mercoledì 3 febbraio 2010

Un gabbiano in città



Sento il tuo suono sferzante, il tuo canto echeggiante. Forse è irreale, è solo la mia mente, che vorrebbe ora sentire remigare le tue ali dentro al cuore, vedere il tuo volo ferino e leggero sopra le nubi di Bologna.
Vorrei che ti spingessi fin qua, a colmare questo rumore di ruote, con violenza salmastra, con morbidezza d'alga, con spuma venerea.
Dammi la tua voce di giubilo roca, attraverso i filobus lerci, dammi la tua limpida voglia di andare, per strade infinite. Anche qui c'è il sole oggi, ma mio gabbiano bianco, dammi il tuo soffio di salsedine, l'alito fresco della brezza marina, e riportami al mare; dove i detriti disfatti si ammassano sugli scogli o sulla battigia, dove un senso di perdizione e disfacimento pungente si mischi al ventre in sommossa delle onde, e non abbia il sopravvento; solo lacrime per ammirare uno scheletro di riccio.

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