domenica 14 ottobre 2012

Poco meno del nulla

Farfalla
I Dirò: sei morta? con una vita di ventiquattr'ore! Troppa amarezza in questo scherzo del creatore. Riesco con sforzo a pronunciare "vita" nell'unità di data di nascita e di consunzione fra le mie dita: mi confonde obbligare una di queste grandezze nello spazio di un giorno. II Perché i giorni per noi sono nulla. Un vuoto zero, nulla. Non puoi appuntarteli al muro e agli occhi renderli commestibili: sul bianco sfondo non possedendo corpo sono invisibili. Come te sono i giorni, e quale peso poi rimpicciolito dieci volte può avere un giorno? III Dirò: tu non esisti? Ma cosa mai allora di simile in te sente la mia mano? e quei colori d'inesistenza non son frutto. E chi ha suggerito quelle tue tinte? Io non avrei la forza, io, grumo borbottante di parole al colore estranee, di immaginare questa tua tavolozza. IV Sulle tue ali piccole pupille e ciglia - o belle donne e uccelli - o ritratto volante, dimmi, di quali volti questi sono frammenti? E la tua nature morte di quali particelle, di quali briciole è fatta: di cose, frutti? o magari di pesci un disteso trofeo? V Forse tu sei paesaggio; attraverso una lente scopro un gruppo di ninfe e una danza e una spiaggia. E fa chiaro laggiù come qui? oppure è cupo come di notte? e quale astro percorre, di', quella volta celeste? Quali figure in quel paesaggio? e, dimmi, è copia di quale vero? VI Penso che tu sia questo e quello: di volto, oggetto, stella tu rechi i tratti. Quell’orafo chi fu che cesellò di fino senza aggrottare i sopraccigli sulle ali quel mondo che ci stringe, che impazzire ci fa, quel mondo dove tu sei l'idea della cosa e noi la cosa stessa? VII Dimmi, perché quel vago ricamo ti fu dato in dono soltanto per un giorno nel paese dei laghi, le cui specchianti superfici conservano lo spazio? A te invece questa breve esistenza riduce la speranza di finir dentro una retina di tremolare in mano, di sedurre al momento della cattura l'occhio del cacciatore. VIII Non mi risponderai, e non per timidezza o per ostilità nei miei confronti e non perché sei morta. Viva, morta... ma a tutte le creature del Signore in segno di affinità per conversare, per cantare la voce è data in dono: per prolungare l'attimo, ed il minuto, il giorno. IX E invece tu, tu non hai questo pegno. A rigore però così è meglio: meglio che con i cieli essere in debito. Non affliggerti, se la tua vita, il tuo peso son privi di parola: è un fardello anche il suono. Sei più incarnale del tempo tu, più muta. X Tu non arrivi a vivere fino a provare la paura. Più lieve della polvere vortichi su un'aiuola, fuori dalla prigione dove il passato e l'avvenire ci chiudono e ci soffocano, e per questa ragione quando, in cerca di cibo, intorno vai volando sul prato anche l'aria d'un tratto prende una forma. XI Così la penna va sopra la carta liscia di un quaderno, e non sa come finisce ogni sua riga, dove si mescolano saggezza ed idiozia ma si fida dei moti della mano, nelle cui dita batte la parola del tutto muta, senza togliere polline dai fiori, ma facendo più lieve il cuore. XII Tanta bellezza per così breve tempo, spinge a una congettura che fa storcer la bocca: dire con più chiarezza che il mondo per davvero creato è senza scopo, o invece, se scopo esiste mai, non siamo noi. Entomologo-amico, per la luce non ci sono spilli né per il buio. XIII Ti dirò "Addio"? e addio al giorno che si compie? a certi uomini la tigna dell'oblio il senno corrompe; ma bada, è tutta colpa del fatto che hanno dietro le spalle non giorni a letto in due non sonni fondi o sogni folli, non il passato, ma nubi di tue sorelle! XIV Sei migliore del Nulla. O meglio: sei più prossima, sei più visibile. Di dentro, ad esso del tutto simile. Nel volo tuo il Nulla acquista carne; nel quotidiano strepito ecco perché uno sguardo tu meriti: sei la barriera lieve fra il Nulla e me. (I. Brodskij).

1 commento:

  1. Belle queste parole di Brodskij. Non lo conoscevo e cercherò di colmare questa lacuna.
    Ma a me mancano le tue parole.

    R.

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