Ogni giorno che passa aumenta la mia percezione dell'essere polvere. Dell'essere infinitamente piccola dinnanzi all'infinitamrnte grande. Ramo disseccato in un gelido inverno, coscienza atrofizzata dinnanzi ad una notte piena di stelle, primavera sotterrata dalla neve. Canto fioco, incapace di diffondersi; calore presto sconfitto da una nudità totale.
Polvere e stelle.
Sentirsi polvere perché cisono le infinite "facelle". Sentirsi freddo, perché c'è il ventre caldo dell'infinito amore; sentirsi ramo disseccato perché esiste il mio personale fiore di melo.
La mia polvere, il mio inverno, la mia atrofia, il debole canto sono la mia dichiarazione di abbandono dinnanzi all'Essere; sono il mio urlo alla vita, all'amore che sa far nascere sempre il desiderio di essere tutto. Dentro di me però vince una malinconia, una malinconia commossa dinnanzi alle stelle di cui l'amore decora la mia polvere.

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