
Domenica mattina. L'odore della carta è l'unica cosa che amo dei giornali, sì, insieme al bar dove li sfoglio e mi appresto a mandar giù il mio bel succo arancio e tu che mi stai accanto il tuo caffé amaro. Li sfogli, li risfogli, vorresti dare un morso a chi ne ha scritto i titoli...non un morso voluttuoso come quello che dai alla tua sfogliatina alla mela, un morso delittuoso. Ma di che vogliamo parlare...? Non passa nessuna informazione. Nessuna. Tranne l'insignificanza, la polemica e il finto estremo. Non voglio vedere il mondo con la lente deformante di qualcuno che come lavoro passa il tempo a cercare di cambiare le proporzioni alla realtà, di accentuare particolari inutili e tralasciare le sostanze, per farti investire con "piacere" il tuo euro in informazione. E' vero che abbiamo bisogno di stupore, di inverosimiglianza, di foglie d'oro che cadono e di germogli verdi che rinascono, ma non vogliamo la plastica...Voglio leggere del naso perduto di Kovalèv...non delle lenzuola spermate di non so quale uomo che trae piacere dalla sua stessa metà del mondo. Voglio sentire parlare della campagna cinese, del terreno spaccato del Togo, della patata bacata e piena di terra che è più buona di quella spolverata dentro alla serra. Anche cose piccole, non ho pretese, purché siano la verità. Purché anche nella loro insignificanza non m'ingannino. Per lo stupore credo che non occorra inventarsi nulla, ho visto teste di bambino uscire fuori da buchi strettissimi...e poi ho visto i tuoi occhi...inverosimili come quel naso perduto...inverosimili come Dio sulle rive del mare ad arrostire il pesce...cose di cui domani non leggerò, se non nella rugiada che invaderà l'anima.
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