martedì 2 marzo 2010

Oltre il numero dei sub-linguati


"...La poesia non è una forma di intrattenimento, e in un certo senso neppure una forma d'arte, bensì il nostro fine antropologico, genetico, il nostro faro linguistico, evolutivo. Si direbbe che ne abbiamo la percezione da bambini, quando assorbiamo e ricordiamo versi per diventare padroni della lingua. Da adulti, però, desistiamo da questo impegno, persuasi di avere ormai acquistato quella padronanza. E invece ciò che abbiamo padroneggiato è soltanto un idioma, qualcosa che può forse bastare per farla in barba a un nemico, per vendere un prodotto, per chiudere una partita, per meritarsi una promozione, ma sicuramente non basta per guarire l'angoscia o infondere gioia. Finché non s'impara a caricare le proprie frasi di significati, come si carica un furgone, e a scorgere e amare un'"anima pellegrina" nei lineamenti della persona amata; finché non si diventa consapevoli che "No memory of having starred/ Atones for later disregard, / Or keeps the end from being hard" (Nessun ricordo di passati onori / può ripagarti di un tramonto oscuro / o attenua la durezza della fine), - finché queste cose, e altre simili, non entrano nella nostra circolazione sanguigna, si rimane nel numero dei sub-linguati. Che sono la maggioranza, se questo può essere di conforto" (I. Brodskij).

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