Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
domenica 13 febbraio 2011
Il mio pavimento liquido
E' esattamente come dice R. parlando di M. camminare come in un pavimento liquido. Non puoi far nulla per attuare una trasformazione di sostanza. Devi solo imparare a camminare.
Devi trovare qualcosa cui aggrapparti, una parete di conforto, devi mantenerti nei perimetri dove s'innalzano i muri, ma tu è al centro che vorresti camminare, ma è liquido anche il perimetro; per fortuna non pesi troppo, puoi togliere da te stessa zavorre inutili, scendere sotto i 50 chili nella supponenza e nell'immaginazione. Mantenere nel tuo peso solo il peso dello scopo. Ma il liquido è liquido, è oggettivo, non è una valutazione di caratura. Liquido non è opposto a solido. E solido non è meglio di liquido.
Il miopavimento liquido è fatto di acqua di mare, s'agita spesso, a volte si placa, stai lì sulla riva ad osservare. Vuoi solo, mentre stai lì e ti s'appressano i pescatori e i passanti a tenerti compagnia, poter dire sto aspettando qualcuno, mandarli via certa che in bonaccia arriverà la barchetta a portarti via, solcando il pavimento fattosi calmo. A portarti al centro del mare, a dire cose sciocche o a pescare dal fondo il meglio che c'è, a guardare le stelle o a dormire insieme e basta.
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