Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
martedì 18 gennaio 2011
La scommessa col futuro
Non è possibile togliere la parola rischio dal proprio vocabolario, a meno che non si decida di abdicare alla vita stessa, all'infinita possibilità.
Eppure come un Grande inquisitore la tentazione è quella di intentare un processo che la elimini, che giudichi errato qualsiasi balzo nel vuoto, qualsiasi scommessa col futuro, a partire da un presente amico e stupito, ma non per questo senz'ombre, quasi fosse privo di profondità.
Chi può essere il giudice di quel processo: nessuno. Io stessa, che posso chiudere la porta e serenamente distendermi sul divano della logicità e forse del realismo comune, oppure aprire la porta e uscire verso l'azzurro di cielo di cui ho bisogno, che chissà se domani si coprirà di qualche nuvola bigia e mi bagnerà.
Odio i divani, ma com'è dura scommettere col futuro e camminare sull'orlo dell'abisso, ma questo cielo turchino, mio Dio, brucia nel cuore...
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