Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
sabato 26 marzo 2011
Perché la misura fosse colma
"Perché la misura fosse colma..." è per questo che oggi mi sento così? E' quasi una necessità della storia, questo mio sentire la misura colma? E' l'intero destino che grava su di me, necessario come la morte, morte esso stesso? Questa pietra che rotola sulla botola del mio dolore e la chiude, è il mio venerdì del flagello? Non appena mio, mio del tutto completamente, ma percorso universale, strada obbligata. La misura è colma, il calice pieno, bevuto; ma la misura è colma per chiunque, e io non è detto che sia la ladrona buona, e che domani decida di imparare dalle mie stoltezze, che decida di seminare, invece che arraffare, di carezzare invece che di ubriacarmi, di parlare invece che di blandire.
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