Guardare la carne, le pieghe dei corpi, il reale denso di materia, come dei visionari; cogliere nell'esserCi universale e personale fuoco e arsione. Presentire dentro sguardi e corpi la gloria oltre la miseria. Il quotidiano espiato dalla disperazione. Follia visiva generata da un cuore inurbano, reso immune al calcolo, alimentato di humus. Vedervi e vedermi amici miei in trasparenza, come se ogni sinistro fortino dell'animo d'un tratto non fosse più difesa, ma belvedere...
venerdì 12 febbraio 2010
Dilavata
Un essere ignorante e privo di fascino. Nessuna dote. Né bellezza. Una natura non dissodata. Asperità di mente. Pastorizia dei modi. Che cos'è il fascino? Che cos'è la semplicità di contro o in accordo? Fascino e ruvidità della semplicità. Nessun legame, nessun bagliore di attrattiva. Eppure, una pietra focaia ha acceso l'essere. Quell'essere. Anche quello è un fuoco. Ignoto, incomprensibile. Su cui mostrare meraviglie. E io non ho meriti...puro amore...e basta.
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