
Guardo i tuoi chiodi, in questo sabato strano, sabato come tanti, ma con dentro qualcosa di pungente. Mi chiedo a che servano. Potessi avere un sorriso più solare, o uno sguardo ancora più di bosco, o delle parole che fanno bene, delle parole come vino, o come birra, a seconda di ciò che piace, parole che le bevi e vuoi berne ancora, oppure una schiena al sapore di nocciola...Non so, qualcosa che sballa...a che servono quei chiodi lontani (?), la prosopopea, caldissima però, delle tue spine...Vienimi incontro adesso, con una "frivolezza" di carne; con un abbraccio umano, con un legame d'oro. Con uno sguardo datato 2009-2010. Vorrei che i tuoi chiodi fossero ora quegli occhi, che la tua piaga fosse quello sguardo, che l'abbandono del tuo corpo morto fosse la carezza di quella mano, che l'irradiazione della tua domenica fosse il suo amore.
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