
Che cosa scrivere stanotte? Bisogna proprio abituarsi al dolore? Bisogna proprio scrollarsi di dosso la stretta maledetta al cuore? Rinsecchire gli iridi dalla commozione dolente, che ritorna, rafforzare gli addominali respingendo le fitte al ventre, voli di farfalla infiniti...e il mio infinito quale sarebbe? Se non questo dolore che ha voglie che tradiscono, che ha perimetri che sbattono contro la mente...il mio infinito è la scoperta del muro scrostato non solo del mio cuore, ma dell'indifferenza del mondo, dell'uomo, TUA; è questa disattesa dell'Eden, questo cadere di stelle oltre l'orizzonte del mio sguardo...un dolore che allarga; ogni dolore dovrebbe essere così. Una finestra che si spalanca perché l'aria ha bisogno di circolare, di far penetrare il sole. Dovrò viverlo. Voglio viverlo. In automatico il mio corpo para il colpo, lo fa anche la mente, invece eccomi qui. Colpisci, colpiscimi pure, la primavera è fuori, non ho paura; rendi umidi i miei occhi, teso il mio ventre, fiacco il mio respiro, ma non togliermi l'ardore, non togliermi la cura, la sua cura, muta, o come il destino vuole che sia, lasciami tendere carezze; lasciami amare come non so, come potrei imparare...
Non sono certa di aver capito il senso di tutto ciò che hai scritto, ma sappi che la primavera fuori da quella finestra la respiro tutti i giorni, ogni istante. Non è priva di insetti fastidiosi, come le zanzare che ti impediscono di godere pienamente del cielo terso in una notte di caldi odori di erbe fragranti, ma è la primavera, il cielo è terso e gli odori - mentre continui a cercare di allontanare le zanzare - caldi esalano profumi che non potrai godere che in questa notte! Daniela
RispondiElimina