Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
domenica 26 giugno 2011
Parentesi di sguardi
Quegli attimi...mentre bevi, parli, tieni banco con più persone attorno ad un tavolo, o in strada tra i discorsi ignari. Mentre spingi la normalità e l'indifferenza al massimo perché niente appaia. Mentre ti estranei, ma guardi intensamente lì dove vorresti poggiare il cuore e la testa. Mentre sorseggi il tuo vino di buon aroma e vorresti annusare quella pelle e giurargli qualcosa, non sai cosa fuorché te stessa. Quegli attimi...mentre nessuno immagina, se non uno starsi vicini blandamente. Quegli attimi, che durano solo attimi, big bangs,in cui rallenti la mente, fermi la parola, taci l'ascolto, e mi guardi, poggiando i tuoi occhi sui miei, e non scivolano via, fermi, esplodono su di me uno sguardo germogliante, uno sguardo come una beatitudine di un momento. Perché un attimo "intero di Beatitudine...è forse poco per colmare tutta la vita" di una persona..?
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