mercoledì 23 giugno 2010

L'essenziale


Il primo miracolo del cammino è andare all'essenziale. Sommersi da cose, ci sembra di esserne bisognosi a dismisura. No. Due magliette, due pantaloni, un impermeabile. Cos'altro? Giusto un quaderno dove scrivere, appuntare miracoli di vista e cuore. Niente, niente di più. Una macchina fotografica. E poi gli occhi, la mente, il cuore libero. Libero. Libera. E la fatica come decoro. Come sapore della carne dell'essere. Misurare col dolore lo spazio della vita, l'immensità e la voluttuosità di ogni singolo passo, che deve essere raggiunto e attraversato, non consumato. Raggiunto e attraversato. Immergersi nella strada, sprofondare in essa, strascicare il corpo e l'essere, spingere e sentire che cos'è il cammino. Ricordare, quando si sarà nell'immobilità frenetica delle giornate consuete, che occorre camminare. Far camminare l'anima col corpo. Mendicare, e costruire tracce, in quel chiedere, a Santiago, o a chi si vorrà. Tracce d'arte, di parole, di pietre, di emblemi, di desideri, cioè d'amore. Tracce d'amore erette sulla fatica e sullo stupore del procedere verso Qualcuno che ha già dato nel paesaggio umano, naturale e culturale del viaggio la sua promessa fedele e detonante.
Tracce d'amore gettate come zampilli di un io felice.

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