Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
martedì 16 agosto 2011
Morte e luna
Perché la morte non corrisponde a quella luna che vedo. Lascio malato il nostro amico su un letto d'ospedale, gli occhi smarriti di hi fatica a confrontarsi col mistero del passaggio che verrà, l'animo che cerca di tenersi sollevato ma è afflitto comunque. Siamo senza parole, come spesso accade, ma dentro una preghiera nasce d'impeto, il tuo smarrimento troverà braccia misericordiose. Esco affranta come sempre in questi casi, affranta come sono ora, e davanti a me vedo la luna piena nella trasparenza ancora del giorno, nel momento del suo massimo grandeggiare. Vorrei trasportare il suo letto di malato fuori dall'ospedale, metterlo lì davanti alla luna. Vorrei morire così, con quella contraddizione che si chiama bellezza in faccia, con quella promessa che fa a pugni con la paura e trapassare così senza piegare il capo al niente, senza pensare che il meglio è passato.
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