
La supremazia della norma sulla vita. Alcune persone nascono con nel dna un gene sovietico che determina la burocraziafollia. C'è chi nasce con capelli di seta, chi con uno sguardo magnetico, chi con mani sensuali e chi ahimé ha in dono (?) la stoltezza. Applicare la legge è tutto, distruggere le persone è niente. Che tutto sia ordinato e perfetto sulla scrivania delle responsabilità, niente fuori sistema, il codice (gli infiniti codici italiani) abbiano il loro posto proprio su quella sedia regale dove si è appena calpestata la libertà della persona, negandole, giusto art. x comma y codice z, di poter lavorare e vivere con dignità. Sento un rumore di cembalo tintinnante, è la loro testa, ops, un altro suono odo, di latta, ah sì è il loro cuore. Latta infarcita di regole che servono a garantire loro la pace che non sanno determinare con gesto di autonomo realismo. Sarei incline al turpiloquio per questo tipo di persone, ma non è nel mio stile, ahimé dovrò solo scrollarmi di dosso il disprezzo, perché anche questo non è un sentimento che mi calza bene. Pietà, forse questa potrei nutrire, per una miseria come molte altre però gelida, fredda, che non è fatta di carne, di devozioni condotte all'estremo, di famelicità di vita, di ubriachezza sordida ma comprensibile nel suo evocare oblii di dolori, o di lussurie perverse che cercano di sfamare un bisogno legittimo di piacere che sfondi la malinconia. Che tipo di miseria è questa? Non lo so, è la miseria degli stupidi, di chi ha poche parole nel cuore e ne attinge dai codici, i libri più grossi che forse conoscano. E' la vita condotta al patibolo perché lo dice l'articolo 1.La legge è legge; e la vita cos'è? Ma si sono mai fermati a guardare un paio di occhi? Ma si sono mai fermati ad esaminare la "fatica di vivere"?
Se non si segue il codice della carità voglio l'anarchia, l'anarchia e solo l'anarchia.
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