
Mi chiedo quale sia il miracolo del tempo. Il miracolo secondo il quale riesci a percepire un abisso tra un prima e un dopo, un'immensità di vuoto o di pieno a partire da un attimo inatteso. Quel miracolo che ti strappa dall'astrazione, dai miti affettivi, dalle vanità della mente.
Un volto.
Il miracolo del tempo è un volto.
Quel tempo che a volte vorresti restringere di anni, di un intero decennio, ti si rivela come amico. Trenta fragili giorni di tempo portano con sè autunni primavere estati e inverni. Sfumature dell'anima e della mente, fiori e neve. E capisco cose, mio Dio, domo passioni, allargo le pareti di me, scorgo abissi, infioro i giorni di possibilità d'amore; d'amore schietto, rude, tormentato e felice. Mai ho percepito questo scorrere di tempo così innervato di grandezze e debolezze, mai l'ho visto così fragile di certezze, mai ho osservato la superficie del mare violento e placido e ho scorto le somiglianze con l'uomo, senza obiezioni. Ognuno è come è. Qualcuno grande, qualche altro piccolo. Pochi sono come il mare.
Il miracolo del tempo è un volto.
Il tuo.
Violento e placido, cangi infinitamente ad ogni istante e luce nuova ogni istante ti illumina: grigio acceso di malinconia, profondo blu, azzurro bagnato di sole; sei come il mare, immenso e innamorante.
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