esco indenne, non mi tange, se non come fatto umano; avevo giudicato, capito, e posso solo dire che il mio cervello non mente, capisce, vede; e comprende anche, sì, comprende che c'è un immenso sopore che affligge chi mi sta accanto. Tristezza delle tristezze, sopraffatti da sé stessi e dalla propria ignavia affettiva.
E per restare in tema con ciò che si rivela, tenti anche di prendere ciò che vuoi nell'attimo, come se tutto fosse acqua, pioggia che lava e dilava, e le tue confusioni non avessero a che fare con questo momento, con bocca e mani, con cuore e contingenza. No. Fortezza, mi iscrivo al tuo partito. L'adolescenza lasciamola ai molli, ai tiepidi, ai tormentati, la mia serenità avvampa.

giovedì 14 ottobre 2010

Tris


Non so da dove iniziare stasera...troppe cose.
Cercherò di ordinare le gioie, le sorprese e le speranze della giornata.
Gioie:
la lezione di oggi, bella, fluente, li sento così miei questi ragazzi, sento proprio che è possibile guidarli, far scorgere loro qualcosa, oltre la nebbia, oltre il gregge, oltre la sciatteria: qualcosa di baluginante e commovente come un DESTINO.
L'amore che vive, sopravvive, che gode di nient'altro che dell'essere, del puro essere corrispondete.
Sorprese:
un'amica che schiude la porta del cuore, che si emoziona parlando, che teme immaginando, che decide di gettarsi nelle braccia dell'imponderabile. Sento il suo ventre che danza, i suoi occhi che attendono, la sua stessa incredulità che fa nascere un sorriso, una danza del sole che le sue membra agitate balleranno a Dio per fugare i dubbi della mente. Vivezza! Vita, vita, vita, tenerezza e luce. Io danzo con te.
Speranze:
un'amicizia incidente, non misurata dal quanto.
Lo sciogliersi del cuore. La compagnia del destino.

domenica 10 ottobre 2010

Deponi la tua vanità, deponila!


"Ciò che sai amare rimane, il resto è scoria
ciò che sai amare non ti sarà strappato
ciò che sai amare è il tuo vero retaggio
il mondo, quale? Il mio, il loro
o di nessuno?
Prima venne la vista, poi diventò palpabile
Eliso, fosse pure in quell’antro d’inferno,
ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggio
ciò che tu sai amare non ti sarà strappato.
La formica è centauro nel suo mondo di draghi.
Deponi la tua vanità, non è l’uomo
che ha fatto il coraggio, o l’ordine o la grazia,
deponi la tua vanità, dico, deponila!
La natura t’insegni quale posto ti spetta
per gradi d’invenzione o di vera maestria,
deponi la tua vanità,
Paquin, deponila!
Il casco verde tua eleganza offusca.
“Padroneggia te stesso, e gli altri ti sopporteranno”.
Deponi la tua vanità
sei cane bastonato sotto la grandine
tronfia gazza nel sole delirante,
mezzo nero mezzo bianco
tu non distingui fra ala e coda
giù la tua vanità
spregevole è il tuo odio
che si nutre di falso,
deponi la tua vanità,
sollecito a distruggere, avaro in carità,
deponi la tua vanità
dico, deponila!
Ma avere fatto piuttosto che non fare
questa non è vanità
aver bussato, discretamente,
perché un Blunt ti apra
avere colto dall’aria una tradizione viva
o da un occhio fiero ed esperto l’indomita fiamma
questa non è vanità.
L’errore sta tutto nel non fatto,
sta nella diffidenza che tentenna…" (Ezra Pound)

Poiché l'alba si accende


"Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e la imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,

facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
basta con l'ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.

E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! basta
con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!

Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,

io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,

camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;

sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.

E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso". (Paul Verlaine)

sabato 9 ottobre 2010

Spesso il Bene di vivere ho incontrato


Spesso il Bene di vivere ho incontrato
era la lama di sole posata sul mio cuscino
il cielo turchino del mattino
il respiro odoroso del gelsomino
l'amico trovato sul cammino
la stella del Destino.

Esperimento anticapitalista: esiti


Perfetto. Riuscito. Felice, come prima, più di prima. Non mi è mancato niente, anzi, direi che "non comprando" qualcosa ho riscoperto; vecchi oggetti NUOVI, e l'anima che non ha bisogno di fronzoli; e poi tanta creatività per mettere assieme quello che già c'è. Non ho acquistato niente per tre mesi, lo giuro. E in periodo di sconti per una donna, può essere molto duro. Non lo è stato, avevo le mie infinite ragioni. Ho comprato solo due doni, ma direi che non conta.
Guarire dal bisogno materiale è uno dei più grandi regali che io possa concedermi, per il bisogno umano, invece, voglio gridare sempre, senza orgoglio, tutta la mia pochezza e il mio necessitare Tutto.
Ogni qual volta l'occhio del desiderio si poggia su un oggetto mi chiedo "E' necessario"? Che cosa o chi è necessario? poche cose resistono, se si è leali, a questa domanda.
Povertà: pareti nude a cielo aperto.

Utopia?


Mi sento assalire dal bisogno di ogni utopia, dal desiderio del realizzarsi di tutti i progetti ideali, dal fuoco di qualsiasi rivoluzione, dalla fame di VERITA'. Ho chiamato questo blog "In trasparenza" perché è la verità che voglio, della mia bocca, dei miei occhi, dei miei pensieri, e poi la Verità assoluta, amante, creante.
Mi volgo e non vedo menzogna e basta, quello sarebbe normale, ma incapacità di scorgere che l'intero tessuto civile è stoltezza, è falsità e copre l'uomo fino a soffocarlo.
La stampa in primis, la pubblicità, le banche, le università coi loro corsi di laurea effimeri, le immagini di copertina, i bisogni, mille, che ci incalzano; l'amore di quattro soldi che si frena al primo sacrificio, il sesso speso per mezz'ora appena di piacere. Tutti i prodotti che compriamo, la nostra democrazia, dimentica delle sue origini, oggi morta di fatto e celebrata vanamente. Tutto: tranne l'amicizia, l'arte (pochissima, è rimasta?), qualche cibo che viene dalla terra, e certi uomini che sanno ancora fare silenzio e costruire certi del male, ma anche della speranza. Che dirò ai miei allievi? Questo...siate uomini, pensate con la vostra testa, imparate, studiate, leggete, criticate, guardate, osservate il mondo, non fatevi immergere la testa nell'anestetico mediatico, andate per i boschi, al mare, respirate a pieni polmoni ciò che ancora non abbiamo distrutto, stupitevi delle creature, del sole, del cielo, cercate Dio. Amate, non fatevi spaventare dalla morte; vivete, vivete, vivete, Dio ha compiuto e può compiere miracoli; non stancatevi, non affannatevi, cercate di esservi amici e combattete il male, c'è, sappiatelo, non rendetevi ciechi; siate eroi. Il tempo? dedicatelo alla vostra anima, al corpo, quanta basta per esaltare il soffio dello spirito che gli diede vita, amate amate amate. Non pensate come loro, come chi ha venduto e vende ogni ora la propria anima al denaro. Siate poveri, non miseri, poveri d'animo e di mezzi, siate come bambini che preferiscono giocare invece che contendersi un possesso.

La mia utopia lavora da 2000 anni. Il mio esercito è forte, la mia una buona battaglia.

sabato 2 ottobre 2010

La notte stellata di Galla


Eden, Paradiso, l'anima che si abbevera alla fonte, all'acqua che estingue e amplifica la sete. Fiori, frutti, oro e blu infinito, una immensa notte di stelle, un'immensa pioggia di san Lorenzo richiarata dalle scintille del martirio.
Oro a perdere. Se fosse così semplice amare, sapendo che cosa fare, come guardare quella notte stellata; come poserò le mie tesserine oro e blu, per costruire la speranza l'ammirazione e la certezza, invece che il piacere, l'effimero e il transeunte?

venerdì 24 settembre 2010

Mille titoli, mille vite


Avrei mille titoli stasera da scrivere, mille vite da raccontare che s'intrecciano e accadono tutte in una sola giornata. Comincio da questi preparativi dell'ultim'ora verso uno dei viaggi più belli che mai farò. La gioia di un accadimento atteso, voluto, disperato, sperato e abbracciato di un'amica. Come sono felice. E come solo poche ore fa ero spezzata da un colore. Un colore che poteva significare meno affetto, meno attrazione, meno abbraccio. Meno stima. Basta un niente per vivere e morire. Ti dici che ansia, come farò, vorresti piangere, mangi per sfogarti, contraddicendo, poco, pochissimo, le tue regole di ferro, e intanto pensi a lunedì, e ti dici, come sono felice. Pianto e riso. Poi mentre percepisci la tua tensione elettrica lungo il corpo, leggi qualcosa, ti sorprendi, non ti perdi in immaginazioni, però pensi, c'è un seme che muore in un campo...e una qualche grazia di vita affiora anche da cose neglette, neglette chissà poi perché, chissà forse per mia colpa.
Poi apri una foto, per caso, la guardi...rifletti, ascolti cosa ti dice.
E vorresti solo avere il potere del mare, per abbracciare i tuoi mille titoli, che sono mille facce, mille amori, e fare loro sentire calore.
Non morirete, vorresti dire. Poi guardi ancora, pensi a quanto tu sia al di sotto di qualsiasi media, che in tre secondi puoi trovare due o tre cose patenti che dichiarano un'impossibilità di fondo a qualsiasi aspirazione, due tre accidenti di materia, ti misuri, e poi pensi ancora all'evento importante di ADESSO, allora chiudi i tuoi pensieri di mota e poca luna, pensi a R., immergi il cuore nel bianco che la avvolgerà, e ti senti sfolgorare pure tu. Bianca di amore, il resto è storia di domani, e sia quel che sia, ti dici, il mio cuore è ON. E speri che prevalga il bianco (nazareno) anche in una, due, tre di quelle vite che leghi a te.

lunedì 20 settembre 2010

La mia eredità e il mio tesoro


Le torri cadono dappertutto, alle volte il paesaggio intorno è come una landa baciata dalla guerra; un amore divorante, che sbriciola i baluardi costruiti da anni, trionfa. Polvere e orrore, macerie e sconsolatezza, a tratti angoscia, molta rassegnazione, poco sacro. Questo è ciò che vedo, ma non ciò che vivo.
Ci si abitua anche all'infinito? No, ci si abitua a non gridare, oppure ci si abitua a non sussultare, per il giorno che nasce, per la luce del cielo terso, per le foglie verdi che adornano il cammino del mattino, per il pensiero del mare che compare nel cuore.
Filosofia mia filosofia, mente mia mente, ragione mia ragione, cuore mio cuore, ho bisogno di nutrire me stessa con TUTTO, ho bisogno di scoprire, di conoscere e di sapere ogni giorno che la mia eredità e il mio tesoro sono forti più della morte, sono la mia vita stessa. Ho un tesoro, ho un'eredità: il mio scrigno pieno di cose nuove e antiche ha bisogno di essere aperto ogni giorno, e io lo apro, raccolgo perle, mi adorno di speranza, mentre le torri cadono d'intorno, mentre il piacere lascia il posto alla passione, il consumo alla promessa, io mi adorno come principessa di uno strano regno; perché cosa riceverò in cambio del mio tesoro, da dove trarrò il bene se non da esso. E chi mi sta accanto dove ha coltivato la sua perla? In quale terra si recherà per trovarla? La mia intelligenza non può scordare la perla, anche mentre le torri del regno cadono, mentre i tuoi sudditi si allontanano. Il mio io vuole il suo tesoro. Io ho un tesoro. E avendolo lo cercherò...

lunedì 13 settembre 2010

Pietas

Muove interiormente e abbraccia teneramente.
Forza cosmica.

sabato 11 settembre 2010

Sinfonie


Ma se l'arida ombra del burocrate fosse la mia spugna imbevuta d'acqua e aceto. Se la grettezza e l'inurbano procedere delle cose fossero le mie mani giunte sotto alle lacrime del mondo, se ogni difficoltà che soffoca il mio impeto di vita fosse il mio balsamo profumato da spandere sul lino insanguinato della vita di tutti, se quest'assenza di presenza fosse il pegno più grande del mio amore? Sarebbe tutto sinfonico, anche il mio disprezzo e la mia delusione.

Anarchia, grazie!


La supremazia della norma sulla vita. Alcune persone nascono con nel dna un gene sovietico che determina la burocraziafollia. C'è chi nasce con capelli di seta, chi con uno sguardo magnetico, chi con mani sensuali e chi ahimé ha in dono (?) la stoltezza. Applicare la legge è tutto, distruggere le persone è niente. Che tutto sia ordinato e perfetto sulla scrivania delle responsabilità, niente fuori sistema, il codice (gli infiniti codici italiani) abbiano il loro posto proprio su quella sedia regale dove si è appena calpestata la libertà della persona, negandole, giusto art. x comma y codice z, di poter lavorare e vivere con dignità. Sento un rumore di cembalo tintinnante, è la loro testa, ops, un altro suono odo, di latta, ah sì è il loro cuore. Latta infarcita di regole che servono a garantire loro la pace che non sanno determinare con gesto di autonomo realismo. Sarei incline al turpiloquio per questo tipo di persone, ma non è nel mio stile, ahimé dovrò solo scrollarmi di dosso il disprezzo, perché anche questo non è un sentimento che mi calza bene. Pietà, forse questa potrei nutrire, per una miseria come molte altre però gelida, fredda, che non è fatta di carne, di devozioni condotte all'estremo, di famelicità di vita, di ubriachezza sordida ma comprensibile nel suo evocare oblii di dolori, o di lussurie perverse che cercano di sfamare un bisogno legittimo di piacere che sfondi la malinconia. Che tipo di miseria è questa? Non lo so, è la miseria degli stupidi, di chi ha poche parole nel cuore e ne attinge dai codici, i libri più grossi che forse conoscano. E' la vita condotta al patibolo perché lo dice l'articolo 1.La legge è legge; e la vita cos'è? Ma si sono mai fermati a guardare un paio di occhi? Ma si sono mai fermati ad esaminare la "fatica di vivere"?
Se non si segue il codice della carità voglio l'anarchia, l'anarchia e solo l'anarchia.

martedì 7 settembre 2010

Nulla pieno


Non lo so, ma qualcosa mi sembrava scorgere. Tra la spensieratezza, qualcosa che somigliasse ad un comunicato di pace. Ad un messaggio di "riesco ancora a voler comunicare col tuo cuore". E il mio cuore beveva dallo sguardo, qualcosa di non detto, qualcosa che potrebbe essere nulla. Cuore povero. E vivo. Che scorge, che ha pietà di ogni barlume, che palpita anche di fronte al nulla pieno. Pozzanghera, pantano, giornata di pioggia e pietre aguzze sul selciato. Scogli. Mare violento. Tutto è la sede del mio destino. Rischiarerò le violente correnti col mio amore alla vita, il dolore del ventre ove risiede la mia anima, con l'ardore della scoperta, col desiderio di conoscere vedere e mostrare. Perché la mia lanterna può vedere là dove non c'è niente, dirigersi nel deserto e cantare una preghiera danzante di luce nella notte fosca e gelata, poiché il suo olio promana dal luogo dove ogni scintilla si accende, e dove ogni seme muore e germoglia. Dove ogni niente, diviene qualcosa: Essere e Amante.

mercoledì 1 settembre 2010

Destinatario: Estate


Mia cara Estate,
ho visto i tuoi immensi blu scomparire d'un tratto nella teoria dei palazzi della città. Non hai detto nulla, sei scomparsa e basta, ma non mi hai lasciata sola. Che cos'è la tua libertà fatta di venti e sole, di verde fruttuoso e pesche profumate? Di salsedine che scava i cuori. Che cos'è, se non una "permanenza". Estate che rimani, mentre scompari, bella estate, che lasci in me le tue ricchezze. Ho visto e colto i tuoi germogli. Grano oro, mare blu. La mia pelle scotta del tuo sole, i miei occhi luccicano per le tue luci, le mie gambe rinvigoriscono per le tue strade, la mia mente accoglie il tuo silenzio stellato. L'amicizia che nasce, rinasce, si perpetua, tra le benevolenze e l'intimità delle tue voci.
Cuore che accogli e generi ogni cambiamento in me, cercala. Falla riapparire in questo lungo autunno che si appressa. Accendi come lampare le mie speranze, che non s'alzino i flutti a spegnerle; mantieni il suo sorriso fragrante di grano, e mostramela sempre. Confessami che abita lì con te.

venerdì 20 agosto 2010

Le tue maiuscole


Ah, ritrovare la speranza, disegnata su carta. Non che l’avessi mai persa, ma arranco tra le tue lettere a trovare il riflesso di una qualche melodia cantabile, dissonanze, tranne che nei tuoi occhi, solo quelle sento nel tuo sguardo al quotidiano che ti senti pesare addosso. Dissonanze in una grande opera, wagneriano col viso da saltimbanco. Crolli, pianure desolate, mura bigie, prigioni. Come tutti. Prigioni. Lager del 2010, cui dietro sta la stessa violenza di quelli del secolo scorso, mutatasi d’abito. Perché avere vergogna delle proprie abiezioni? l’uomo si costruisce il proprio inferno da solo, costantemente. Instabilità, profitto, idolatria da produttività ammantata di amore al lavoro, diseguaglianza sociale, ancora e sempre: è il nostro gulag; il nostro numero di matricola da campo, marchiato nel cuore…nell’incapacità/impossibilità di procedere, di concepire progetti. Cattivo evo. Ogni evo. Ma la felicità prescinde, prescinde sempre, è schiva, si serve del contesto ma lo contesta al pari. Vive di vita propria.
Vita, lager. Come tutti.
Però si può cantare. Si può guardare l’azzurro: mare cielo; si può cantare. Si può guardare il rosso: rose passione. Si può cantare. Si può contare sul bianco: luce, purità di cuore. Si può cantare. Si può abbracciare il giallo: un amico solare che ti vuole bene.
La vita è colorata. E io ritrovo la speranza nelle tue maiuscole. Che cosa si può scrivere in maiuscolo? I nomi = persone ovvero miracolo che sempre si offre alla nostra solitudine. I luoghi = spazi di libertà e scoperta. Le speranze e le evidenze = ciò che ci sovrasta e ci può far andare avanti. I primi e i secondi si scrivono così anche per convenzione, ma le speranze e le evidenze no. Occorre semplicità e sete per poterlo fare. Che la semplicità dia da bere alla tua sete.
Le tue maiuscole oggi mi salvano.

venerdì 23 luglio 2010

Ritorno: esorbitanza di realtà


Sono tornata. Dovrò rendere conto a voi tutti amici miei, oltre che a me stessa, di ciò che mi è successo.
Sono una donna nuova.
Ho bruciato parte di me sull'oceano a Finisterre, ho ridato fiamma di creazione alla mia anima lungo il cammino.
Non voglio proprio scordare. Ho camminato, ho vissuto. Ho assaporato ciò che conta; ho perduto ciò che non valeva, ho lasciato ciò che non serviva.
Voglio che sia sempre così.
Ogni volta che sorgerà la malinconia che appesta l'anima e la umilia dicendole che la vita tradisce, voglio risentire la fiamma di Santiago, l'evidenza del camminare. L'esorbitanza del reale.
Dovrò sempre ricordarmi che la vita è bella.
Voglio camminare ancora, vivendo. Sapere dove andare, con chi festeggiare, per chi fare attenzione, per chi alzarsi presto al mattino, per chi curarsi i piedi, per quale meta essere felici facendo una salita...
Solitudine e compagnia: i misteri del cammino. Silenzio e natura. Fatica e sfida. Obiettivo e sconsolazione. Carità o distrazione.
Sono una donna nuova. Ho vissuto la mia felicità e parlo al presente. Non voglio permettere a me stessa di bandirla questa gioia che ho visto. Voglio la mia freccina gialla. La mia conchiglia amica, non saprò quanti chilometri mancheranno, ma spero siano tanti, mi piace andare.
In questi giorni di ritorno, ho già più volte detto a me stessa, non dimenticare, alt! che cosa stai insinuando, perché prendi a pugni la realtà? perché ridicolizzi ciò che tu stessa hai visto. Non piangere, vai e basta. La nebbia lascerà il posto al faro.

sabato 3 luglio 2010

En route


Domani è arrivato! Parto. Non scriverò più su queste pagine on line per due settimane, trasferirò i miei pensieri su un quaderno...cambio ritmo. Perché parto? Bisogna domandarselo.
Rispondo.
Per chiedere, per vedere, per ringraziare, per affidare, per conoscere, per imparare, per terrestrizzarmi, per celestizzarmi, per condividere, per aiutare ed essere aiutata, per non scordare, per compiere un sacrificio come dono per chi amo.
Chiedere a Dio, a san Giacomo e alla Madre che promette, grazia e misericordia, serenità, pace, la potenza dell'intelletto, il dono della semplicità. Per chiedere di saper amare.
Per vedere come si vive davvero, con i ritmi della natura e della povertà, della fatica fisica dotata di senso. Con la debolezza sfidata dalla bellezza di ciò che scrorre sotto gli occhi e i piedi.
Per affidare me e chi amo, perché ci sia concessa un po' di felicità e alleviata un po' di pena di vivere, perché ci sia concesso di vedere un Senso.
Per conoscere la nostra storia europea e cristiana, i prodigi degli uomini semplici che divengono santi.
Per imparare dal cammino come si vive, tesi a qualcosa e per questo non sconsolati ma forti alla meta, dentro la debolezza di piedi e muscoli, di gambe e mai di cuore.
Per terrestrizzarmi, ovvero per apprendere dalla povertà dei mezzi e delle condizioni, e invece dalla ricchezza della natura che la vita è bella e non ha bisogno di orpelli, ma solo di abbracci.
Per celestizzarmi, ovvero per guardare attraverso i colori della terra verso il Campo di stelle, verso ciò che rende ragione della fatica e brilla sempre.
Per condividere, perché da soli ci si arrende ed è tutto più penoso; perché l'io non è il centro del mondo, per accorgermi dell'altro.
Per aiutare ed essere aiutata, perché la percezione della mia miseria e del mio bisogno mi renda umile, e mi apra al mondo.
Per non scordare chi siamo, che storia abbiamo avuto, che uomini ci hanno preceduti. Per non scordare che cos'è la vita.
Per compiere un sacrificio verso chi diligo, perché al di là di me, chi amo trovi un Senso ogni giorno della propria vita. E io con lui.
Cari amici, vi porterò con me...

Campo di stelle


"Storie di cappelli, di scarpe, di emoraggie dal naso: la cronaca del cammino è la faccia nascosta dell'avventura, la dimensione feriale e dolorosa dell'epopea. Ciò attiene senza dubbio alla natura dell'impresa. L'aspirazione del pellegrino è trascendente, ma il metodo di cui si serve è il più prosaico che esista: mettere un piede avanti alla'ltro e ricominciare. Innalzato al rischio tipico degli orizzonti sconosciuti, dove lo scandirsi abituale del tempo sembra non esistere più, continuamente messo sottosopra dalla stessa natura, minacciato da predoni di ogni tipo, disarmato come un maggiolino su una pietra liscia, il nostro agrimensore dell'eternità traccia il suo cammino a forza d'infimi progressi. E nel fare ciò trascende ciò che gli accade" (P. Barret- J.N. Gurgand).

venerdì 2 luglio 2010

Ti offro le mie vesciche


Impotenza, è l'unica cosa che provi di fronte alle lacrime delle persone a cui vuoi bene. Stamane mi sono sentita impotente, totalmente indipendente da un mio qualche presupposto valore. Senti fiaccarsi la superbia, puoi far poco per far sorridere l'altro, ma vorresti lo stesso un'arma. Vuoi trovarla, devo trovarla.
Camminerò. Domani partirò e sarà per me un'arma il mio cammino, per non vedere morire ogni giorno i miei affetti, perché un sorriso azzurro si accenda sul loro volto, perché una luce brilli nei loro occhi e nei miei di possibilità e di speranza, di tenera, tenace ricerca dei beni che non muoiono. Perché sia possibile abbracciare questo quotidiano fetido e aulente che sempre si presenta a noi.

...e non finirò mai di leggerti


Sarebbe stato come tradire. Come calpestare una certezza che mi ha seguita, calda, in questi mesi. Come vendere la mia libertà pensandoti, come riporre un libro che non ho ancora finito, come chiudere un classico, che non finisci mai di leggere, e tieni aperto sul comodino.
Non finirò mai di leggerti.
Sono stata bene, ma no. Non potevo fare questo. Non potevo, perché i sentimenti hanno una loro maturità che sorpassa l'istinto e la voglia. Mentre la brezza scioglie gli ardori della sera, qualsiasi alito estivo ti protende a volere, soprattutto quando non ti accorgi del tempo che passa. Ma no. Il mondo matto festeggia anniversari strani, anniversari di plastica. Io non posso annuire a ciò che non è carne. Ho ancora troppe preghiere da far uscire dalla mia bocca, perché io possa impiegarmi in altro.
Nel tuo ventre blu verrò a cercarti non da me, perché tu possa aprire senza remore. Senza fastidi, senza scontrarti con la sola mia miseria.

giovedì 1 luglio 2010

Spose che piangono

Abbandona il sentimento di te, per un attimo, per più di un attimo, immedesimati nella vita, solo in quella, lascia che il tuo ego non parli. Ascolta, fai silenzio, proponiti un'ascesi. Ama. Non serve parlare, piuttosto serve "fare marmellate" o cucinare bene, essere parte attiva di quella scoperta dolorosa che è la pochezza dell'altro e la nostra. E' lì la sfida, amare anche davanti alle caricature che abbiamo davanti, anche davanti alla "sragione", anche davanti alla cattiveria, alla piccineria, al fastidio esorbitante che ci invade quando prevale il sentimento invece del giudizio. Spose che piangono dietro alla loro amata anarchia passata, alla loro comoda figliolanza senza nuove misure. Sono anche io così. Sei dentro ad una storia millenaria, fatta di lavoro di mani e silenzio, di solitudine e comunità, ci sarà una ragione, non credi? Abbandona, vorrei anche io, i fantasmi dell'ego, stemperati negli altri, ritroverai te stessa. Non sei diversa da una pellegrina di Santiago, quando cammini non ti serve parlare, e quello che conta è dove vai e la povertà con cui ci vai.
"Tu hai contraddetto ogni cosa, tu mi hai lasciato nella terra di nessuno". "Dio mi aveva ormai concesso tanto buon senso da capire, almeno vagamente, che uno dei più importanti aspetti di ogni vocazione [...], la prova prima ed elementare della vocazione alla vita r. [...] è la disposizione ad accettare la vita di una comunità dove tutti sono più o meno imperfetti" (T. Merton)
Aggiungo: spogliati dei tuoi egoismi, pensi di poter avere una vita più facile di una qualsiasi madre di famiglia che si alza nel cuore della notte più e più volte, mangia gli avanzi masticati del figlio, quando riesce a mangiare, viene interrotta almeno dieci volte durante i pasti, ed è costretta a rinunciare ai suoi piaceri per quelli del suo marmocchio? Hai iniziato una VITA NOVA. La mancanza di grandi celebrazioni non te ne renda dimentica.

domenica 27 giugno 2010

Esperimento anticapitalista


Voglio provare a non soccombere più...tutto è desiderabile, poco è necessario, quasi niente. I cassetti scoppiano, almeno rispetto alla necessità. Basta. Voglio smettere di comprare. Voglio provare a me stessa che nulla è necessario, di quello a cui i nuovi paesaggi urbani delle nostre strade capitaliste ci invitano. Non apparirò più bella solo per aver comprato una camicia in più o un top micro. Non apparirò più degna di sguardo solo per i tacchi 10 dei sandali perfetti. Si può essere "perfetti" con poco, non per avarizia, per rivoluzione. Basta con queste vetrine che strabordano di cose bellissime dietro alle quali ci sono artigiani e designers straordinari, lo so, ma che accostiamo con famelica ansia, e con propensione all'egocentrismo. E' tutto bello e ammirevole, ma solo un po' più di sobrietà non guasterebbe, un freno alla marcia dell'ostentazione, e io parlo da anima barocca...minimalista barocca. E' possibile? Per tre mesi non comprerò più nulla, fuorché il cibo e i libri.

Lista senza cancellature


Devo fare una lista delle persone da ricordare prima di dormire! Ci vuole un atto di gratuità totale nell'arco della giornata in cui almeno un momento di tempo non sia per noi, ma per "altri" amati e volendo anche non amati. R. è la prima da aggiungere alla lista minima che già c'è nel cuore...perché la vita non può sommergerci...

Diffrazione rossa


Sera toscana, cielo di luna rossa, amicizia confortante e da confortare. Nulla da aggiungere: piacere, vero piacere. Bisognerebbe cantare stasera, appartarsi nel blu della notte e cantare, parole d'amore e di speranza, scrivere qualche verso. Ridare in poesia con le parole ciò che la vita ti dà in immagini ed esperienze.
Luna rossa, non mi dai nostalgia stasera, non malinconia, solo vivezza: emozione certa. Palpito che non ha strascichi di tempi andati, ma lieto sorriso da dare alla speranza dell'oggi e del domani che da qualche parte una Sapienza buona sta cesellando. Alla domanda d'amore, che ogni luna rossa suscita, non sono impreparata, e non ho lacrime da versare.

venerdì 25 giugno 2010

Vita activa


Vita activa = osservare il mondo con spirito di domanda; guardare le persone e coglierne la bellezza e il bisogno; ritagliarsi momenti di silenzio; lavorare con gusto; allietare il proprio corpo e la propria mente con cibo scelto, natura, libri, musica e arte; guardare in alto; protendersi in una dimensione mentale che si connetta con una visione eterna del cosmo, dove l'azione non giunge mai alla contrazione; nutrire le amicizie; trovare il tempo per ciò che ci appare inutile; sostare dove nessuno si ferma; fare scuola d'amore; pregare e comunicarsi; ripetersi le parole del cap. 13 della prima lettera ai Corinzi, fare in modo di indossare sempre la collana delle virtù dell'amore: magnanimità, bontà, umiltà, disinteresse, generosità, giustizia, perdono, senza le quali si spegne ogni piacere umano, senza le quali ogni attività umana implode in un non sense ridicolo. Senza le quali ogni attività diventa inerte al fondo, perché non commuove. Cioè condanna all'immobilità il mondo.

Direzione luna


In una sera d'estate, mentre scivola il cammino veloce della tua corsa, appare. Luna. A che varrebbe correre e respirare a pieni polmoni se non per approdare da lei. Direzione luna. Sempre dritto. Si farà vedere. Mostrerà la sua faccia tonda e d'argento. Anche lei è tra quelle cose che viste, non possono essere scordate, nei momenti in cui tutto vorrà apparire oscuro e malvagiamente senza senso.

giovedì 24 giugno 2010

Affinità elettive


L'amicizia è più dell'amore. O quanto meno, è il sottofondo su cui costruire l'amore. L'amore è come un'amicizia eletta, che deve conoscere il quotidiano, non solo il festivo. Consuetudine di intimità e tenerezza, di prosaico e di vita che accade. Questo, solo questo vorrei.

mercoledì 23 giugno 2010

L'essenziale


Il primo miracolo del cammino è andare all'essenziale. Sommersi da cose, ci sembra di esserne bisognosi a dismisura. No. Due magliette, due pantaloni, un impermeabile. Cos'altro? Giusto un quaderno dove scrivere, appuntare miracoli di vista e cuore. Niente, niente di più. Una macchina fotografica. E poi gli occhi, la mente, il cuore libero. Libero. Libera. E la fatica come decoro. Come sapore della carne dell'essere. Misurare col dolore lo spazio della vita, l'immensità e la voluttuosità di ogni singolo passo, che deve essere raggiunto e attraversato, non consumato. Raggiunto e attraversato. Immergersi nella strada, sprofondare in essa, strascicare il corpo e l'essere, spingere e sentire che cos'è il cammino. Ricordare, quando si sarà nell'immobilità frenetica delle giornate consuete, che occorre camminare. Far camminare l'anima col corpo. Mendicare, e costruire tracce, in quel chiedere, a Santiago, o a chi si vorrà. Tracce d'arte, di parole, di pietre, di emblemi, di desideri, cioè d'amore. Tracce d'amore erette sulla fatica e sullo stupore del procedere verso Qualcuno che ha già dato nel paesaggio umano, naturale e culturale del viaggio la sua promessa fedele e detonante.
Tracce d'amore gettate come zampilli di un io felice.

lunedì 21 giugno 2010

Solstizio d'estate


Non conta che fuori ci sia stata la pioggia tutto il giorno, conta che esistono punti estremi, acmi di luce, lunghezze protese a livelli massimi, tepori che salgono, abbracci di sole che si distendono; misure umane, certo, di massimi e minimi, di ascese e discese, da cui si sprigiona la malinconia del giorno dopo, quando un po' di dolcezza cala, non sul cuore, ma almeno nell'aria. Come vorrei essere sempre in quel minuto del tempo in cui il solstizio sta per arrivare, c'è e non c'è, è sulla sommita della sua realizzazione, ma non è ancora passato, come un attimo di perfezione immobile, che non muore. Il mio 21 giugno perenne, il mio sole penetrato nella sera violetta d'estate. Lungo, intenso, caldo, luminoso di ogni speranza non stagionale, stella accesa che copre le altre stelle che prima o poi, una ad una, già nel cielo azzurro chiaro s'accenderanno. E se anche la malinconia assale, la notte di stelle sa come accarezzare, quando la luce va via, e lascia chiarori agli angoli del cielo fattosi nero al centro, le stelle sapranno dire nuove parole di meraviglia nel giugno biondo di grano e rosso di ciliege.
La morte è il solstizio della vita?

L'abito blu elettrico


Ho comprato l'abito per te. Non importa che sia bello o no, che stia bene o no. L'ho comprato per te. Per essere felice con te, per essere bella per te, per gioire con te. Perché conti. Ed è stato così bello farlo. Come costruire una casa, toccare la terra, sentire l'odore di terra bagnata, fare un progetto e presentirne l'aroma della realizzazione. Perché cosa c'è di più bello che essere felice con chi è felice e piangere con chi piange, cioé cosa c'è di più bello che condividere, vivere in sé ciò che vive l'altro, e dire è la mia vita. E' il mio stesso fiore d'arancio blu elettrico.

Colori di un fine settimana


...L'abito blu elettrico comprato per R., le mani che danno forma ad un anello, il rumore della pioggia che sbatte sulla persiana, la voce di P., l'abbraccio di D. soffuso di malinconia e di tutto ciò che mi fa star bene, la giornata intera trascorsa con A., la tenerezza di E., suonare al campanello di C. e trovare asilo e il suo miracolo, piazza Santo Stefano alle dieci del mattino, o nell'ora in cui cerchi pace, e guardi e ti riempi, la brioche al cioccolato e la spremuta d'arancia in giornata di libera dieta a colazione con qualcuno che ti vuole bene e a cui tu vuoi bene, il pensiero di R. che mi cerca, sentire m., sentire parole che ti aprono il cuore e ti fanno vedere il mondo con occhi trasparenti e nuovi, andare a letto sapendo di doversi svegliare alle sei ed essere entusiasta per ciò che imparerai, pregare per un'amica credendo di poter "cambiare" le cose, pregare per chi ami credendo di poter "massaggiare" la sua anima, tenendoti in disparte. Scrivere. Aver parlato beatamente con G., pensare che tornerà B., anche se poi non lo farà, sperare che C. passi. Tutto, si può essere felici per tutto, se non subentra la morte. Se è la vita il destino, e io lo credo.

venerdì 18 giugno 2010

L'opera e l'oro


Un attimo di dolcezza italiana. Oro, opera, mani, polvere d'artigianato; stranieri che cercano di cogliere il nostro genius segreto, "nascosto ovunque"...e il canto lirico s'alza, d'improvviso, sul mio pomeriggio fatto di felicità e gesti di sapienza. Mentre le mie mani limano e stondano un paio di pendenti, la musica m'invade di un sentimento di pienezza; come se tutto il genio italiano fosse racchiuso in quegli attimi e mi si svelasse d'improvviso, nella sua estatica poderosità, nella sua evanescenza estetica. Sono nel posto giusto. Fatto da mani d'uomo...proteso...fatto da chi è poco meno degli angeli...ispirato...terrestre/celeste.

mercoledì 16 giugno 2010

Lucciole o della positività della vita


E' notte. La città è ai miei piedi, piena di luci. L'estate manda la sua voce di grilli, la gente riunita sui colli grida la sua estate con musica ad onde. Il silenzio però è l'anima della notte. Accanto a me, un albero pieno di lucciole. Mille, dolci voci di luce, un canto d'amore silenzioso lanciato alle femmine, e per me un Natale estivo che lampeggia lento, come una carezza, come una parola di conforto, come uno sguardo che indugia su una bellezza, come una melodia sfiorata sui tasti di un piano, come una corda di violino che incanta, come una festa di occhi luminosi che ti accolgono. Vita. Mia vita. Quanto bella sei. Quanto non posso guardarti con aria sospetta. Mie lucciole, brillate tutta la notte; diteci la vostra voce gialla, la vostra promessa luminescente; accese, spente, accese, spente, accese spente, volate. Lampyris nocticula, quanta poesia oltre la scienza, oltre l'etichetta che forse qualcuno vi appende. Siete l'incanto che arriva inatteso eppure consueto, perché voi siete qui dentro il ventre di natura, semplicemente date, semplicemente concesse al nostro sguardo pieno di fame, vi accendete, ci accendete mentre spira l'aura di zefiro notturno, mentre la notte porta parole che vorresti sentire a cuore acceso, mentre le stelle coperte si scoprono via via; vi accendete mentre tutto accade, e voi accadete in me come il trionfo del pensiero che tu Vita m'innamori.

lunedì 7 giugno 2010

Pied Beauty


«Sia gloria a Dio per le cose screziate, / per i cieli di vario colore come le mucche chiazzate, / per le
macchie rosa punteggiate sulla trota che nuota; / per le castagne fresche cadute come brage accesa,
per le ali dei fringuelli; / per i paesaggi divisi pezzati, chiuso, maggese e campo arato; / e tutte le arti
e gli arnesi e gli strumenti e gli ordigni. / Tutte le cose a contrasto, originali, sobrie, strane; / tutto
ciò che è mutevole e chi sa come maculato: / veloce, lento; dolce, aspro; vivido, opaco: /genera
senza tregua Colui, la cui bellezza è immutabile: / lode a Lui» (G. M. Hopkins).

giovedì 27 maggio 2010

La chiave è la carità


"Un tempo, se ben ricordo, la mia vita era un festino, in cui si aprivano tutti i cuori, tutti i vini scorrevano.
Una sera, ho fatto sedere la Bellezza sulle mie ginocchia. - E l'ho trovata amara. - E l'ho insultata.
Mi sono armato contro la giustizia.
Sono fuggito. O streghe, miseria, odio, è a voi che è stato affidato il mio tesoro!
Riuscii a far svanire dal mio spirito tutta l'umana speranza.
Su ogni gioia, per strangolarla, ho fatto il balzo sordo della bestia feroce.
Ho invocato i carnefici per mordere, morendo, il calcio dei loro fucili.
Ho chiamato i flagelli per soffocarmi con la sabbia, col sangue.
La sventura è stata il mio dio.
Mi sono disteso nel fango. Mi sono asciugato all'aria del delitto. E ho giocato brutti tiri alla follia.
E la primavera mi ha portato il riso orrendo dell'idiota.
Ora, essendomi trovato di recente sul punto di fare l'ultimo crac! Ho pensato di cercare la chiave dell'antico festino in cui forse potrei ritrovare l'appetito.
Questa chiave è la carità" (A. Rimbaud).

venerdì 21 maggio 2010

Essere felici è un mestiere


Essere felici è un mestiere. Ottimo stipendio, lunga gavetta. Percorso intenso e lungo. Non c'è un albo, non c'è un numero chiuso, ma pochi vi accedono. Si sgobba, ma ti pagano tutti i giorni, niente 27 del mese.
Ma qualcuno te lo insegna, 'sto mestiere?
Sì. Qualche maestro c'è. Qualche bottegante che cesella i particolari quotidianamente, senza fretta, suda, ti guarda negli occhi, vuole che tu stesso provi, con le mani, col cuore a intagliare, a spingere, a correre, a rallentare...a fare tutto, perché 'sto mestiere è imprevedibile, cambia ogni giorno, ha bisogno di tutte le tue facoltà, di tutti i tuoi sensi. Soprattutto ha bisogno del presente. Non si lavora pensando al passato o al futuro: una clausola non da sindacato, ma tutela, rispetta il mio tempo.
Essere infelici invece è una colpa. Non intendo provare dolore, quello no; ma piegarsi, piangersi addosso, subire, o anche solo far desertificare il pezzo di mondo dove ci muoviamo. Dire "ma", "se", "però", mentre davanti hai qualcuno che puoi già amare; qualcuno con cui mettere a tavola la tua felicità. E brindare.

giovedì 20 maggio 2010

Punto. E a capo...


Punto. E a capo.
Odore di terra: di erba flessuosa: felicità. Ci sei.
E mentre ti scorgo dal profumo del prato, posso trovare la forza di mettere punto.
L'ispirazione verrà anche per scrivere il capoverso dopo...

Tacchi alti e sguardi primordiali


Sono perfettamente nella parte.
Una buona dose di scetticismo. Una incertezza cronica con effetti su tutta la psiche. Disagio esistenziale permanente: sopore novecentesco dilatato sull'inizio del millennio. Sono nata dalle viscere di questo tempo, non posso rinnegare il mio secolo. Potrò emanciparmi con la ragione e il cuore, con la conoscenza, ma sempre una malinconia dell'anima e dell'intelletto mi prenderà. Non sono immune. Ci sto quasi bene. Ho i miei anticorpi, ma vegetare nel mare della solitudine acquatica del cosmo, nel gelo universale dei sentimenti perenni, è ciò che mi rende testimone di quest'epoca, e non posso cambiare il sangue che scorre nelle mie vene.
Predilezione per l'istinto di contro a ciò che dura, amore per i cerebralismi, meglio dette seghe mentali. Assoluta emancipazione dalla realtà di fatto. Facoltà immaginativa spinta solo nei territori dell'astrazione evanescente, non certo della fantasia romanzesca ed epica. Minimalismo affettivo. Nichilismo. Poco garbo, poca eleganza. Tanta velocità. Pochi prati, tanti asfalti. Artificio, non di retorica o d'arte, ma di menzogne.
Tutto qui. Mio padre mi ha partorita così, in quest'epoca bruta, che avrà anche le sue palme (poco bigottismo, poco formalismo [ma eleganza mi manchi], qualche diritto in più, qualche donna che può concedersi di più...), ma qualcun altro però mi dà la possibilità di rinascere ogni giorno. Da vecchia a giovane, da figlia del 21esimo secolo a donna universale, senza tempo, in jeans e ideali non datati, in tacchi alti e sguardi primordiali. Adamo, sono sempre io.

Cercando un piacere che duri


Un piacere che dura. Lungo. Liquido.
Come una goccia che scoppia nell'anima. Che sopravviva all'attimo. Cronologicamente sopravvivente.
Possente. Elettrico.
Un moto perpetuo. Un'onda anomala in una primavera calma. Un cielo di stelle in una notte cupa. La scoperta del mare per chi non l'ha mai visto.
La gratitudine di un amico per il tuo niente.
Un raggio di luna che scalda dal freddo.
Lungo. Lungo. Lungo. Perpetuo. Che porti fuori di me, che porti dentro di me.
Liquido. Liquido. Liquido. Che scorra via lontano. Corra. Fino al suo motivo. Fino al suo amore.
Una goccia da cui farmi bagnare. Accarezzare. Dissetare. Da offrire. Che bagni gli occhi, di pianto vero.
Possente. Che rimanga dentro. Non vada via. Senz'abbandono. Senza rilassamenti premalinconici.
Elettrico. Energia, Energia, Energia, cioè pace.
Che accolga tutto. Che accolga tutti.

mercoledì 19 maggio 2010

Anime stese al sole


L'intimità. Che cosa è mai? E' un fatto elettivo. E' una deliberazione. Desiderare vedere dove nessuno vede; rimanere davanti alla nudità miseranda dello spirito come dinnanzi ad un tempio, come dentro ad una navata di chiesa terminante in altare; in ginocchio, a guardare l'io che si offre: turpitudini, paure, viltà, eroismo, genio, tenerezze rimesse nello scrigno delle proprie mani, giunte insieme come davanti ad una cascata trasparente da cui si attinge chiarità e da cui si beve.
Bevo dalle acque di un'anima. Acque che scorrono dopo lungo corso. E m'inoltrerò tutta la vita per vederne le sorgenti. Beata la mia sorte.
Mio amico e amica, che io possa bere da te. Che io possa insieme a te abbellire le nostre anime, abbandonarmi totalmente ad un'intimità che sola mostrerà la nostra stessa grandezza, e denundando l'anima scoprire ch'essa è eterna, divina e ha voglia di giocare sotto al sole come un bambino che non ha cure.

L'empirismo d'una saggia esperienza


"Quando visitavo le città antiche, città sacre, ma morte, senza alcun valore attuale per la razza umana, mi ripromettevo di evitare alla mia Roma quel destino pietrificato d'una Tebe, d'una Babilonia, d'una Tiro. Roma sarebbe sfuggita al suo corpo di pietra, e come Stato, come cittadinanza, come Repubblica si sarebbe composta un'immortalità più sicura. [...] All'entità fisica delle nazioni e delle razze, agli accidenti della geografia e della storia, alle esigenze disparate degli dei e degli avi, noi avremmo sovrapposto per sempre, pur senza nulla distruggere, l'unità d'una condotta umana, l'empirismo d'una saggia esperienza. Nella più piccola città, ovunque vi siano magistrati intenti a verificare i pesi dei mercanti, a spazzare e illuminare le strade, a opporsi all'anarchia, all'incuria, alle ingiustizie, alla paura, a interpretare le leggi al lume della ragione, lì vivrà Roma. Roma non perirà che con l'ultima città degli uomini" (M. Yourcenar).

martedì 18 maggio 2010

Tutta la sua anima è in quell'orecchio


"...gli vien da quella all'orecchio una voce [...]. Tutta la sua anima è in quell'orecchio" (A. Manzoni)
Tutta l'anima contenuta in un pezzo di corpo. Negli occhi, quando ti guardo; nelle mani quando ti accarezzo; nelle orecchie quando ti ascolto; nelle mie terminazioni nervose quando col pensiero ti fingo dinnanzi a me. Nei capelli, quando li stiro, nelle ciglia quando le coloro per te, sulle labbra quando le lucido e poi ti sfioro...la mia anima è ovunque. Riassunta in ogni mia parte mortale, in ogni mio senso frale. Come se ogni cellula vibrasse di vita per quella manifestazione di te. Anima: soffio: respiro: nel mio sapore, nella mia vista, nel mio ascoltare, nel mio toccare, nel mio sentire, anima ci sei perché d'amore sono sovrastata.