lunedì 17 maggio 2010

Il tetto di sfondamento del Domenichino


Che posto è (sia esso geografico, storico, dell'anima o altro) quello dove a sera, colmo delle stanchezze vecchie e nuove, puoi, sotto un virtuosismo d'oro intessuto da mano d'uomo, pensare alla grandezza del destino delle tue ossa avvilite. Mentre ombre di nebbia incombono su te, voglioso di guardare in basso, c'è qualcuno che ha tracciato con mano certa, lassù, sopra la tua testa ingombra di mondo reale, un altro mondo reale, vivo, compimento e ragione di questo spossante e bello che sempre abbracci e rinneghi, e ha dipinto una donna di una bellezza danzante, pesante ancora delle vesti terrene e leggera già di quelle della pace. Che posto è quello dove un tetto di tempio ti proclama che le tue ansie, i tuoi amori, i tuoi niente e il tuo tutto saranno destinati a vivere e a danzare, come quella donna, con leggerezza di vita?

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