Abbandona il sentimento di te, per un attimo, per più di un attimo, immedesimati nella vita, solo in quella, lascia che il tuo ego non parli. Ascolta, fai silenzio, proponiti un'ascesi. Ama. Non serve parlare, piuttosto serve "fare marmellate" o cucinare bene, essere parte attiva di quella scoperta dolorosa che è la pochezza dell'altro e la nostra. E' lì la sfida, amare anche davanti alle caricature che abbiamo davanti, anche davanti alla "sragione", anche davanti alla cattiveria, alla piccineria, al fastidio esorbitante che ci invade quando prevale il sentimento invece del giudizio. Spose che piangono dietro alla loro amata anarchia passata, alla loro comoda figliolanza senza nuove misure. Sono anche io così. Sei dentro ad una storia millenaria, fatta di lavoro di mani e silenzio, di solitudine e comunità, ci sarà una ragione, non credi? Abbandona, vorrei anche io, i fantasmi dell'ego, stemperati negli altri, ritroverai te stessa. Non sei diversa da una pellegrina di Santiago, quando cammini non ti serve parlare, e quello che conta è dove vai e la povertà con cui ci vai.
"Tu hai contraddetto ogni cosa, tu mi hai lasciato nella terra di nessuno". "Dio mi aveva ormai concesso tanto buon senso da capire, almeno vagamente, che uno dei più importanti aspetti di ogni vocazione [...], la prova prima ed elementare della vocazione alla vita r. [...] è la disposizione ad accettare la vita di una comunità dove tutti sono più o meno imperfetti" (T. Merton)
Aggiungo: spogliati dei tuoi egoismi, pensi di poter avere una vita più facile di una qualsiasi madre di famiglia che si alza nel cuore della notte più e più volte, mangia gli avanzi masticati del figlio, quando riesce a mangiare, viene interrotta almeno dieci volte durante i pasti, ed è costretta a rinunciare ai suoi piaceri per quelli del suo marmocchio? Hai iniziato una VITA NOVA. La mancanza di grandi celebrazioni non te ne renda dimentica.
Grazie!
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