
Ah, ritrovare la speranza, disegnata su carta. Non che l’avessi mai persa, ma arranco tra le tue lettere a trovare il riflesso di una qualche melodia cantabile, dissonanze, tranne che nei tuoi occhi, solo quelle sento nel tuo sguardo al quotidiano che ti senti pesare addosso. Dissonanze in una grande opera, wagneriano col viso da saltimbanco. Crolli, pianure desolate, mura bigie, prigioni. Come tutti. Prigioni. Lager del 2010, cui dietro sta la stessa violenza di quelli del secolo scorso, mutatasi d’abito. Perché avere vergogna delle proprie abiezioni? l’uomo si costruisce il proprio inferno da solo, costantemente. Instabilità, profitto, idolatria da produttività ammantata di amore al lavoro, diseguaglianza sociale, ancora e sempre: è il nostro gulag; il nostro numero di matricola da campo, marchiato nel cuore…nell’incapacità/impossibilità di procedere, di concepire progetti. Cattivo evo. Ogni evo. Ma la felicità prescinde, prescinde sempre, è schiva, si serve del contesto ma lo contesta al pari. Vive di vita propria.
Vita, lager. Come tutti.
Però si può cantare. Si può guardare l’azzurro: mare cielo; si può cantare. Si può guardare il rosso: rose passione. Si può cantare. Si può contare sul bianco: luce, purità di cuore. Si può cantare. Si può abbracciare il giallo: un amico solare che ti vuole bene.
La vita è colorata. E io ritrovo la speranza nelle tue maiuscole. Che cosa si può scrivere in maiuscolo? I nomi = persone ovvero miracolo che sempre si offre alla nostra solitudine. I luoghi = spazi di libertà e scoperta. Le speranze e le evidenze = ciò che ci sovrasta e ci può far andare avanti. I primi e i secondi si scrivono così anche per convenzione, ma le speranze e le evidenze no. Occorre semplicità e sete per poterlo fare. Che la semplicità dia da bere alla tua sete.
Le tue maiuscole oggi mi salvano.
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