
Se tutto finisse oggi, ora, mentre scrivo o mentre tu leggi; che cosa sarebbe il dolore? la delusione? Niente direi...Possiamo soffrire nel cuore solo perché abbiamo dentro di noi una prospettiva futura, perché contiamo su di essa, perché ne percepiamo il respiro come di conchiglia misteriosa dentro ad un guscio ignoto.
Soffriamo perché siamo uomini di futuro, che pensano saranno loro consegnati giorni infausti a partire da delusioni presenti. Che s'immaginano con "grandezza di vedute" (profeti di sventure!) di dover indossare per lungo tempo il cappotto stropicciato delle disillusioni, che non tiene mai caldo, un cappotto che ci illude di coprirci, ma che infeltrito e stazzonato ci rende goffi e ci impedisce di correre.
Se avessi solo il nunc, forse la doglianza sarebbe piuma e seta. Avrebbe un altro nome...non so quale, perché erroneamente penso che il futuro mi appartenga. Sbaglio! e continuo ad indossare il mio cappotto invernale, mentre sarebbe così bello vestirsi di seta, sarebbe così bello andare nudi. Nuda dentro all'attimo presente. Sono convinta che se non pensassi che all'attimo, non mi sentirei schiacciata dall'idea e dall'immagine di una triste luce giallo-amara proiettata in chissà quale stagione della vita, che forse non verrà mai. Il futuro ancora deve venire e già ci frega.
Se ora fossi nuda, in un campo di papaveri, senza prospettiva, cogliendo solo l'ora che viene, potrei anche nutrirmi al banchetto dei no. Che importa. Potrei lo stesso guardarti e darti la mia carezza. Lieve e senza tempo, potrei amarti senza pensare ad una galleria di giorni di assenza...